G a l i n a
P i s a r e n k o
soprano
"il suo senso della musica era incredibile!"
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— Ho avuto la fortuna di eseguire con Richter quattro programmi. Il primo era dedicato a Medtner, le Romanze.
— Musica complessa!
— Sì, veramente. Una eccezione fu anche il nostro ultimo programma incentrato su Grieg: laddove avrei potuto cantare una musica semplice, diretta per capirci, lui scelse sempre cose terribilmente difficili. Era interessato a superare queste difficoltà.
— Musica complessa!
— Sì, veramente. Una eccezione fu anche il nostro ultimo programma incentrato su Grieg: laddove avrei potuto cantare una musica semplice, diretta per capirci, lui scelse sempre cose terribilmente difficili. Era interessato a superare queste difficoltà.
Il secondo programma fu Szymanowski - il ciclo dei Canti del muezzin innamorato, su poesie di James Joyce e i Canti Kurpi. Tutta musica estremamente complessa.
Poi ci fu anche Il giro di vite di Britten alle Serate di Dicembre, dove ho cantato la parte della Governante, una sua completa realizzazione.
Mentre l'ultimo programma fu dedicato a Grieg, comprendeva diverse Romanze - gran parte sconosciute oppure impopolari. Solamente Solveig per Richter non era così interessante. Scelse Den Bergtekne, Eros ed altre, che non venivano mai eseguite. Scelse un Grieg aspro e inedito, forte, di temperamento.
— Come lavoravi con Richter?
— Il lavoro era molto intenso. Si iniziava a suonare immediatamente e in vista di un concerto non si provava "a pezzi" ma da subito concentrati, senza nessun tipo di "riscaldamento", mai "separati", in nessun modo. Lui si sedeva al pianoforte e cominciava a suonare come era necessario, immergendosi completamente, nel pieno del suo talento. Abbiamo sempre lavorato a lungo e duramente. Le prove erano sempre molte e forse capitava che non fossi sempre così pronta a capire le sue idee, su come doveva essere. Era molto esigente. La profondità del suo pensiero, il suo senso della musica era incredibile!
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— Come lavoravi con Richter?
— Il lavoro era molto intenso. Si iniziava a suonare immediatamente e in vista di un concerto non si provava "a pezzi" ma da subito concentrati, senza nessun tipo di "riscaldamento", mai "separati", in nessun modo. Lui si sedeva al pianoforte e cominciava a suonare come era necessario, immergendosi completamente, nel pieno del suo talento. Abbiamo sempre lavorato a lungo e duramente. Le prove erano sempre molte e forse capitava che non fossi sempre così pronta a capire le sue idee, su come doveva essere. Era molto esigente. La profondità del suo pensiero, il suo senso della musica era incredibile!
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da una intervista di Alexander Matusevich, pubblicata su operanews.ru nel 2009, in occasione del 75mo della famosa cantante, allieva di Nina Dorliac.
Traduzione amatoriale di C.G.