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The Art of Sviatoslav Richter, tribute by Corrado Grandis

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  • 03/05/15--02:46: Renato Guttuso (1978)
  • R e n a t o   G u t t u s o

    (A.Zolotov, 1978)
     
    
    
    Renato Guttuso, "Uomo che attraversa la strada". 1958. Museo Pushkin
    "Ho fatto la conoscenza con il grande pianista Sviatoslav Richter in Italia, ma in seguito l'ho potuta approfondire anche in Francia, durante i ricevimenti tenuti per l'ottantesimo compleanno di Pablo Picasso.
      Poi, sono stato ai suoi concerti numerose volte, mi sono calato nell'arte di questo meraviglioso artista, nell'espressività della sua musica.
      Mi ricordo di una sera nella città di Brescia, era un concerto organizzato dalla Associazione dei giovani Musicisti, vennero da tutte le città d'Italia. Richter fu assai felice di trovarsi in quella sala, dove c'erano delle persone che palesavano un'ammirazione ed una comprensione reali, che lo applaudivano selvaggiamente. Non ricordo quanti furono i bis - almeno, tutte le volte che furono richiesti. I giovani sono sempre insaziabili, il loro appetito è difficile possa venir soddisfatto. Ma pure Richter, che non disse mai no"

    Solitamente, i grandi musicisti concedono forse un bis. C'è un vecchio detto in Italia, che dice "Paganini non ripete". Invece Richter ha ripetuto. Con grande esultanza e gratificazione degli ascoltatori".
     
    Trad. non- prof. ad uso personale di C.G.

    © Vspominaja Svjatoslava Richtera″ Ed. PUŠKIN-MUSEUM/KONSTANTA, 2000, pag.133:

    Ренато Гуттузо. Интервью из документального фильма «Хроники Святослава Рихтера». Автор и ведущий А. Золотов, режиссер С.Чекин. ТО «Экран», 1978.


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    E v g e n i j 
    M r a v i n s k i j
     

    (e i consigli di Richter)

     
    
     
    "Richter è un musicista, i cui consigli si apprezzano quanto pesati in oro. Una volta, cominciai la Quinta Sinfonia di Prokof'ev, fluttuando, non avevo idea di quale tempo prendere, quindi non avevo davvero  catturato l'atmosfera. Richter era presente ad un concerto e con tatto, in maniera molto delicata, disse, "E se vi piacesse così (in questa maniera, ndt) ..?". Aprii gli occhi e cominciai subito a fare "così". Tutto tornò al suo posto".


    Trad. non-prof. ad uso personale di C.G.

    © Vspominaja Svjatoslava Richtera″ Ed. PUŠKIN-MUSEUM/KONSTANTA, 2000, pag.307:

    Евгений Мравинский. Интервью из документального фильма «Хроники Святослава Рихтера». Автор и ведущий А. Золотов, режиссер С.Чекин. ТО «Экран», 1978.


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    Il blog, per il 100.mo della nascita di Sviatoslav Richter

    P a v e l   Aleksandrovič   M a r k ov 
    (1897-1980). Critico teatrale, regista, storico del teatro e filologo
    _____________
    (frequentava l'attrice, conosceva Slava e Nina, spesso ospiti comuni)
     
     
    Sugli ascolti a casa di
    Olga L. Knipper-Čechova (citazione)
    
    
    
    
    1957
    ...Con attenzione quasi austera, semi-nascosta dal palmo della sua nobile mano, si abbandonava ai suoni della musica. Lei amava ascoltare Richter, quando era nella sua piccola sala da pranzo e si sedeva al pianoforte, spesso sembrava che Lei trattenesse il fiato; erano delle belle serate.
     

    © Искусство. 1970, Театр. Trad. non-prof. ad uso personale di C.G.


    Qui sotto, un pianoforte ed una fotografia incorniciata a casa di Olga Knipper-Čechova:
     
     


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    20 marzo 2015, Total Solar Eclipse

    Lo sguardo
     
    Strane coincidenze...

      Risulta difficilissimo per me parlare di musica, quando vorrei descrivere il "fenomeno Richter": pretenzioso, inutile, basta ASCOLTARE la sua MUSICA. È indubbio che la sua Arte è olistica, trasversale e totalizzante, e la musica viene da Richter "vista dall'alto" (Neuhaus). Ci ha aperto e ci apre ancora scenari sconosciuti, a volte, anzi, spesso ci scuotono.
    Ricordo un'occasione isolata in cui tentai di descrivere la mia soggettiva percezione, le EMOZIONI, di fronte alla "spazialità" delle Variazioni op.27 di Anton Webern, eseguite da Richter. Mi suscitava, la sua esecuzione, visioni tipo "stringhe", sospese nel vuoto dello spazio.
    In questi due ultimi giorni, scambiavo questi pensieri con l'amico, il pianista Sasha Bajcic, giacché proprio Sasha mi informava, facendomi sobbalzare, di uno strano, fenomeno unico, che si verificherà il prossimo 20 Marzo, 2015. Coincide col centenario della nascita del nostro Maestro, succederà lassù nella stratosfera. Mi faceva notare Sasha che probabilmente non è così diffusa questa notizia, certamente io non ne sapevo nulla, ed ha voluto condividerla con noi.
    L'eclissi solare (v. sotto) sarà TOTALE e visibile da LASSÙ (stratosfera). Gli scenziati, curatori di un progetto che mira a registrare le immagini attraverso un "balloon', si stanno mobilitando per raccogliere dei fondi.
    Noi, fedeli richteriani, ci limiteremo a fermarci e pensare: lassù oggi 20 marzo 2015, giorno del centenario della nascita di Maestro, succederà qualcosa di curioso, strano, unico, irripetibile.
    Come un nuovo debutto, un'altra sconvolgente realtà: il "fenomeno Richter" sembra destinato ancora a MERAVIGLIARCI.

    C.G.



    Soaring Expectations! Help Record a Total Solar Eclipse
    by Leonard David, Space.com's Space Insider Columnist

    A new Kickstarter campaign aims to launch a balloon that would take the first-ever spherical video of a solar eclipse from the stratosphere.
    On March 20, 2015 there will be a total solar eclipse. A unique feature of this event is that the Moon's shadow will sweep over the North Pole – something that occurs once every 500,000 years...
     
     

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    Intervista per il centenario di Sviatoslav Richter

     

     
    E l i s s o
    V i r s a l a d z e

    di Olga Jussova
     
     
     
     
    belcanto.ru
    Intervista ad Elisso Virsaladze.Traduzione dal russo di Valerij Voskobojnikov
     

    Olga Jussova ha conversato con la pianista il 10 febbraio 2015 nella città di Nižnij Nogorod dove Elisso Virsaladze insieme a Natalia Gutman ha tenuto un breve ciclo di concerti dedicati a questa data.
    28 gennaio Duo Natalia Gutman – Elisso Virsaladze:
    Beethoven – Sonate №№1 e 2; Mendelssohn – Sonate №№1 e 2.
    30 gennaio Natalia Gutman e Aleksandr Kagan con l'orchestra della Filarmonica sotto la direzione di Aleksandr Skul'skij:
    Brahms – Concerto per violino e orchestra (solista Aleksandr Kagan), Prokofiev – Sinfonia concertante per violoncello e orchestra (solista Natalia Gutman)
    31 gennaio Solista Elisso Virsaladze:
    Liszt – Concerto №1; Grieg – Concerto; Ravel – Concerto №2 per la mano sinistra in re maggiore. Orchestra sinfonica della Filarmonica di Nižnij Nogorod diretta da Aleksandr Skul'skij.


    Domanda: Elisso Konstantinovna, ricorda quando avvenne la Sua conoscenza di Sviatoslav Teofilovič? Lei ha frequentato i suoi concerti a Tbilisi? Ho letto che Neuhaus spesso riposava in Georgia e che Richter lo veniva a trovare. Lei ne era a conoscenza?

