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Intervista a Bruno Monsaingeon di Evgenja Krivistaja

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 Il Blog per il centenario della nascita di Sviatoslav Richter

- Intervista a Bruno Monsaingeon -
"Il Centenario è una convenzione"


di Evgenja Krivistkaja (link)

Come celebrare il giubileo di Sviatoslav Richter ? Per non cadere nelle solite banalità, che tanto impaurivano questo artista, proviamo a capire in cosa consiste la sua superiore personalità, talmente affascinante per taluni, ma respingente per altri. Con questi pensieri, io Evgenja Krivistkaja, scendevo le tortuose scale per accedere ai sotterranei della Sala Grande del Conservatorio, dove attualmente “soggiorna” l’archivio del Conservatorio di Mosca. Lì, il fascicolo personale dello studente Richter conteneva solo tre fogli che fissavano ufficialmente:
la data di ingresso con l’iscrizione nel 1937; all’esame lui eseguì il Preludio e Fuga in Mi bemolle maggiore di Bach, la Sonata nr.28 di Beethoven, la Quarta Ballata di Chopin,
  il secondo foglio sanciva l’espulsione dal collettivo degli studenti il 18 agosto 1943, perché non aveva compiuto il piano degli studi,
  il terzo foglio la riammissione al quinto anno nell’ottobre 1945.

La referenza lo raccomandava come “un candidato indubbio per studiare all’aspirantorato, in quanto pianista e musicista eccezionalmente dotato, che ha ottenuto, ancora da studente, larga popolarità e riconoscimenti da parte della società musicale sovietica”.

Insomma in questo archivio non ho trovato alcuna sensazione né alcuna rarità, e sulla base di questo materiale non si poteva costruire granchè in onore del suo centenario. In quel momento si aprì la porta della stanza ed entrò un uomo con un cappotto scuro dicendo “Dove potrei comprare dei dischi di Richter?” e mi è sembrata una coincidenza incredibile. “Mi chiamo Bruno Monsaingeon” si è presentato lo sconosciuto, e qualche ora dopo stavamo già conversando con il noto regista francese, autore dei celebri documentari su Gould, Oistrakh, Roszdentsvenskij, Menuhin, e naturalmente Richter.

Domanda: Bruno, come celebrerà lei il centesimo anniversario della nascita del suo protagonista?

Helsinki: 21 giugno 1986.Fonte:  Ebay R.Cohen copyright. 
Risposta: Il centenario è una convenzione. Ma è un buon motivo per pubblicare le sue registrazioni, in modo che le nuove generazioni che non hanno avuto contatto diretto con Richter, che non lo hanno ascoltato in concerto, si possano avvicinare alla sua arte. Nel caso di Richter c’è un problema: pubblicare tutto ciò che lui ha registrato è un lavoro gigantesco. Attualmente sto cercando di raccogliere per la ditta Warner-Erato per il centenario di Menuhin, che sarà fra un anno, tutto quello che lui ha registrato per la EMI, e adesso ho tante di quelle registrazioni che, secondo un calcolo, possono costituire ben 160 cd con 70 minuti di musica ciascuno. E’ una eredità enorme. Con Richter è molto più complesso, perché lui ha registrato in URSS per la Melodia, in Occidente con Decca, EMI, Deutsche Gramophon [1], e inoltre esiste una grande quantità di registrazioni di origine piratesca; questo perché lui aveva dei pregiudizi ed era contrario alle registrazioni in studio e quindi molti lo registravano in modo amatoriale direttamente dai concerti. Le registrazioni finora sconosciute nascono come i funghi dopo la pioggia: c’è una collezione enorme a Kiev, i suoi concerti alla Carnegie Hall [2], a Parigi nella Salle Pleyel, a Londra nella serie BBC Legends: raccogliere tutto questo è un compito probabilmente impossibile. Certo avere 15 o 20 registrazioni dell’Appassionata di Beethoven nell’esecuzione di Richter a Pechino, Kiev, Parigi, New York, in Cile, a Mosca sarebbe molto interessante, ma credo che lui stesso sarebbe contrario a un tale eccesso.

D: Quali sono i criteri della scelta?

R: Per ora non posso dirlo, perché questo comporta una grande responsabilità, in quanto se rifiuti qualcosa nasce l’idea che tu vai contro Richter, eppure vorrei fare una grande raccolta con le registrazioni più interessanti, soprattutto quelle che non sono mai state pubblicate. Sto cercando attualmente il Concerto per la mano sinistra di Ravel, perché lui lo suonava abbastanza spesso e c’è stato un caso a Parigi quando lui lo ha eseguito addirittura due volte durante la stessa serata: non era contento della sua esecuzione e lo ripetè per intero come bis [3]. C’è un progetto: nel mese di ottobre pubblicare in una raccolta i miei film russi su Gennadij Roszdentsvenskij, sul tennista Andreij Chesnokov e su Sviatoslav Richter. E in qualità di bonus vorrei aggiungere alcune registrazioni di alcuni suoi concerti, come per esempio il Concerto di Dvorak a Praga, il Concerto nr.9 K 271 di Mozart con Lorin Maazel e l’Orchestra nazionale di Francia, la quale, mi sembra, non fosse all’altezza, ma in cui Richter suonava come un angelo.

