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Kirill Vinogradov: l'incontro con Neuhaus

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Richter con Vinogradov (Кирилл Виноградов)
Kirill Vinogradov
 
 Come ricordava l'incontro di Richter con Neuhaus
 
Kiev 1949. © Bochonoff
Ho avuto la fortuna di assistere al primo incontro di Neuhaus con Sviatoslav Richter. Era proprio la mattina di un giorno in cui stavo da Genrik Gustavovič, nella sua casa sulla strada Chkalov (Чкалов). La lezione si concluse, ed io stavo per andarmene quando il telefono squillò. Per Neuhaus c'era un allievo di Nadia Sudzan, un giovane alto e magro, di aspetto modesto, quasi timido. Sudzan glielo presentò. Seguì una breve conversazione, dopo la quale Genrik Gustavovič chiese: "Cosa vorreste suonare?" Richter disse una Sonata di Beethoven ed una Ballata di Chopin. Genrik Gustavovič andò verso una poltrona di pelle e sprofondò preparandosi ad ascoltare. Richter iniziò a suonare. L'insolita impressione che mi fece era come stava seduto al pianoforte, in tutte le posizioni più inusuali, e, allo stesso tempo, sembrava che a suonare non fosse veramente un pianista formato - c'erano delle tecniche insolite e lo stile strumentale, applicati al pianoforte. Sembrava come se alla vista fosse nudo - vigoroso, la gestualità, la trasparenza - quasi si vedesse l'intera sua struttura: il tessuto scheletrico e muscolare, il sistema circolatorio e nervoso. Tale performance era buona e sorprendentemente fluida (Richter suonò una Sonata di Beethoven, l'opera 101 e la Quarta Ballata di Chopin). Ma nella Ballata mancava il fascino del suono chopiniano - era come se prevalesse l'analisi rispetto a far emergere le emozioni in Chopin. Quando Richter concluse di suonare, Genrik Gustavovič disse qualcosa del tipo: "Suona come un direttore d'orchestra, come dovesse condurre!" Poi mise della musica sul leggio (credo che fosse Pensée di Sergei Prokof'ev) e gli chiese di leggere la partitura a Richter mentre egli, con una sigaretta in bocca e in piedi dietro la sedia su cui era seduto Richter, stava attento a seguirne le note. Richter mise le sue grandi mani sulla tastiera e cominciò. Appena iniziò la musica, il viso di Genrik Gustavovič si animò, le sopracciglia a tratti s'alzavano, per sorpresa o ammirazione. Richter continuò a suonare come se quella musica già la conoscesse bene. Una tale lettura a prima vista, fu per la prima volta che la vidi nella mia vita. [..] Neuhaus ebbe Sviatoslav Richter nella sua classe. Iniziò così la loro grande amicizia creativa e umana, che durò fino alla fine dei giorni di Genrik Gustavovič.
 
Un frammento tratto dall'articolo "Genrik Gustavovič in classe", di K.Vinogradov dal libro: "Heinrich Neuhaus, Memorie Lettere materiali...". A cura di Elena R.Richter. Mosca, 1992. © Trad. CG.

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