    Risposta: Per la prima volta ascoltai Richter a Kislovodsk [la città termale sul Caucaso: nota di Valerij]. All'epoca avevo nove anni. Questo concerto lo ricordo indubbiamente, anche se debolmente. Nonostante fossi ancora bambina, il nome di Richter già allora per me era molto significativo. Lui veniva a Tbilisi fin dall'inizio della sua carriera, a lungo soggiornava dai nostri conoscenti, studiava, arricchiva il repertorio, e persino durante la guerra spesso dava concerti e naturalmente anche dopo. Non ho la lista cronologica ma penso che lui appariva in Georgia forse ogni anno. Neuhaus effettivamente spesso veniva in Georgia per una vacanza in montagna, e Richter lo raggiungeva per incontrarlo.
    C'è stato anche un motivo triste per una sua visita, quando la famosissima pianista, professoressa del Conservatorio di Tbilisi Valentina Konstantinovna Kuftina, si suicidò dopo la morte tragica di suo marito, uno scienziato archeologo. Poco dopo la sua morte Richter dedicò alla sua memoria il suo concerto a Tbilisi. Erano molto legati, lui la stimava molto come musicista e come didatta. Ho assistito a questo concerto.
    Da noi in famiglia nelle conversazioni con la nonna molto spesso veniva nominato Heinrich Gustavovič, in quanto loro si conoscevano bene, spesso s'incontravano come didatti. Mentre la nonna non poteva discutere con me le esibizioni di Richter, perché quando io li frequentavo, lei non usciva più di casa, e non poteva intervenire.

    D: Nel 1962 Lei si preparava a Mosca al Secondo Concorso “Čajkovskij”, ed è stato proprio Neuhaus ad occuparsi di Lei. Forse in quell'occasione vi siete incontrati con Richter e lui L'ha notata?

    R: Penso che non mi abbia notata per niente, e non sono sicura che abbia frequentato il Concorso, perché era talmente avvelenato dal Primo Concorso, al quale per la prima e l'ultima volta nella sua vita fece parte della giuria. Gli è bastata una sola volta. (Ride). Invece sua moglie, Nina L'vovna, mi ha sentito alla prima prova, me lo ricordo bene. Ed è stato esattamente lo stesso anno che io sono entrata nella loro casa. E’ capitato perché Heinrich Gustavovič allora non aveva la propria abitazione ed era ospite di Richter, insieme alla moglie. Ecco come per la prima volta nella mia vita sono capitata in quell'appartamento, in quella famosa atmosfera.

    D: Quindi, da giovane Richter visse in casa di Neuhaus e poi al contrario.

    R: Esattamente. Richter ha offerto la propria casa al proprio maestro. Ma allora noi non ci siamo visti con Richter, perché venivo solo per studiare con Neuhaus. Ci siamo conosciuti nel 1966. Ed è stato l'unico caso quando lui mi ha dato una lezione a casa sua. Gli ho suonato la Sonata in si bemolle maggiore K 333 di Mozart. Di recente al festival “Serate di dicembre” proprio da questa Sonata ho iniziato il mio recital in suo onore. Mentre allora scelsi appositamente un'opera breve, e lui mi diceva delle cose che, naturalmente, sono rimaste nella mia memoria per tutta la vita. Come al solito, comunicava le sue associazioni a proposito dei vari passi della sonata. Ricordo, che nel secondo movimento egli rivolse la mia attenzione sui cambiamenti armonici che, come a lui sembrava, anticipavano addirittura Wagner.

    D: A proposito, in uno dei libri su Richter sono riportate le sue parole su Mozart. Dice che in Mozart gli manca “la freschezza”. E Richter accusa il padre di Mozart, il quale, secondo lui, sfruttava eccessivamente il talento del proprio figlio prodigio.

    R: Lo sa, io non mi fido del tutto dei libri su Richter. Lui avrebbe potuto dirlo in uno stato d'animo particolare. Certamente, su molti questioni la sua opinione era immutabile, ma non lo si può dire di tutte le sue espressioni al riguardo della vita e della musica. Alcune sue convinzioni non erano al 100%. Tanto più per quanto riguarda Mozart. Io tante volte ho sentito da Richter parole del tutto opposte su Mozart, senza dimenticare che lui eseguiva le sue opere molto spesso e il come lui le suonava, smentisce a pieno la citazione da lei riportata.
    In genere lui era un uomo di umore. E per questo motivo quando mi dicono: ecco, lui ha scritto cosi bene di lei, - non mi permetto per questo motivo di abbandonarmi all'euforia. Si, lui ha scritto su di me delle belle parole nel suo diario, e certamente questo mi fa piacere, non c'è che dire! Ma non bisogna esagerare queste parole, bisogna valutarle con una certa moderazione.

    D: Credo che grazie a questa sua espressione molte persone la considerano come una musicista della sua cerchia. Ma in genere, un concetto come “la cerchia di Richter” esisteva? E se si, era abbastanza ristretta oppure larga, secondo lei?

    R: Ci sono musicisti che lo conoscevano da più tempo di me e che l'hanno frequentato molto più da vicino, ad esempio Natalia Grigor'evna Gutman. Di me stessa posso dire che ho avuto l’onore di essere sua conoscente lungo un certo periodo della mia vita.

    D: Anche quei ricordi che a lei sembrano poco significativi, oggi sono molto preziosi per noi.

    R: Lo capisco, anche perché di Richter si raccontano molti pettegolezzi, voci che non corrispondono alla realtà. E nello stesso tempo ricordarlo è difficile, perché lui era così molteplice e talmente multiforme, che qualsiasi ricordo di lui non sarà mai assolutamente preciso. Allo stesso modo tutto ciò che usciva dalla sua bocca, tutte le sue parole non bisogna considerarle come un dogma. Per di più si tratta di una personalità di tali proporzioni che richiede di essere raccontata esclusivamente in termini superlativi.
    Voglio dire che il grado superlativo rappresenta la visuale corretta per ricordarlo. Perché lui stesso era così – un fenomeno al di fuori delle norme, un uomo unico, dotato di talenti in vari settori. Poteva diventare pittore, regista, direttore d'orchestra, e probabilmente anche compositore, se lo avesse voluto. Ma egli divenne un interprete e fino alla fine rimase fedele a questa sua scelta. Ed è stato un caso unico. Conosco non pochi musicisti che ad un certo punto “saltavano” dal proprio strumento e affrontavano la direzione. E naturalmente non li si può definire come professionisti appieno in questa sfera. Persino il grande Rostropovič non è stato tanto il direttore-professionista quanto un gigante che mettendosi davanti all'orchestra, ispirava la gente con il proprio carisma.

    D: Anche Richter avrebbe potuto diventare un tale gigante.

    R: Naturalmente. Sto parlando esattamente di questo. Ma non lo è diventato. Non so che cosa lo ha costretto a concentrarsi soltanto sul proprio strumento. E purtroppo da Richter non ho sentito spiegazioni in proposito. Probabilmente la spiegazione bisogna cercarla nel fatto che il pianoforte comprende una incredibile quantità di possibilità per l'interprete. Una vita non basta per scoprire tutte le sue ricchezze, non mi stanco di ripetere sempre questo.

    D: E' noto che Sviatoslav Teofilovič spesso cercava dei paralleli tra le immagini musicali e quelle letterarie o artistiche. A lei è famigliare un tale metodo di pensiero musicale? Anche a lei la musica richiama associazioni concrete con altri generi dell'arte? So che molti musicisti ritengono la musica come un linguaggio astratto, e forse, a partire da tale presupposto, le diverse associazioni possono imporre ad alcune opere musicali il contenuto non previsto dall'autore?

    R: Confesso, per me è tutto è diverso. Le immagini che mi appaiono ci sono, ma è come se non ci fossero. Non le si può definire realistiche, perché spesso non hanno analogie né nella vita, né nell'arte. Non sono concrete, piuttosto sono astratte. E in più sono talmente individuali che spesso non posso nemmeno essere condivise con altri. Quando lavoro con uno studente, posso solo nelle linee generali distinguere in esso qualcosa di concreto, ad esempio, il quadro dello stato fisico della persona, cioè quando nella musica stessa c'è un'indicazione della stanchezza oppure al contrario c'è il sollievo, la tristezza o l’allegria. Tutto ciò proviene dalla musica stessa. Ed è sempre collegato soltanto a questa opera e non coinvolge l'immagine di un'altra opera d'arte.

    D: Quale, secondo lei, la combinazione delle circostanze che hanno permesso la nascita di un tale genio?

    R: Richter è un fenomeno unico. Tutte le sue qualità erano nascoste in lui geneticamente. Da qualsiasi parte fosse nato, lui sarebbe diventato tale quale lo conosciamo. Difficilmente si possono elencare tutti i tratti che producono una tale lega, un risultato talmente incredibile. I suoi talenti naturali vanno moltiplicati per il suo fanatico amore per l'arte. Nella stessa misura egli si appassionava ai suoi vari generi. Mi meravigliavo sempre per come egli sapeva tutto, si ricordava tutto. Inoltre non si trattava di una memoria meccanica, ma del modo di vivere ogni fatto dell'arte. Tutto ciò che egli aveva letto, visto oppure sentito, lo colpiva attraverso il cuore. Per lui non esistevano in genere delle piccolezze, tutto era importante, lui penetrava nella sostanza di tutti i fenomeni, si sforzava di sentire tutto, non oltrepassava i dettagli della vita.

