Šostakovič a casa Richter
Nina Dorliak:

Un giorno, una telefonata, ci scosse fortemente. Ci chiamò Šostakovič.
— Posso venire? Avrei qualcosa da mostrarvi.
Così venne. Eravamo terribilmente eccitati.Appena entrato dalla porta, si precipitò al pianoforte e nel mentre camminava ci avvertiva:

— Vi ho portato un ciclo di canzoni su testi tratti dalla poesia ebraica (Dalla poesia popolare ebraica, op. 79a, ndt.)
Aprì il manoscritto e cominciò a suonare, canticchiando appena le parole.Senza mai interrompersi, suonò l'intero ciclo. Per noi fu uno vero shock. Restammo in silenzio, incapaci di proferir parola.

— Beh, come va? Come state?Non avete gran fame?
Io risposi:
— Ah no, si digiuna - per non morire di fame. Tiriamo avanti, come tutti... portando pazienza.
E lui:
— Beh, chi non ha fame... Sì, lo capisco davvero. Sono tempi terribilmente difficili. È un tormento vivere così, si capisce. Si, è un momento difficilissimo... Va bene, ora vado. Devo andare. Si, mi manca l'appetito. Bene ...
Non appena la porta si chiuse dietro di lui, Slava si girò verso di me e disse:
— Ninochka! Potete immaginare che cosa è successo? Sapete chi c'era qui con noi? È come se fosse venuto da noi Čajkovskij! Prova a pensarci! ...
Slava sfogliò il manoscritto dalla sinistra e cominciò a prenderne visione.
[..]
dal libro, in lingua russa, di Terechov D.F. : Richter e suo tempo. Biografia incompiuta (fatti, commenti, novelle e saggi). Mosca, 2002 Soglasie ©.
Trad. amatoriale CG.