D: Quali rarità aspettano ancora di uscire?

R: Nel 1986 Richter arrivò a Mantova dove rimase per sei settimane. Hanno messo a sua disposizione il Teatro Bibiena, e lui suonava ciò che voleva e quando voleva. Di solito, alle quattro del pomeriggio, i vigili[4]  giravano per la città con gli altoparlanti e annunciavano “Richter oggi suona”. In sei settimane ha suonato dieci programmi diversi. E’ stato assistito dalla Decca che aveva il progetto di effettuare la registrazione audio di questi concerti, ma uno dei collaboratori ha messo anche una videocamera, non molto professionale, ma di qualità decente. Una sola camera, una immagine fissa, però abbiamo un documento video: sono registrati il concerto di Beethoven, il programma di Schumann e le quattro Ballate di Chopin. Poco a poco ho utilizzato queste immagini nel film “Richter L’insoumis”: ho messo il finale della Quarta Ballata, il finale dello Studio in mi minore di Chopin. Ma è rimasto ancora tanto materiale. Siccome lui non era rimasto contento di come era andato il concerto con il programma di Schumann, e all’indomani aveva deciso di registrare tutto, io ho una registrazione video della durata di un’ora di come lui provava ripetendo alcuni passi. Gli cadevano gli spartiti e lui scambiava qualche parola con il suo produttore. Penso che siano delle riprese con un contenuto interessante. Certo si può chiudere un occhio sulla qualità del video perché non c’è una luce speciale, la ripresa è statica, ma mi sembra che può essere interessante non solo per i fanatici di Richter ma per tutti coloro che possono essere interessati a come lavorava questo artista, dedito alla musica in modo incredibile. Di fatto tutto il suo repertorio risulta registrato in modo professionale o amatoriale, almeno una volta. Purtroppo ci sono delle eccezioni. Nel 1934 lui ha eseguito nel Consolato germanico la Marcia funebre dalla Caduta degli Dei e di questa penso che non esista la registrazione, ma di recente ho trovato persino Erlkonig di Schubert-Liszt che lui ha suonato nel 1948. Sarebbe magnifico se si riuscisse a pubblicare questa rarità con un libretto illustrato; ma progetti simili nei nostri tempi difficilmente trovano possibilità di realizzazione.

D: Di Richter hanno pubblicato memorie, in anni diversi, numerose persone che facevano parte del suo ambiente. Lei si è interessato a queste fonti?

R: Sì, conosco i libri della Valentina Čemberdzij, ho letto un magnifico libro del regista Juri Borissov, Du  côtés de chez Richter, e questo è un po’ difficile chiamarlo libro, perché è un poutpourri senza struttura ma che mantiene un Richter autentico, spontaneo, molto diretto. Lo lessi con molto entusiasmo e pensavo che tradurlo in francese sarebbe stato impossibile, perché la lingua russa è molto colorita; ma due anni dopo ho ricevuto una lettera da una certa Madame Janine Lévy che mi chiedeva di controllare la sua traduzione in francese del libro: c’erano degli errori che riguardano la terminologia musicale, ma lei era riuscita magnificamente a trasmettere lo stile, la bellezza e la varietà dell’originale. Ho impiegato molto tempo per trovare un editore però alla fine si è riusciti a pubblicare questo libro in Francia con la mia prefazione.

D: Lei dice un Richter autentico, ma è quello che lei ha conosciuto in Francia?