    D: Lei sarà d'accordo che nei suoi famosi viaggi per le città della Russia si è riflesso il suo amore per l'uomo, la totale assenza della superbia, e mi sembra che molti musicisti, di diverse generazioni, anche i più giovani, un po' in questo lo imitano.

    R: Indubbiamente. La cosa più meravigliosa è che per lui tutto ciò era assolutamente naturale, senza una posa da pathos, desiderio di mostrare la propria nobiltà. In nessun caso! Semplicemente lui aveva desiderio di suonare là, dove nessuno ancora aveva suonato. Per lui non era importante in quale sala e su quale pianoforte avrebbe dovuto suonare, non era per niente capriccioso in questo senso. Per quanto ne so io, con lui viaggiava sempre l'accordatore. Ma si capisce che in molti casi ciò non poteva influenzare la qualità dello strumento. E quando io sento che qualche pianista è andato in quelle città o nell'altro paese con il proprio strumento, questo mi fa ridere.

    D: Da numerosi ricordi su Richter si potrebbe dedurre che egli era indifferente verso tutto ciò che materiale.

    R: Egli effettivamente era così indifferente che non sapeva nemmeno quanto costano le cose al negozio. Non conosceva il prezzo del denaro in genere. E questa era la qualità organica della sua persona, e sullo sfondo dell'indifferenza verso il mondo materiale, appariva del tutto naturale la sua passione per l'arte.

    D: Tra le sue opere preferite egli nominava la fantasia di Schubert “Wanderer”. Secondo lei si potrebbe avvicinare a lui l'immagine di un viandante, indifferente verso la rude materialità, e tutto teso verso l'alto con tutti i suoi sentimenti e pensieri?

    R: Siamo tutti viandanti in questa vita...Certamente non gli era estranea la filosofia. E forse proprio così egli spiegava l'amore per questa composizione. Oh, di quest'uomo si può dire tanto e tracciare tanti diversi paralleli... Ma, capisce, egli era prima di tutto un GRANDE ARTISTA. E come non era immutabile qualsiasi sua esecuzione, allo stesso modo è impossibile considerare immutabile l'opinione su di lui di qualsiasi persona e persino la sua personale opinione su se stesso.
    Ogni sua esecuzione assolutamente non assomiglia alla precedente. Per me questo è il più prezioso dono in un artista. Richter era terribilmente vario. L'interprete che suona sempre allo stesso modo, non è un artista. Sul palco avviene la nascita immediata dell'opera musicale, e insieme al concerto se ne va nel passato. Ecco, un attimo, e tutto è finito, non c'è più. Il teatro è solo parzialmente imparentato con l'arte dell'interpretazione; anche là, certamente, è possibile la varietà dell'interpretazione. Ma al teatro ci sono le parole, ci sono molti attori ed in più c'è anche un regista, dal quale dipende l'interpretazione degli attori. Invece qui tu sei il regista di te stesso.

    D: La reazione del pubblico non ha mai deluso Richter? Anche in provincia non sempre la reazione era adeguata, certamente gli ascoltatori non potevano a volte apprezzare l’unicità di ogni sua interpretazione. Lui suonava per la gente oppure solo per creare una variante perfetta dell’esecuzione?  

    R: Il suo compito era non di scendere verso l’ascoltatore, ma di alzarlo al proprio livello. L’ascolto dei suoi concerti non era un divertimento e molto spesso non procurava il piacere, ma prima di tutto  diventava un lavoro d’animo non tanto facile. Ascoltare Richter non era facile.

    D: Valentina Nikolaevna Cembergi descrive un suo concerto nella Grande Sala del Conservatorio di Mosca, quando egli suonò nella prima parte gli Studi sinfonici di Schumann, eseguiti in modo tale da lasciarlo contento, ma in risposta ebbe soltanto applausi moderati. Invece nella seconda parte eseguì Quadri d’un esposizione, secondo lui in modo non riuscito, ed il pubblico esplose con degli enormi applausi. E lui rimase offeso dalla reazione inadeguata da parte degli ascoltatori.

    R: Succede spesso ai concerti una cosa simile, è normale. A te sembra di suonare bene, invece alle persone non piace e viceversa. Tutto ciò è molto soggettivo. A volte è proprio impossibile dire perché la tua energia non arriva agli ascoltatori. La moltitudine di varie sfumature possono influenzare il processo dello scambio delle emozioni con il pubblico. Capita che il concerto diventa per l’interprete una lotta con se stesso, per farti arrivare ad un sentimento del dovere e farlo arrivare alla gente in sala. Tutto ciò è imprevedibile.

    D: E contare fino a trenta, come insegnava Richter, aiuta?

    R: Egli aveva spesso usato una specie di regia nei suoi interventi. Diceva che quando eseguiva la Sonata in si minore di Liszt, il contare fino a trenta lo aiutava ad ottenere il silenzio totale in sala. Certamente, è necessario sapere concentrarsi ma ciò non significa che bisogna imitarlo in modo pedante proprio in questo. A volte capita di vedere un giovane interprete che esce, e poi si vede che sta seduto e nel silenzio conta. Tutto ciò sembra un po’ caricaturale.

    D: Qual’è la causa della scontentezza di se stesso da parte di Richter espressa con tanta evidenza? La famosa frase conclusiva nel film di Bruno Monsaingeon: “Non mi piaccio” procura un vero dolore.

    R: Penso che nel momento in cui è stata pronunciata questa frase, egli provava uno stato fisico assai grave  e se è malato un uomo dotato di tale amore per la vita, di tale potenza, energia, si capisce da dove nasce la sua scontentezza di se stesso. Invece nel campo della interpretazione la scontentezza e un altissimo grado di esigenza nei confronti di se stesso sono del tutto naturali, perché un tale  musicista tenta sempre di suonare quella variante perfetta che egli sente dentro se stesso. A volte Richter spendeva ore e giorni per trovarla in una breve frase, e addirittura in poche battute. A me piacciono le parole di Schnabel: “Io suono solo quelle opere che sono al di sopra dell’esecuzione”.

    D: Così si può forse dire di molte composizioni.

    R: Praticamente di tutto il repertorio del pianista. Pur suonando moltissimo, è impossibile accontentarsi della propria interpretazione.

    D: Parzialmente avevo in mente proprio questo. Lei non sentiva in lui quella tristezza nascosta, che è propria a tante persone davvero grandi, e che spesso viene definita da alcune di loro come “l’amarezza dell’esistenza”?

    R: Si, si, era esattamente così, e non poteva essere diversamente. E’ del tutto naturale.

    D: Nel libro della Cembergi è scritto che dopo un meraviglioso concerto lui si sentì come svuotato e disse: “Ma perché, anche quando tutto va bene, lo stesso rimangono la tristezza e i rimorsi della coscienza?”

    R: Per fortuna, grazie a Dio, non era il suo unico stato d’animo. Temo che grazie a questa citazione il lettore potrà farsi un’idea deformata del suo carattere. E’ assai probabile che queste parole sono state dette sotto l’influenza di una momentanea stanchezza. Voglio dire che simili appunti, simili ricordi sono una cosa molto fragile, possono imbarazzare, in quanto non contengono tutte le sfumature delle manifestazioni della personalità di Richter.

    D: Vera Vasil’evna Gornostaeva notava che in presenza di Richter era impossibile parlare male di un’altra persona. Lei è d’accordo?

    R: In effetti egli personalmente non parlava male di nessuno, almeno io non l’ho mai sentito. Ma questo non significava che ci fossero dei temi proibiti. Con lui si poteva parlare di tanti argomenti, egli era una persona assolutamente naturale. Ad ogni modo io non avevo mai paura di dirgli qualcosa e sentire la sua disapprovazione. Certamente in presenza di una persona simile scattava il controllo interiore, ed era giusto così. Inoltre nella sua cerchia semplicemente non c’era della gente di tendenza aggressiva, ed i temi delle conversazioni prevalentemente riguardavano soggetti interessanti e sublimi.

    D: Si potrebbe dire che la vicinanza tra di voi era particolare anche a causa del tragico destino delle persone a voi care: a Richter hanno fucilato il padre, a lei – lo zio.

