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In Honorem Slava. 20 marzo 2015

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"In Honorem Slava"

 
C e n t e n a r i o   d e l l a   N a s c i t a

di
S v i a t o s l a v 
R i c h t e r

 
 20 Marzo 1915 - 20 Marzo 2015
 к 100-летию пианиста святослава рихтера


Anni '40
 
« Cancella i tratti casuali, e vedrai che il mondo è stupendo ».
(Aleksandr Blok) 
 

SU SVJATOSLAV RlCHTER
(Stanislav Neuhaus)
© Quaderni dell'Accademia Chigiana, vol. 44, 1991


S.R. (altra fonte)
   Nei giorni delle premiazioni, dei giubilei, delle celebrazioni, dei funerali, ci si sofferma involontariamente sul significato nella nostra vita, di questo o quel nome: ci chiediamo se è stato un lampo, che ha lasciato soltanto un piacevole ricordo, toccando appena la nostra anima, oppure se è affondato nel cuore, influenzando costantemente i nostri concetti, la nostra condotta, aiutandoci ad apprezzare i fenomeni della vita, rinforzando il nostro spirito e la nostra fiducia nella bontà, nell'umanità, la nostra fede nella bellezza della vita. Penso di esprimere non soltanto la mia opinione (che non sarebbe assolutamente interessante), ma l'opinione della stragrande maggioranza degli appassionati di musica in tutto il mondo, dicendo che il nome di Richter effettua proprio tale profonda influenza sulla vita spirituale della parte culturale dell'umanità contemporanea. Perché il nome di Richter ci sembra così grande, luminoso, alto, puro e umano? Ormai non è un segreto per nessuno il fatto che ogni concerto di Richter diventi un avvenimento enorme della vita culturale. E allora in che cosa consiste questa gigantesca forza di influenza di Richter sugli uomini? Noi frequentiamo i concerti di Richter, ascoltiamo, proviamo la beatitudine, poi ci scambiamo le impressioni, discutiamo su che cosa ci è piaciuto di più, cosa di meno, e difficilmente in quel momento ci rendiamo conto che durante il concerto abbiamo ottenuto una carica così forte di fiducia negli uomini, nella loro bellezza e purezza morale, nella bontà e nella giustizia, che ci aiuta ad avvicinarci alla comprensione del pensiero blokiano (di Aleksandr Blok), da lui espresso con tale meravigliosa semplicità:
« Cancella i tratti casuali, e vedrai che il mondo è stupendo ». Dopo un concerto di Richter diventiamo più puri, più buoni, e quindi più perspicaci, più intelligenti, più forti, e per noi diventa più facile cancellare questi tratti casuali, che ormai non ci sembrano più così importanti. Credo che la forza più importante dell'influenza morale dell'arte richteriana consista proprio in questo lavaggio degli occhi, per esprimersi in modo figurato, che aiuta a vedere le cose nella loro luce autentica e non falsa, non "casuale". Forse per questo motivo nessuno fino ad ora ha superato Bach, Michelangelo oppure Tolstoj, anche se dopo di loro sono vissuti tanti virtuosi del pennello, della penna e del suono: perché veramente di rado il dono geniale, la passione per la propria arte, la comprensione profonda della vita s'incontrano con una tale elevatezza morale, con una tale grandezza dello spirito. Questa rara combinazione la possiamo riscontrare in Richter, ed è questa che lo pone tra i più grandi artisti, tra quelli che creano un'epoca con la propria arte. Finché siamo giovani, puri nel cuore, pieni di vaghi desideri e speranze, di un'ingenua fede in tutto ciò che è migliore, più buono, siamo attratti nell'arte dalla passione sensuale, dai sogni astratti, dalla bellezza esteriore, dal brio e dal temperamento; dopo proviamo l'amarezza della delusione, e ogni tanto ciascuno di noi prende "una dura frustata" dalla vita. Cominciamo quindi a comprendere la tragicità della vita, qualche volta sentiamo anche il respiro della morte, diventiamo più saggi, e veniamo attratti dalla luce calma, profonda e pura della bellezza interiore, e non ci separeremo mai, fino alla fine dei nostri giorni, dalla gratitudine nei riguardi delle persone che ce la offrono. Queste persone sono i nostri amici più intimi e più fedeli, e nell'elenco di questi "amici per la vita", accanto a Bach, Tolstoj, Pushkin, Beethoven, Shakespeare e molti altri, io aggiungo anche Richter.


da "In memoria di Stanislav Neuhaus" a cura di Valerij Mikhajlovich Voskobojnikov


(sull'infanzia) 
I miei primi ricordi -  i   s o g n i ...

(Un sogno crepuscolare...) descritto a V.Č.
"Mamma e zia Lena mi mettono su una panchina, da quel punto posso vedere tutte le coltivazioni. Mi dicono: "Aspetta un minuto. Noi verremo presto". E con il sole dritto verso di me, in una strada sgombra, vorrei tornare indietro. La strada è deserta, mi è di fronte. Si sta facendo buio. Io attendo, attendo, attendo, ma non viene nessuno. E sebbene fossi allora piccolo (tre anni), capii che il sogno era - allegorico  (questo è Zhitomir)".

   ...La storia di un bambino dà, credo, la chiave per risolvere il mistero del suo fenomeno ...

(Valentina Čemberdži, "О Рихтере его словами")
 
Il piccolo Svetik, ritratto da zia Mery*
 


Zio Kolja con Svetik (*)

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" Q uello di Zhitomir fu il periodo migliore della mia prima infanzia, pieno di favole e di poesia. Vivevo a contatto con la natura, anzi addirittura in simbiosi con essa, dal momento che i miei parenti erano selvicoltori ed in famiglia regnava il culto della vita agreste. Adoravamo la natura, la divinizzavamo: fino all'età di sette, otto anni, ho creduto negli elfi e nelle sirene. La natura mediava il mio rapporto con il soprannaturale: era piena di mistero. Dietro ogni suo aspetto indovinavo il manifestarsi d'uno spirito: vivevo letteralmente nel mondo delle favole...Ma tutto questo nutriva il mio spirito profondamente."
 
 (Genio e Regolatezza, conversazioni sulla musica, con Jacov Milstejn)
 
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Sviatoslav Richter, 1992 © Foto di R.Ugolini
crosseyedpianist.com

 

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