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Querelle, da Tre Burlesques di Bartók (reg.1989)

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"Q u e r e l l e"

B A R T Ó K               1989
(da Burlesques Sz.47 op.8c)


 A Marina Remaggi

...Addirittura sconvolgente il Bartók delleTre Burlesche"
(Bologna, 1989. Dino Villatico, La Repubblica)




Dino Villatico


C'è un episodio, nell'Idiota di Dostoevskij, che, apparentemente marginale, costituisce il nodo centrale del pensiero che sorregge il romanzo, come, nei Fratelli Karamazov, il racconto del Grande Inquisitore o lo sdoppiamento di Ivan. Il protagonista, principe Myskin, è invitato a un ricevimento dalla generalessa Elizavieta Procofievna, la quale però gli raccomanda di fare attenzione, di non essere sbadato e impacciato, come al solito, perché ha appena acquistato uno splendido vaso cinese, e ci tiene molto. Per tutta la serata il principe vive nel terrore di rompere il vaso cinese. E, nel calore di una discussione, finisce davvero con l'urtarlo e mandarlo in frantumi. L'episodio è esemplare per molti versi, ma soprattutto per ciò che rivela del principe, del suo inconscio. Ma anche per la lucidità con cui Dostoevskij raffigura l'emergere di questo inconscio, o, come lo chiama, di questo sottosuolo. Tutto ciò è profondamente russo, proprio come profondamente russa, slava, è l'arte interpretativa di Sviatoslav Richter. L'episodio dostoevskijano la illumina come meglio non si potrebbe. Il punto, il nodo, di questa impostazione interpretativa sta, infatti, proprio come nella rappresentazione di Dostoevskij, nel fatto che l' intelligenza, la ragione, si affanna a interpretare ciò che non è ragione, ciò che sembra estraneo all' intelligenza, ciò che noi chiameremmo dunque irrazionale, ma che per Dostoevskij, come per Richter, non è irrazionale. E' semplicemente la materia su cui si basa anche la ragione. Si può chiamarla sensibilità, sentimento, o come si vuole, sarebbe sempre un modo riduttivo, delimitante di indicarla. Infatti non si tratta di porre un' opposizione tra la chiarezza della ragione che imposta la struttura dell' interpretazione e la sensibilità che offre il colore, il sapore, il tono. Così come non si tratta di un contrasto tra la razionalità della costruzione musicale e l'inafferrabilità del suo influsso emotivo, del suo valore estetico. Si tratta invece esattamente del contrario: la razionalità della pagina, la logica della costruzione sono spiegate dal loro valore estetico, dal loro impatto emotivo. E' un modo di procedere difficilissimo, che obbliga l'ascoltatore non solo a sentire dentro di sé quell' impatto, ma anche a chiarisene le ragioni.

 [..]

(estr. dall'articolo 'E il grande Richter rompe i vasi cinesi', 1989), pubblicato nel BLOG

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