    R: Io da sola non ho mai affrontato con lui questo tema e non sono sicura che egli sapesse della tragedia nella nostra famiglia. Il fatto è che di famiglie simili ce n’erano tante, nel nostro ambiente quasi in ogni famiglia qualcuno del genitori o parenti fu fucilato o arrestato. Ma non è escluso che i suoi amici a Tbilisi gli avessero raccontato della nostra famiglia, quando lui veniva da noi.
    Bisognerebbe parlare in termini più vasti: questa parentela, alla quale lei ha accennato, era diffusa allora su molte persone. E’ stato un fatto della nostra vita, dal quale non ci si può nascondere. Terribile che la parentela si basasse su un terreno talmente tragico. Ed è terribile che in quelle circostanze la gente si trovava di fronte alla necessità di sopravvivere. Ma si doveva vivere, si doveva scegliere la strada che portava alla vita.  E questa strada molte volte non era dritta e onesta. Si sopravviveva in modi diversi. Qualcuno si adeguava, entrando nel partito, senza considerarlo un compromesso simile come una vergogna. Alcuni solo per poter continuare a lavorare nella propria professione firmavano certe lettere, affinché non gli dessero fastidio, impedendo di suonare o comporre. Ma c’erano anche terze persone, che non accettavano nessun compromesso con la propria coscienza e per questo motivo il loro percorso diventava più complesso.

    D: E’ noto il fatto che lei ha partecipato all’ultimo concerto che Richter abbia ascoltato nella propria vita, il 22 giugno 1997, essendo ormai completamente malato.

    R: Si, noi – Nataša Gutman, Viktor Tret’jakov ed io abbiamo suonato il Trio di Šostakovič, mentre nella prima parte io ho eseguito la Grande Sonata di Čajkovskij. Per dire il vero, io non sapevo nemmeno in anticipo che Richter sarebbe venuto perché egli era già molto debole. Per lui era l’ultimo festival a Tour, in Francia.

    D: Vera Vasil’evna nominò lei tra le poche persone in presenza delle quali si è concluso il percorso terrestre di  Sviatoslav Teofilovič e disse anche che grazie a persone simili i suoi ultimi giorni sono stati felici.

    R: Io non lo posso dire. Effettivamente sono stata da lui alla Nikolina Gora [la località dove si trovava l’ultima dacia di Richter nei pressi di Mosca] tre-quattro giorni prima della sua morte. Era insopportabile, difficilissimo, assistere a questo suo spegnimento, e persino oggi non riesco a ricordare quei giorni. Ci sono alcuni ricordi nella mia vita talmente terribili che io cerco di non farli ripassare nella mia testa. Uno di questi è proprio il come se ne andava Richter. Sono passati tanti anni eppure mi è pesante parlarne.

    D: Lei ha menzionato il Festival di Richter a Tour. Ma lei insieme a pochi altri musicisti ha partecipato quasi a tutte le edizioni delle “Serate di dicembre”. Si ricorda come iniziarono?

    R: Effettivamente Sviatoslav Teofilovič mi invitò personalmente e finché egli era vivo io ho suonato molte volte a questo festival. Dopo di lui più di rado. “Le serate di dicembre” erano appieno la sua idea personale, del tutto innovativa, persino rivoluzionaria. Al mondo ci sono molti musei, dove si organizzano le serate musicali, ma questo festival era qualcosa di particolare.  Sviatoslav Teofilovič ha unito in esso la pittura e la musica, egli da solo decideva il tema di ogni festival, e nel senso del contenuto dei programmi tutto era sempre molto ricercato, elitario, - nel senso migliore della parola. Molti interpreti arrivavano a questo festival non solo per esibirsi a Mosca, ma venivano proprio da lui, e solo perché erano stati da lui invitati, erano sempre lusingati e colpiti dall’idea stessa del festival. La stima nei suoi confronti era talmente alta che a nessuno passava per la mente il pensiero che si potesse non accettare, nonostante tutti gli impegni.
    Non è stato facile inaugurare “Le serate” ma grazie a Irina Antonova che è diventata la collaboratrice e “alleata” di Sviatoslav Teofilovič tutto è stato organizzato in modo meraviglioso. Il Museo di per se è un po’ scomodo per gli interpreti, ed alcuni elementi puramente tecnici non sono stati previsti – ad esempio al festival non c’è posto per scaldarsi. Ma queste piccole scomodità erano superate di gran lunga con la gioia che tu fai parte del festival organizzato da Richter. In sua presenza il festival era davvero l’unicità solo perché lui era presente. Ad un tale gigante alle “Serate” si attribuiva enorme importanza.

    D: Il  suo personale festival a Telavi si potrebbe pure definire come una impresa richteriana, in quanto anche qui è sempre presente l’accento illuministico?

    R: Quando negli anni 1980 insieme ad Oleg Kagan a Nataša Gutman abbiamo cominciato a svolgerlo, volevamo dedicarlo a Neuhaus. Ma questa idea per qualche motivo non si realizzò, forse se l’avessimo svolto a Tbilisi, ciò sarebbe stato più facile. Ma siccome il festival si organizzò a Telavi, si doveva tener conto delle circostanze locali. La manifestazione dedicata a Neuhaus a Telavi diventava artificiale e a me questo aspetto di artificiosità non piaceva. Solo negli ultimi anni l’interesse verso il festival è notevolmente accresciuto. Quindi il prossimo festival che è fissato per il mese di ottobre, sarà dedicato a Richter. Di più: nella tenuta del principe Čavčavadze, la figlia del quale era la moglie di Griboedov, sarà organizzata la mostra dei pittori considerati vicini a lui e saranno esposti anche i suoi personali lavori di pittura. Il pubblico arriva al nostro festival da tutta la Georgia, gli insegnanti ci portano i propri allievi, in quanto accanto ai concerti si svolgono le lezioni pubbliche. Partecipano molti giovani musicisti: ad esempio, il Quartetto che porta il nome di Ojstrach, sono dei ragazzi molto dotati ed io ho già suonato con loro. E ogni volta si unisce un’orchestra da festival.

    D: Elisso Konstantinovna, lei stessa che cosa vorrebbe raccontare di Richter, in occasione del suo centenario, che ricordi vorrebbe comunicarci?

    R: Noi sempre vogliamo dare una forma ai nostri sentimenti, pensieri, ricordi, fissare qualcosa, fermare certi momenti magici. E ciò è quasi impossibile. Temo di dire qualcosa e se poi questo risulterà una menzogna? Nelle memorie su una persona come lui è importante persino l’intonazione di ogni interiezione. Avrà notato: nei molti ricordi, dedicati ad un genio, all’improvviso tutti diventano i suoi migliori amici? E’ ridicolo. E poi le persone aggiungono ai ricordi le proprie fantasie, invenzioni. Prenda alcuni libri e lei vedrà che ogni autore aveva un proprio Richter. E anche se lei leggerà tutti questi libri, non riuscirà a farsi un’immagine di Richter unitaria.
    Di alcuni miei ricordi nemmeno io mi fido al 100%. Ad esempio, non riesco a ricordare alcuni dettagli dei suoi concerti, anche se quando mi trovavo a Mosca, ho cercato sempre di frequentarli tutti. Ogni volta ciò rappresentava un evento colossale, celeberrimo. Ricordo come nella sede del Liceo Mersljakovskij [oggi Collegio Accademico Musicale nella strada omonima] lui suonò tutti i Preludi e Fughe di Bach. Il primo volume, poi il secondo. Che folla accorse! Era impossibile entrare, e ciò nonostante non ci fossero dei manifesti in giro e nessuno fosse stato avvisato prima. Moltissime persone alla fine non sono riuscite a procurarsi l’ingresso. Oppure i suoi concerti al ZDRI [Casa Centrale del Lavoratori dell’Arte], altri. Non vorrei offendere nessuno dei grandi artisti, né nostri né quelli stranieri, ma dopo alcuni dei concerti di Richter semplicemente rimanevi senza fiato, era impossibile riprendersi. E’ difficile persino di mettere qualcuno accanto a lui. Era come se la sua musica ti portasse via, e poi per tutta la vita ti ricordavi questo tuo stato. Io non sono capace di ricostruire certe sfumature tecniche delle sue interpretazioni, ma l’impressione incredibile, lo stato d’animo quasi extra terrestre dopo questi concerti, non mi scorderò mai.

    D: E qualche interprete odierno le lascia una impressione talmente forte?

    R: Molto di rado, purtroppo. Ogni tanto posso dire che qualcosa mi è molto piaciuto, posso naturalmente ammirare qualche interpretazione. Ma dire che ultimamente abbia provato un autentico sconvolgimento dopo qualche esecuzione, questo no.

    D: Secondo me, nel mondo contemporaneo ci sono tanti fattori che rubano all’essere umano la sua energia d’animo, costringono a disperderla sui soggetti indegni. E’ per questo motivo che l’interpretazione non riesce a salire alle altezze richteriane, e gli ascoltatori  non sono capaci di provare gli stati estatici a causa delle esecuzioni.

