Il Blog nel Centenario della nascita di Sviatoslav Richter
- Citazioni di Neuhaus, Busoni, Richter -
« Ci sono troppe cose inspiegabili nella musica, troppi misteri tra le dita e lo strumento perché il pianista non si accordi verso e contro tutti, con il suo istinto »
(Richter)
Tratto dal un bell'articolo di
Claudia Bracco "L'interprete"
La musica è stata, per molti secoli, l'estrinsecazione del «diletto» umano e, in un certo senso,
anche oggi è ancora questo il fine ultimo di ogni esecuzione. (omissis, ndr.)...
anche oggi è ancora questo il fine ultimo di ogni esecuzione. (omissis, ndr.)...
Neuhaus, (a sua volta), ebbe a dichiarare: «Una potente personalità, unita ad un'inaudita maestria, trascina sempre. . . . La possibilità quasi illimitata di suonare in modo diverso (infatti la verità è pure sconfinata) bene e splendidamente è un fenomeno che induce sempre all'entusiasmo.» È indubbio che l'ambiente, le persone frequentate, il Paese e le convinzioni maturate condizionano ogni nostra azione. Ognuno possiede una propria personalità che non può soffocare neppure volutamente, poiché è qualcosa che vive in lui, attorno a lui, che è lui. Ogni volta è un rivivere, in ogni istante, la propria vita. Grazie al potere evocativo della musica, persino la concezione temporale si espande fino a perdere i canonici significati. «L'adesso» (il suono) proviene dal passato, ma si proietta nel futuro. Mescolare la propria con la vita di qualcunaltro, tramite l'opera d'arte, potrebbe sembrare un sacrilegio o una profanazione ma, d'altra parte, l'interprete ha bisogno della composizione come la composizione necessita di un interprete.
Su questi argomenti si fonda la grande disputa sull'interprete, come fedele riproduttore di ogni segno grafico presente nella partitura, o come ricreatore di un'opera d'arte. Secondo Busoni«ogni esecuzione è già una trascrizione»e anche se questa affermazione va presa con le dovute precauzioni, la condivido in linea di massima. Innanzitutto ogni cosa o spunto musicale deriva dal testo e quindi è già presente, più o meno tangibilmente. In pratica la creazione dell'interprete è relativa, in quanto parte da basi predeterminate: il risultato finale del pensiero del compositore è il punto di partenza dell'esecutore. Piuttosto che considerare l'interprete come tramite, preferisco pensare alla partitura come collegamento fra autore ed esecutore/pubblico. Questi ultimi li vedo strettamente accomunati poiché il fine è di far partecipe il pubbico delle « scoperte». D'altra parte neppure il compositore può fissare in schemi le proprie idee, sia per i limiti grafici sia perché la sua stessa natura, i suoi sentimenti, le sue percezioni sono in continua evoluzione. La musica è ineffabile anche grazie agli inganni in essa contenuti: gli stessi cambiamenti di timbro, l'enarmonia, il temperamento equabile, le modifiche subite dagli strumenti nel corso dei secoli fanno si che niente può considerarsi certezza.
Su questi argomenti si fonda la grande disputa sull'interprete, come fedele riproduttore di ogni segno grafico presente nella partitura, o come ricreatore di un'opera d'arte. Secondo Busoni«ogni esecuzione è già una trascrizione»e anche se questa affermazione va presa con le dovute precauzioni, la condivido in linea di massima. Innanzitutto ogni cosa o spunto musicale deriva dal testo e quindi è già presente, più o meno tangibilmente. In pratica la creazione dell'interprete è relativa, in quanto parte da basi predeterminate: il risultato finale del pensiero del compositore è il punto di partenza dell'esecutore. Piuttosto che considerare l'interprete come tramite, preferisco pensare alla partitura come collegamento fra autore ed esecutore/pubblico. Questi ultimi li vedo strettamente accomunati poiché il fine è di far partecipe il pubbico delle « scoperte». D'altra parte neppure il compositore può fissare in schemi le proprie idee, sia per i limiti grafici sia perché la sua stessa natura, i suoi sentimenti, le sue percezioni sono in continua evoluzione. La musica è ineffabile anche grazie agli inganni in essa contenuti: gli stessi cambiamenti di timbro, l'enarmonia, il temperamento equabile, le modifiche subite dagli strumenti nel corso dei secoli fanno si che niente può considerarsi certezza.
Per arrivare ad esse, vi sono molte strade, ma nessuna si può considerare sbagliata: tutte le conclusioni raggiunte, dopo attente riflessioni, hanno sempre un fondo di autenticità comune. Nella molteplicità enorme di possibili «soluzioni» che un brano può suggerire, le migliori, confrontate, non sono mai totalmente diverse. Personalmente penso che l'Esecuzione debba essere piena di slancio, densa di emozioni, illuminata da una chiarezza filologica (non ostentata ma assimilata) dove il gusto del «bello» trapeli da ogni singolo suono e dove tutto il corpo concorra a rendere il pezzo ancora più magico. Tutto, nell'umile convinzione che in fondo si tratta di «semplice artigianato artistico» ma con la consapevolezza che, assolti i compiti di responsabilità verso la partitura e le difficoltàmeramente tecniche, tutto ciò che rimane è pura gioia.«Ci sono troppe cose inspiegabili nella musica, troppi misteri tra le dita e lo strumento perché il pianista non si accordi verso e contro tutti, con il suo istinto» (Richter)
Da "Rassegna Musicale", Curci Editore 1991. © Foto Garnek: Richter in Polonia anni '90
Si legga - Le nouvel observateur, luglio 1966, una intervista di Maurice Fleuret, pubblicata nel blog nel 2010.