R: Anche meglio. Noi ci conoscevamo da molti anni, ma solo negli ultimi anni della sua vita ci siamo frequentati di più lavorando sul film. Qui, in questo libro, lui è più giovane, si esprime liberamente, senza alcuna censura. Quando ci frequentavamo io capivo che era un uomo con una enorme fantasia, ma era compresso dalle persone che lo frequentavano. Racconto questo episodio. Negli ultimi sei mesi, Richter abitava ad Antibes nell’appartamento di mio padre e mentre stavamo preparando le riprese, io lo andavo a trovare ogni giorno. Una volta Milena Borromeo, la sua produttrice[5], mi chiese di aiutarla a ottenere da Richter due parole su Arturo Benedetti Michelangeli per una rivista italiana, perché a tutte le sue domande su com’era questo pianista rispondeva “Buono” e basta. Io l’ho tranquillizzata dicendole che avrei trovato nei suoi diari qualche espressione perché sapevo che c’era qualche paragrafo dedicato a Michelangeli. Di notte trovai questi frammenti e l’indomani andai a fare visita a Richter, con lui c’erano Nina e Milena. Ho letto quello che avevo scelto, ad esempio: “Totale perfezione tecnica. Tutto lascia freddi… Schubert mi è piaciuto. Riproduzione del testo molto precisa. Debussy mi è piaciuto. Nulla da eccepire. Nessuna impressione… Ravel. Come Debussy. Un concerto magnifico. L’amore per la musica non l’ho trovato.” Insomma lui ha espresso la sua opinione critica su Michelangeli ma con modi molto raffinati. Quando Nina sentì questo, gli disse: “Ma come può lei scrivere cose così orribili!”. Allora io in difesa del maestro ho risposto: “Ma perché ? Se lui ritiene che è così…” e Richter, sentendo l’appoggio da parte mia disse: “Sì, sì, questo sono io, sono le mie parole”. Ma lui allora non aveva la forza di difendere la propria indipendenza di giudizio. La stessa cosa è successa anche nel mio film, quando il maestro dice: “Ma certo, Šostakovich era pazzo, e anch’io volevo essere pazzo, ma io sono una persona assolutamente normale”. Dopo la morte di Richter, ho fatto vedere l’ultimo montaggio a Nina che ha protestato: “Bruno, ma lei non può lasciare queste parole su Šostakovich, e io ho risposto: “Nina, scusi, ma io ho fatto vedere a Slava questo episodio, era la vigilia della vostra partenza per Mosca e lui ha detto: “Questo sono io”; e dunque rispettiamo la sua opinione”. Ed io ho lasciato questo episodio. E se dobbiamo parlare di Richter stesso, certo che era un pazzo, nel senso che non era come gli altri, era una persona non ordinaria. E invece Gulda, del quale tutti dicevano che era un pazzo, io lo ritengo la persona più ragionevole tra tutti i musicisti che ho conosciuto, era molto consequenziale nei suoi ragionamenti e sapeva perché faceva quello che faceva e che cosa voleva.

D: In Russia Richter era talmente idolatrato che divenne quasi  un’icona, un idolo. Però l’universalismo nell’arte è una cosa molto relativa. In che misura lei è critico verso l’arte di questo musicista?

R: Le rispondo così. Il livello delle esecuzioni di Richter era sempre all’altezza. Io ammiravo il modo onesto e preciso in cui eseguiva qualsiasi tipo di musica. Per esempio Mozart, il suo Mozart, senza esplosioni del temperamento, puro e preciso. E anche quando appare la sensazione di una certa noia, io comunque mi tolgo il cappello perché nella sua esecuzione è sempre presente lo stile, l’eleganza, e una totale e sincera dedizione alla musica che lui esegue. In questo senso io non conosco brutte registrazioni di Richter. Certamente vi sono quelle in cui si incontrano note sbagliate e forse non valeva la pena di pubblicarle, soprattutto se esistono altre versioni della stessa opera. Lui era molto sensibile nei confronti dell’ambiente e nei confronti di se stesso. E’ successo un momento drammatico durante i concerti a Mantova, quando lui si è fermato durante l’esecuzione delle Variazioni su un tema di Paganini di Brahms. E dopo mi ha spiegato: “Faceva così caldo, 35 gradi…” Il video ha registrato quando lui si è sentito male, si è fermato, si è alzato, è uscito. Evidentemente poi ha guardato lo spartito, è tornato e ha ripreso a suonare fino alla fine. Oppure ha sentito che suonava il Concerto per la mano sinistra di Ravel, come diceva lui “come un calzolaio”, e immediatamente lo ha ripetuto. E la ripetizione del suo bis era buona. Penso che adesso la distanza è ancora troppo vicina: sono cento anni dalla sua nascita, ma ci ha lasciato solo 17 anni fa, quindi bisogna fare una scelta molto intelligente e non pubblicare tutto indiscriminatamente.

D: Il nome di Richter, finora, è conosciuto in Occidente?

R: Indubbiamente, e ciò non dipende dai gusti; ci sono alcuni pianisti molto conosciuti attualmente, che sono ritenuti le figure più importanti della seconda metà del XX secolo come Richter, Gould, Horowitz e negozi che vendono compact disc – in Francia c’è una rete che si chiama FNAC – e nella sezione della musica classica ci sono dei reparti dedicati a Richter, Gould, ma anche Menuhin, Oistrakh tra i violinisti; questi artisti hanno già attraversato il filtro del tempo.

D: Lei come ha affrontato la morte di Richter ?