    R: Si, certamente è così. Durante un concerto lei può ammirare la maestria tecnica dell’interprete, il suo virtuosismo, ma ecco – finisce questa esecuzione e dopo nulla rimane nell’animo. E questo è terribile. Noi tutti, interpreti e ascoltatori, siamo scesi qualche gradino in giù.

    D: Ancora un dettaglio. Forse a lei ciò sembrerà divertente ma io lo trovo piuttosto serio. Ho notato che tutte le persone geniali mantenevano un atteggiamento trepidante nei confronti della natura, degli animali. E Richter, certamente, non faceva eccezione. Se sulla sedia dormiva un gatto, egli non lo cacciava via, ma rimaneva in piedi per non disturbarlo.

    R: E’ così. Eppure in lui non si trattava di un sentimentalismo toccante, ma era una seria filosofia della vita. Lo sa, io in genere ritengo che se un uomo non ama gli animali, egli non può amare nemmeno gli esseri umani. E se io scopro che qualche persona famosa è crudele con gli animali, io cambio il mio atteggiamento verso di lui. Mi colpisce in genere di che cosa si occupa l’umanità,  invece di unirsi in tutto il mondo e rispondere alla sfide che stanno dinanzi a noi, salvare la natura e se stessi. Tutte le passioni umane in realtà sono misere di fronte al problema della salvezza della natura, e ciò è semplicemente necessario per la nostra sopravvivenza. Noi tutti abbiamo una vita sola! Viene paura a pensare per che cosa spendono la propria vita coloro che scatenano le guerre, uccidono gli uomini e gli animali! E nello stesso tempo noi sappiamo come hanno speso appieno la propria unica vita, i geni simili a Richter. Anche se hanno vissuto in tempi duri, e hanno avuto delle perdite gravissime, ciononostante la loro luminosa energia gli è bastata per trasformare la vita attorno, secondo l’esempio che loro s’immaginavano.

    D: I suoi studenti s’interessano di Richer? Chiedono di lui?

    R: Ci sono vari studenti. Alcuni conoscono perfettamente la storia dell’arte pianistica nel nostro paese, tra l’altro anche i fatti della biografia di Richter. Ma qualcuno s’interessa poco. A volta si possono incontrare musicisti che in presenza delle proprie capacità limitate si prendono troppo sul serio. Oggi tutti da noi sono i geni, le stelle, e questo fin dalla nascita. A me capitava di sentire persino le espressioni dispregiative sul conto di Richter. Sapete, ciò è semplicemente ridicolo.
    Quando Richter era vivo, egli soltanto con il fatto della propria esistenza tratteneva la comunità dei musicisti, ma anche tutti coloro che lo conoscevano e lo apprezzavano, da qualcosa di brutto, basso, triviale. Le personalità di tali proporzioni alzano molto in alto l’asticella dei comportamenti e delle azioni, indicano il percorso verso la verità, come se illuminassero e benedicessero lo spazio attorno a sé. E tutti coloro che entrano nella loro orbita, cominciano a tirarsi verso questo livello, tentano di corrisponderli, iniziano a perfezionarsi e a volte riescono addirittura a superare le proprie doti naturali. Per fortuna, la memoria di LUI non permette a noi, nemmeno oggi, di sbagliare e distinguere la grandezza autentica da quella immaginaria.

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    "In Honorem Slava"

     
    C e n t e n a r i o   d e l l a   N a s c i t a

    di
    S v i a t o s l a v 
    R i c h t e r

     
     20 Marzo 1915 - 20 Marzo 2015
     к 100-летию пианиста святослава рихтера
    
    
    Anni '40
     
    « Cancella i tratti casuali, e vedrai che il mondo è stupendo ».
    (Aleksandr Blok) 
     

    SU SVJATOSLAV RlCHTER
    (Stanislav Neuhaus)
    © Quaderni dell'Accademia Chigiana, vol. 44, 1991

    
    S.R. (altra fonte)
       Nei giorni delle premiazioni, dei giubilei, delle celebrazioni, dei funerali, ci si sofferma involontariamente sul significato nella nostra vita, di questo o quel nome: ci chiediamo se è stato un lampo, che ha lasciato soltanto un piacevole ricordo, toccando appena la nostra anima, oppure se è affondato nel cuore, influenzando costantemente i nostri concetti, la nostra condotta, aiutandoci ad apprezzare i fenomeni della vita, rinforzando il nostro spirito e la nostra fiducia nella bontà, nell'umanità, la nostra fede nella bellezza della vita. Penso di esprimere non soltanto la mia opinione (che non sarebbe assolutamente interessante), ma l'opinione della stragrande maggioranza degli appassionati di musica in tutto il mondo, dicendo che il nome di Richter effettua proprio tale profonda influenza sulla vita spirituale della parte culturale dell'umanità contemporanea. Perché il nome di Richter ci sembra così grande, luminoso, alto, puro e umano? Ormai non è un segreto per nessuno il fatto che ogni concerto di Richter diventi un avvenimento enorme della vita culturale. E allora in che cosa consiste questa gigantesca forza di influenza di Richter sugli uomini? Noi frequentiamo i concerti di Richter, ascoltiamo, proviamo la beatitudine, poi ci scambiamo le impressioni, discutiamo su che cosa ci è piaciuto di più, cosa di meno, e difficilmente in quel momento ci rendiamo conto che durante il concerto abbiamo ottenuto una carica così forte di fiducia negli uomini, nella loro bellezza e purezza morale, nella bontà e nella giustizia, che ci aiuta ad avvicinarci alla comprensione del pensiero blokiano (di Aleksandr Blok), da lui espresso con tale meravigliosa semplicità:
    « Cancella i tratti casuali, e vedrai che il mondo è stupendo ». Dopo un concerto di Richter diventiamo più puri, più buoni, e quindi più perspicaci, più intelligenti, più forti, e per noi diventa più facile cancellare questi tratti casuali, che ormai non ci sembrano più così importanti. Credo che la forza più importante dell'influenza morale dell'arte richteriana consista proprio in questo lavaggio degli occhi, per esprimersi in modo figurato, che aiuta a vedere le cose nella loro luce autentica e non falsa, non "casuale". Forse per questo motivo nessuno fino ad ora ha superato Bach, Michelangelo oppure Tolstoj, anche se dopo di loro sono vissuti tanti virtuosi del pennello, della penna e del suono: perché veramente di rado il dono geniale, la passione per la propria arte, la comprensione profonda della vita s'incontrano con una tale elevatezza morale, con una tale grandezza dello spirito. Questa rara combinazione la possiamo riscontrare in Richter, ed è questa che lo pone tra i più grandi artisti, tra quelli che creano un'epoca con la propria arte. Finché siamo giovani, puri nel cuore, pieni di vaghi desideri e speranze, di un'ingenua fede in tutto ciò che è migliore, più buono, siamo attratti nell'arte dalla passione sensuale, dai sogni astratti, dalla bellezza esteriore, dal brio e dal temperamento; dopo proviamo l'amarezza della delusione, e ogni tanto ciascuno di noi prende "una dura frustata" dalla vita. Cominciamo quindi a comprendere la tragicità della vita, qualche volta sentiamo anche il respiro della morte, diventiamo più saggi, e veniamo attratti dalla luce calma, profonda e pura della bellezza interiore, e non ci separeremo mai, fino alla fine dei nostri giorni, dalla gratitudine nei riguardi delle persone che ce la offrono. Queste persone sono i nostri amici più intimi e più fedeli, e nell'elenco di questi "amici per la vita", accanto a Bach, Tolstoj, Pushkin, Beethoven, Shakespeare e molti altri, io aggiungo anche Richter.


    da "In memoria di Stanislav Neuhaus" a cura di Valerij Mikhajlovich Voskobojnikov


    (sull'infanzia) 
    I miei primi ricordi -  i   s o g n i ...

    (Un sogno crepuscolare...) descritto a V.Č.
    "Mamma e zia Lena mi mettono su una panchina, da quel punto posso vedere tutte le coltivazioni. Mi dicono: "Aspetta un minuto. Noi verremo presto". E con il sole dritto verso di me, in una strada sgombra, vorrei tornare indietro. La strada è deserta, mi è di fronte. Si sta facendo buio. Io attendo, attendo, attendo, ma non viene nessuno. E sebbene fossi allora piccolo (tre anni), capii che il sogno era - allegorico  (questo è Zhitomir)".

       ...La storia di un bambino dà, credo, la chiave per risolvere il mistero del suo fenomeno ...

    (Valentina Čemberdži, "О Рихтере его словами")
     
    Il piccolo Svetik, ritratto da zia Mery*
     
    
    
    Zio Kolja con Svetik (*)
    
    _______________________



    " Q uello di Zhitomir fu il periodo migliore della mia prima infanzia, pieno di favole e di poesia. Vivevo a contatto con la natura, anzi addirittura in simbiosi con essa, dal momento che i miei parenti erano selvicoltori ed in famiglia regnava il culto della vita agreste. Adoravamo la natura, la divinizzavamo: fino all'età di sette, otto anni, ho creduto negli elfi e nelle sirene. La natura mediava il mio rapporto con il soprannaturale: era piena di mistero. Dietro ogni suo aspetto indovinavo il manifestarsi d'uno spirito: vivevo letteralmente nel mondo delle favole...Ma tutto questo nutriva il mio spirito profondamente."
     
     (Genio e Regolatezza, conversazioni sulla musica, con Jacov Milstejn)
     
     _____
     
     
    Sviatoslav Richter, 1992 © Foto di R.Ugolini
    crosseyedpianist.com

     

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    Il blog, per il 100.mo della nascita di Sviatoslav Richter

    Rarità
     
    Apettando   S v e t i k ...
     
    _______
     
    F o t o   a n n o   1 9 1 5
     
    
    
    Anna e Theo (a destra)

    Nella cerchia familiare (a sinistra) Bertha Zifferman, per un tè pomeridiano. Concessione di Nikolaus Arndt. (per il sito sottostante)
     

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  • 03/23/15--16:40: 1920-1935: foto di famiglia

  • Il blog per il 100.mo anno della nascita
     
    ~~~~~~~~~~~~~~~~~
     
     

     
    1. Svetik nel cortile della abitazione del nonno Pavel Petrovič Moskalëv, nei dintorni di Žitomir. 1933-1935 

    2.  Il nonno materno Pavel Moskalëv, Teofil Danilovič Richter ed Anna Moskalëva. 1920

     

    3.  Incarico a Danil Danilovič Richter  (nonno paterno): documento presso la chiesa della parrocchia evangelico-luterana di Žitomir. 1899

     

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    Il blog, per il 100.mo della nascita di Sviatoslav Richter
    A Giorgio CP.
    
    
    
    un raro momento al telefono, col suo gatto accanto...
    
    (L'amore per la natura, il vagare in solitudine e l'ascolto silenzioso)
     
     
    A N N A
    A c h m a t o v a
     
    Ho appreso a vivere semplice e saggia
     
    ("Ja naualas' prósto,
    mùdro zit'",1912)
     
    Ho appreso a vivere semplice e saggia,
    a guardare il cielo, a pregare Iddio,
    e a vagare a lungo innanzi sera,
    per fiaccare un’inutile angoscia.
    Quando nel fosso preme la lappola
    e il sorbo giallo-rosso piega i grappoli,
    compongo versi colmi di allegria
    sulla vita caduca, caduca e bellissima.
    Ritorno. Un gatto piumoso mi lecca
    il palmo, fa le fusa più amoroso,
    e un fuoco vivido divampa al lago
    sulla torretta della segheria.
    Solo di rado un grido di cicogna,
    volata fino al tetto, squarcia il silenzio.
    E se tu busserai alla mia porta,
    mi sembra, non sentirò nemmeno.
     
    (trad. di M. Colucci)

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    Il blog, per il 100.mo della nascita di Sviatoslav Richter
     
     
    El Greco

    "La sepoltura del conte di Orgaz" 
    1586, olio su tela. 480X360 cm. Chiesa di Santo Tomé. Toledo


    Da un articolo di Maria Aleksandrovna Reformatskaja

    
    
    
    El Entierro del conde de Orgaz
     
    Мария Александровна Реформатская, Vspominaja Svjatoslava Richtera© Ed. PUŠKIN-MUSEUM/KONSTANTA, 2000, pag.109.
      
       Ricordo, eravamo alla metà degl'anni '50 e lui stava uscendo dal Museo delle Belle Arti, con una grande cartella tra le mani. Egli mi fermò, ed era chiaro che desiderava farmi vedere qualcosa. Scendendo fino alla fine del viale, proprio sulla cancellata del museo, tirò fuori delle stampe che sembravano nuove per lui - erano dei particolari della "Sepoltura del conte di Orgaz", di El Greco. Le posizionò in vari modi, per poi catturare la mia attenzione su una in particolare, e poi su un'altra ancora. Mi travolse, letteralmente, nel suo entusiasmo.

    
    le foto si riferiscono proprio alla visita del museo, nel 1957
    

      Nel 1957, lo incontrammo alla biblioteca del Museo Majakovskij durante un'esposizione dedicata a Chekrygin. *

      

         Osservando quei disegni, mi ricordò nuovamente di El Greco, e sembrava davvero fosse in quel momento tra i suoi pittori favoriti (ma non classici). In quei momenti, era assai entusiasta nei progetti di allestire nuove esposizioni, di artisti non-ufficiali, e fu così che poi iniziò a realizzarle a casa propria.... In ogni modo, più tardi ci rivedemmo, e ne fu molto compiaciuto!
     

     
    *Vasiliy Chekrygin, 1897-1922, amico di Mayakovsky e Khlebnikov. 
    Traduz. non-profess. ad uso personale di C.G.

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    Ljudmila Naumovna Ginzburg

     (1985)
     
     

     
    Da un'intervista di Evgenij Golubovskij a Ljudmila Naumovna Ginzburg, Professore al Conservatorio di Odessa, allieva di Neuhaus. 1985.


     
    Ljudmila Naumovna, come e quando ha incontrato Sviatoslav Theofilovic? Quando lo ha ascoltato?
     
     - Ahimè, non ho tenuto dei diari che mi aiuterebbero, quindi ho difficoltà a indicarle la data esatta. Ho studiato presso il Conservatorio di Odessa tra il 1931 e il 1936.

    [..]

     ... Ci siamo incontrati alla Filarmonica. In quegl'anni, oltre alla stagione della Filarmonica di Odessa, lui teneva innumerevoli esibizioni nei Club (degli Ingegneri, ndt.) e negli ostelli dei lavoratori. Come accompagnatore, ovviamente, non si viveva. Pertanto, molti pianisti si recavano alla Filarmonica per ottenere un unico ingaggio. Una condizione: bisognava essere in grado di accompagnare, però senza alcuna prova. Per le prove, non c'era tempo. E poi sentii la leggenda di Svetik, Richter, il ragazzo che non aveva nulla da apprendere, ma che era di fatto  il miglior accompagnatore. Richter, infatti, non aveva mai studiato né a Odessa, né ad una scuola di musica o Conservatorio. Egli ebbe -  un tempo si chiamava così -un'educazione domestica. Perciò, ricordo che studiò molto non solo con il padre, pianista ed organista, ma anche con un famoso musicista, B.Tuneev

         Nel 1933, Sviatoslav Theofilovic iniziò a collaborare  accompagnando il balletto. Si interessò a questo lavoro, era interessato all'orchestra, ebbe la possibilità di suonare per dei solisti. Era vorace di conoscenza della musica - furoni gli inizi della sua formazione che incisero quei caratteri  che poi uscirono. Era
    nel pieno della sua giovinezza, suonò tutto ciò che c'era nella biblioteca del teatro. In lui c'era la volontà di imparare il più possibile, di unirsi agl'altri con un contagioso entusiasmo che lo lasciava sfinito. Al primo concerto di Richter io non c'ero. Ma in città se ne parlò, se ne discusse. E, sapete, non era così scontato che fosse notato, ricordato, dopo il suo primo concerto.
     
     Così Richter, ma lei ha studiato con Heinrich Neuhaus, a Mosca. Quale tra gli episodi del pre-guerra, o del primo dopoguerra, è per Lei il più memorabile?
     
     - Quando nel 1937 Sviatoslav arrivò al Conservatorio di Mosca fu ascoltato da Heinrich Neuhaus. Egli disse quella frase che tutti ricordiamo: "A mio parere, questo è un musicista di genio". Il tempo dimostrò che il sentimento del nostro insegnante, dopo il suo primo ascolto, non fu esagerato. Nella classe di Neuhaus, l'amicizia e la collaborazione prevalevano. Abbiamo vissuto dei comuni interessi, ed alcune preoccupazioni. Richter era l'anima della classe. Egli organizzava le serate musicali - ci fece scoprire nuove opere straniere, mai eseguite nei concerti - e le mostre. Lui era un educatore
    d'incontenibile passione. 
    [..]
    