R: Noi siamo stati insieme fino al 30 giugno 1997. Quel giorno gli ho fatto vedere la prima versione del montaggio del film. Poi siamo tornati in albergo e abbiamo conversato fino quasi alle quattro del mattino. Lui era affascinante, mi disse: “Venga, venga, io capisco che dobbiamo ancora aggiungere alcune cose”. Ed io ho chiesto se avremmo potuto girare apertamente con più di una camera e lui ha risposto che non c’era problema. Alla domanda se avremmo potuto venirlo a trovare la settimana seguente, lui rispose che sarebbe stato troppo presto: “Sarò ancora in un brutto stato, dovrò arrivare in aereo fino a Mosca e lei sa come io mal sopporto gli aerei.” “E allora, alla fine di agosto?” Lui rispose: “Troppo tardi”. Ho reagito immediatamente a queste parole, pensando il peggio, perché lui effettivamente si sentiva molto male, ma lui ha notato questa mia reazione, ha sorriso e ha precisato: “Potrebbero esserci dei concerti”. E allora io ho proposto l’inizio di agosto. Dopo la loro partenza per Mosca ho telefonato ogni giorno, parlando con Nina e lei mi raccontava che lui era di buon umore, che studiava e che mi stava aspettando. Poi all’improvviso telefonò Galina Pisarenko, dicendo che Richter era in ospedale e che doveva rinunciare alle nostre riprese. Con molta vergogna devo riconoscere che all’epoca io reagii malamente: “Eh, no è troppo; adesso lui supera tutti i limiti. Perché quando mi annullava le riprese a Parigi, non c’erano problemi, tutti quanti ci trovavamo nella stessa città, qui invece i produttori avevano fatto un lavoro enorme per organizzare le persone, le apparecchiature, fare i visti ecc. e tutto andava in fumo per un suo improvviso capriccio”. Ho preso la bicicletta e sono andato in ufficio per avvisare del problema che era sorto. “Sembra che Richter sia in ospedale.” Io non credevo che fosse vero, perché in tutto questo tempo si diceva che lui stava in buona forma. Il mio produttore, Hélène Le Coeur, mi ha rimproverato: “Bruno, perché parli così ?” Invece due ore dopo ha chiamato di nuovo Galina Pisarenko per dire che Richter era morto. Provai uno choc enorme, anche se non posso dire che tutto ciò fosse accaduto all’improvviso. Ripeto che Richter, negli ultimi mesi, era in uno stato terribile. Quando noi alla vigilia della sua partenza siamo andati al ristorante abbiamo ordinato dello champagne, e ho notato che lui, nonostante la sua ottima disposizione di spirito, respirava a fatica. Lui non voleva andar via da Parigi; lì c’erano i medici che lo sostenevano. Penso che lui fosse cosciente che se fosse andato in Russia sarebbe morto. Durante i due anni dei nostri incontri quasi giornalieri, ci siamo molto avvicinati, e quindi prima di tutto io soffrivo per la perdita di una persona molto amata, e poi per la perdita del musicista. Ma come artista egli ha completato il suo percorso, lasciando un’eredità gigantesca e anche se avesse dato ancora qualche concerto non penso che sarebbero stati i più importanti della sua vita. In quel momento ho deciso subito di dedicare tutto il mio tempo per completare il film su Richter e dopo ho pubblicato il libro con le conversazioni e i diari con grande gioia perché capivo di essere un eletto: Richter mi aveva scelto come suo biografo, si è fidato di me, e comunicare con lui per me è stata una grande felicità.



Traduzione di Valerij Voskobojnikov

Editing e note di Giorgio Ceccarelli Paxton

[1] A gennaio 2015 la Universal ha pubblicato il cofanetto di 51 cd “Complete Decca, Philips & DG recordings

[2] A gennaio 2015 la Sony ha pubblicato il cofanetto di 18 cd “The complete album collection” contenente oltre ai concerti alla Carnegie Hall anche gli altri dischi usciti nel corso degli anni per la RCA
[3] Il riferimento è al concerto di Parigi del 5 marzo 1969, direttore Lorin Maazel. Richter ripetè come bis lo stesso brano a Genova il 14 giugno 1969 (direttore Riccardo Muti), ma in quella occasione non si trattò di insoddisfazione verso la prima esecuzione; prese semplicemente la decisione di rieseguire l’intero brano come bis (cfr. B.Monsaingeon – Sviatoslav Richter – Notebooks and conversations– pag. 335 – ediz. inglese Faber & Faber 2001)
[4] Traduzione letterale. In realtà saranno stati annunci trasmessi con altoparlanti da automobili pubblicitarie che giravano la città, ma ciò non toglie nulla alla singolarità, alla curiosità e, perché no, alla simpatia della situazione.
[5] Traduzione letterale. In realtà Milena Borromeo è stata l’assistente personale di Richter a 360 gradi, provvedendo con amorevole cura a tutto ciò che riguardava il Maestro sia come artista sia come persona.


REVISIONE 14 APRILE 2015

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