    
    Accanto ad H.Neuhaus (particolare)

    Potrei citarle molti episodi. Ma questo lo caratterizza molto chiaramente. Nel 1946 io terminai la scuola di specializzazione. Stavo preparando il SecondoConcerto per pianoforte di Prokof'ev. Neuhaus doveva accompagnarmi. Ma il professore non poteva e mi disse che avrebbe parlato con Richter, chiedendogli di suonare con me. Non senza emozione, confesso che quando lui mi  affiancò, era già carico di concerti, e lo sapevo. Malgrado ciò, anche in quel momento venne in gloria. Da subito, Richter fu in sintonia con me. Lavorò assieme a me. Prokof'ev fu e rimane uno dei suoi compositori preferiti -  Richter mi ha introdotto al mondo di Prokof'ev, me l'ha spiegato, mostrandomi come lui l'ha sentito e capito.
        Una volta entrato Neuhaus, si alzò e ascoltò, sorrise e si allontanò, dicendo: "Non ho bisogno di te adesso." Questo l'episodio. Ma è tipico per Richter, ed un esempio di quella atmosfera che regnava nella classe di Neuhaus.
     
    [..]
    Traduzione non-profess. ad uso personale di C.G.
     
     

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    Il blog, per il 100.mo della nascita di Sviatoslav Richter

    I v a n   K o z l o v s k i j

      Иван Семёнович Козловский

    



    da una intervista ad Ivan Kozlovskij, (1900 - 1993), tenore



    ARMONIA


     Quale sentimento nutre per Richter? 

    
    Richter dirige Sinfonia-Concerto di Prokof'ev
        Invidia! Ma non quella di Salieri. Al contrario, se l'origine della vita proviene dalle profondità del mare, abbiamo potuto vederne gli scogli, vissuto con amore per gli altri, ne siamo compiaciuti. Quand'era bambino, ascoltava suonare il padre, che era organista. [..]. Più tardi, accompagnando i cantanti - durante le prove al Teatro dell'Opera (di Odessa, ndt.) - fu pronto nel guidare la complessità del loro lavoro. Ci fu anche una prova come direttore. Ricordo la Sala Grande del Conservatorio di Mosca, la sua gestualità discreta, e Richter era, in ogni caso, l'indubbia garanzia che l'orchestra sarebbe stata diretta con la necessaria potenza sonora... Oggi utilizza un pianoforte a coda - é un'orchestra!

     Con chi si può paragonare Richter? 
     
        Non si fanno raffronti nell'arte. Guardate il cielo notturno. Quante stelle ci sono! Eppure, se ce ne fosse una - pur'anche la più bella - sarebbe malinconica, solitaria. L'uomo ricerca l'assoluta armonia. L'artista per questo dovrebbe essere lasciato solo. Lontano da Mosca sulla riva del Oka (fiume, nei pressi di Tarussa, ndt.) Richter edifica  tondeggiante, senza spigoli, la propria casa, la sua Torre di Babele. Come la torre, la sua casa resta incompiuta. Nel corso della sua vita, al lavoro di Richter si son dedicati in molti. La sua arte rappresenta a loro un senso di armonia. Questo non è che l'artista, laddove il talento e il cuore divampano di gioia ed ispirazione.

    [..]
     
    Rivista "Prospettive"("Кругозор") - Forum sr
    Traduz. non-professionale ad uso personale di C.G.

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    Sviatoslav Richter
    "In  p r i m a  p e r s o n a"
    Nel 100 ° anniversario della sua nascita


    Fino al 5 Aprile 2015, presso il Museo delle Collezioni Private Pushkin - Pushkin Museum. Esposizione di opere di Richter, Falk, Suchaev, Krasnopevtsev, Poliakov ed altri. 


    La mano di SR
     
    Lavori di Sviatoslav Richter
    Lavori di Sviatoslav Richter
    Sviatoslav Richter: Durante un sogno in taxi. Anni '50
    Sviatoslav Richter: Vecchia Dacia. Anni '50
    Sviatoslav Richter: Biancheria ad asciugare. Anni '50
    Robert Falk: Natura morta in rosso. 1946

    Fonte: cultobzor.ru


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  • 03/30/15--14:00: Judina e Richter - Pasternak

  • Ирина Николаевна Mедведева - Томашевская
    J  u  d  i  n  a  e  R i c h t e r  -  P a s t e r n a k

    (Testimonianza  sull'esequie di Boris Pasternak)

    Irina N. Medvedeva - Tomashevskaja


    
    Irina N. Medvedeva-Tomashevskaja, 1903 - 1973

    
    Irina N. Medvedeva-Tomashevskaja a Lidija Korneevna Čukovskaja

    Lettera - 1972
    "... SostituireYudina e Richter, - é davvero impossibile. Judina ha suonato senza mai fermarsi per tutto il mattino, mentre Richter venne poco prima del
    sollevamento e suonò, se ben ricordo, due brani di Bach *]. Egli aveva già scelto, aveva pensato cosa avrebbe suonato. Richter adorava Pasternak e, diciamola tutta, il fatto che decise di partecipare alla sepoltura è stato così ben visto e approvato dalle autorità, a tal punto, che erano tentati di condizionarlo. (Sta di fatto che Richter è succeduto alla Judina solo una volta mentre poi, mischiato alla folla, è rimasto per molto tempo sulla tomba - lo ricordo assai bene, poi tornai con lui verso la sua auto).
    Penso, tuttavia, che a suo modo Maria Veniaminovna Judina abbia voluto rimanere in disparte. Così s'è avverato: i due celebri pianisti hanno suonato (come si può leggere) - però su invito. Non di meno, è stato un atto tangibile d'amore, d'ammirazione e di poesia e, allo stesso tempo - un atto pubblico, assai profondo, importante. Le stesse autorità l'avranno sospettato."


    Лидия Чуковская, Записки об Анне Ахматовой. Vol. 2. Rubooks.org 
    Trad. non profess. dal russo, ad uso personale, di C.G. Dove possibile viene indicata sempre la fonte. Tutti i diritti sono riservati ai legittimi autori ©*]é possibile che Irina M-T. confondi i brani eseguiti da Marija Judina con quello eseguito da Richter (Marcia funebre, dalla Sonata op.26). Si veda la nota in calce di un articolo di Enzo Biagi dedicato ad Olga Ivinskaja: nota di Valerij Voskobojnikov, peraltro presente alla Dacia di Peredelkino.


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    Il blog, per il 100.mo della nascita di Sviatoslav Richter

    (quotes and photo)
    _____
    "...was an act of Creation..."
    
    
    Kurt Masur and Sviatoslav Richter 
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    With Leipzig Gewandhaus Orchestra. Berlin, 1994.
    BR KLASSIK

      "We first performed together in 1969"(Baalbek, April 9: Brahms, Concerto op.83). [..] "I was lucky to meet him several more times and we performed together in various parts of the world… I conducted Richter’s last concert (Berlin, May 7,1994: Mozart, Concerto Kv.271), shortly before he died. Meeting this great musician and great man was a real Godsend for me. He was a source of inspiration for all; each concert he played was an act of Creation…" (Kurt Masur)

     
    Source 
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       ...i suoi ricordi (di Kurt Masur, ndt.) riguardanti Sviatoslav Richter sono molto sfaccettati e collegati in gran parte ad una sua visita a Mosca.
     
       "Leggende su Richter fecero notizia in tutto il mondo, quand'ero ancora uno studente - spiega Masur -, solo più tardi sentii il meraviglioso pianista Richter.È il caso di ammettere che la mia fantasia, allora, non conosceva  limiti. Non immaginavo però  che un giorno avrei collaborato con lui. "
     
    (la prima visita in Unione Sovietica del direttore risale al 1965)

    Secondo le memorie di Masur, quando si trattava di Richter era semplicemente impossibile non cedere al suo carisma. Praticamente il risultato che ne conseguiva era sempre migliorato, anche se un giorno, dopo che Sviatoslav provò con lui, questi fu convinto a bere della vodka russa, com'era di tradizione, e le conseguenze di quella sera Masur la ricorda ancora con un sorriso.

       "La possibilità di interagire con Richter, penso tuttora sia stato  un dono inestimabile - ha detto il direttore, - La sua è una grande lezione.
    In Sviatoslav mi impressionò la sua perfetta consapevolezza di tutto ciò che voleva esprimere attraverso la musica".



    oldintermedia(2005). Trad. non profess. dal russo, ad uso personale, di C.G. Dove possibile viene indicata sempre la fonte. Tutti i diritti sono riservati ai legittimi autori ©




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    Il blog, per il 100.mo della nascita di Sviatoslav Richter

    N i k o l a j   Vasil'evič 
    G o g o l'
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    ...Amava scambiarsi delle citazioni da Gogol': "Queste citazioni arricchiscono notevolmente il nostro linguaggio"
     Sviatoslav Richter sulle novelle di Gogol', da "Musejon", La casa-museo di Richter" - 2009


    "Cos'è tutto ciò che ho scritto fin oggi? Mi sembra di scartabellare un vecchio quaderno di scuola dove in una pagina noti negligenza, in un'altra impazienza e abborracciature; la mano timida e incerta del principiante, e il modo di fare ardito dell'insolente... È ormai tempo di accingersi a lavorare sul serio. Oh, quale meraviglioso significato hanno avuto tutte le circostanze e le vicissitudini della mia vita! Quale via di salvazione sono state per me le amarezze e le avversità... La mia lontananza attuale dalla patria è voluta dall'alto, da quella stessa sublime provvidenza che tutto mi concede per la mia educazione. Questa è una grande svolta, una grande epoca della mia vita".
     
    da una lettera di Gogol' a Zukovskij - 16 giugno 1836

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    Il blog, per il 100.mo della nascita di Sviatoslav Richter

    B o r i s   V i k t o r o v i č  T o m a š e v s k i j
    
    1890-1957






    Il giovane Svetik a Odessa

    Tratto da:
    Il pianoforte preferito di Richter, di Zoya Borisovna Tomaševskaja
    (figlia di Irina Medvedeva e Boris Tomaševskij)


    La comparsa di Richter nella nostra casa, coincide con tutta un'epoca della vita del nostro Rönisch 1] 
    
    Eravamo in casa di Olga Knipper (Čechova), il 24 Luglio1948, una donna straordinaria, un'attrice meravigliosa, che significava molto per la sorte difficile di Richter. Gurzuf...2](Crimea) La nostra casa si trovava accanto a quella dei Čechov, dal "cancello blu".
    Olga Knipper, Gurzuf 1948
    Parlando di musica, Boris Viktorovič e Svjatoslav Teofilovič si unirono in un dialogo subitaneo.
    Iniziò così, con questa domanda:
    _  "Avete un pianoforte?"
    _  "E che cosa...?"
    _  "Un Rönisch..."
    _  "Verrò da voi ... È un pianoforte a coda che avevo nella mia infanzia..."

        E venne...

      Sempre nel 1948. Dopo il suo arrivo a Leningrado3] viveva solo da noi, sul canale Griboedov, numero 9. Dopotutto, in quel momento aveva un pianoforte, però una casa di fatto non ce l'aveva, e venne a Leningrado non solo per tenere dei concerti, ma proprio per viverci e preparare tutti i nuovi programmi.
    Dacha a Gurzuf 1948
    Un giorno disse,
    _ "Un pianista della mia misura, prepara da otto a dieci programmi nella sua vita. Horowitz ne ha sei. Recentemente li ho contati - ne ho 67! Che cos'ho nella mia testa?! Ho sognato di cancellare l'invenzione di Liszt di suonare a memoria. Allora avrei suonato solo Bach. Sarebbe impossibile impararlo tutto..."
    _ "Vi assicuro che il nostro pianoforte a coda è il migliore al mondo, ha un suono stupendo, è leggero, più facile da studiarci. Certo, la cosa principale è che avevate lo stesso Rönisch a casa di vostro padre".
    _ "Penso di essere a casa...mi piace molto qui..."

       E per noi é stata una festa!

      Quanti musicisti portò nella nostra meravigliosa casa: Neuhaus, Rudolf Barshai, Andrei Volkonsky, Oleg Kagan, Natasha Gutman ... Non posso ricordarli tutti. L'ultima musicista che ha suonato su questo Rönisch fu Lisa Leónskaja - pupilla di Richter.



    © Зоя ТОМАШЕВСКАЯ -Любимый рояль Рихтера

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    1.  Marca di pianoforti fondata nel 1845 da Carl Rönisch; la nostra autrice (1922-2010), afferma che il pianoforte di famiglia si trova nella casa di Valerij Gergiev 2.In luglio-agosto la moglie dello scrittore, Olga Knipper, soggiornava presso la Dacia in Gurzuf: l'attrice vi trascorreva i mesi estivi, tranne durante la guerra (foto sopra)3. 53 concerti a Leningrado nei soli anni '40 (B.Monsaingeon, "Ecrits, conversation").


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    Il blog, per il 100.mo della nascita di Sviatoslav Richter

    Da Michail Afanas'evič Bulgakov

    di
    LeonardGendlin



    da il libro "Passando pervecchi quaderni" - Amsterdam, 1986 Леонард Гендлин, перебирая старые блокноты




    Michail Afanas'evič(Bulgakov) amava la gente, più di quanto lui lo fosse. Dopo pranzo, Richter si sedette al pianoforte. - Suonerò Rachmaninov e Mozart - disse con calma. Nel suono, Richter aveva un fuoco soprannaturale, di una particolare luminiscenza, era qualcosa di sconosciuto e profondo. Davvero, ogni istante diventava sempre più ispirato, mentre nei suoi occhi ardeva un fuoco inestinguibile. Il mio viso era coperto di lacrime di gioia per l'incontro con il meraviglioso mago. Guardai Paustovskij (Konstantin Georgievič), mentre furtivo si asciugava gli occhi inumiditi.



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    Il Blog per il centenario della nascita di Sviatoslav Richter

    CHAR'KOV
    
    28  o t t o b r e  1949


    ed alcune fotografie

     
    A Valerij, Char'kov 1939
     
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    28 ottobre 1949,Filarmonica di Char'kov

    Yuri Vladimirovich Yanko, direttore attuale della Filarmonica di Char'kov:
     
    "Era un grande uomo! Genio! Il 28 ottobre 1949, durante un concerto a Char'kov, Richter scrisse sulla retrocopertina d'un libro, con la sua bella calligrafia:
     

    "Sono felice di ritornare a Char'kov (mi avete invitato...?) in quanto sento l'amore per la musica, anche della Filarmonica, ma anche dei simpatizzanti"
     
    28/X 1949, Sviatoslav Richter

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    Fotografie da varie fonti, tra cui TASS, a cui vanno i diritti ©
     
     
     
     
     

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    Il Blog per il centenario della nascita di Sviatoslav Richter

    Фаина Раневская
    F a i n a  R a n e v s k a j a

    1896-1984, attrice

    Da Elena Sergeevna Bulgakova


    Faina Ranevskaja, nata Feldmann1] fu una famosa attrice teatrale ed anche di cinema. Interpretò molte pièces  teatrali, da Anton Čechov 2] (Il giardino dei ciliegi) Alexandre Ostrovski, a Maxim Gorki, da Ivan Krijlov, Dostoevskij a Tolstoij. Studiò al Teatro d'Arte di Mosca e al TeatroMalachov. Si esibì al Teatro Majakovskij, Pushkin, Mossoviet etc.

    Amica di Anna Akhmatova e di Elena Sergeevna Bulgakova, dai tempi di Tashkent durante la Grande Guerra Patriottica.

    F.R., una volta tornata a Mosca, si prodigò molto per raccogliere i consensi di famosi scrittori ed artisti necessari proprio per sostenere Elena Sergeevna, che fu sposata dal 1932 con lo scrittore, ma all'epoca già falciato dalla censura. Le autorità sovietiche, infatti, minavano la vedova di innumerevoli ostacoli  per le pubblicazioni delle opere del grandissimo scrittore, Michail Afanas'evič Bulgakov, che era morto il 10 marzo del 1940. 3]
     
    Nella lista dei firmatari, non poteva esserci la Akhmatova, grande amica di Elena, ma già finita nella lista nera (1946). Non mancò però Sviatoslav Richter.

    Un giorno, dopo la guerra, Elena Sergeevna Bulgakova ospitò a casa sua gli amici di sempre, ovvero Anna Achmatova, Sviatoslav Richter e la nostra Čechoviana, Ranevskaja.

     In seguito, questi ricordò:
     
    Richter quarantenne
     
    "Richter suonò per tutta la notte fino al mattino, senza allontanarsi mai dal pianoforte. Ho pianto. Mai lo dimenticherò, fino alla fine della mia vita". *]

    C.G.
     
    1] Il padre era Hirsch Haïmovitch Feldmann, capo della sinagoga della sua città natale, Taganrod. 2] Lo pseudonimo Ranevskaja, proviene dalla famosa pièce di Cechov "La cerisaie, ovvero, Il giardino dei ciliegi". 3] Da quella data al 1961 non fu mai più pubblicata alcuna opera di Michail Afanas'evič Bulgakov.
    Trad. non profess. dal russo, ad uso personale, di C.G. Dove possibile viene indicata sempre la Fonte *] Tutti i diritti sono riservati ai legittimi autori ©


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