Il Blog nel Centenario della nascita di Sviatoslav Richter
T h é o e S v e t i k
a Odessa, anni '30
a Odessa, anni '30
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Tatjana Verbizkaja
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A Odessa: accanto a sé papà Théo, seduto al pianoforte. Anni 30' |
In "Genius Loci Sviatoslava Richtera", di Jurij Dikij. PDF (Русский)
Richter adolescente leggeva Dickens...
Richter adolescente leggeva Dickens...
"Tra le mie letture letterarie di quei tempi ci furono le opere di Dickens, di cui apprezzai in maniera particolare "Dombey e figlio"....(Sviatoslav Richter in Jacov Milstein "Genio e Regolatezza ")
- da "DOMBEY E FIGLIO"
Nella vasta camera in penombra adagiato sulla comoda poltrona accanto al letto il signor Dombey si sentiva fiero e felice perché si era finalmente avverato l'evento a lungo atteso. Sposato da dieci anni da sei aveva una figlia Florence che tuttavia per lui non contava nulla ma ora la ditta fondata da suo padre si trovava ancora una volta garantita nel suo avvenire di prosperi commerci. E tutto l'orgoglioso affetto paterno di quell'uomo duro si riversava sul minuscolo essere di cui egli si riteneva il proprietario assoluto e che si sarebbe chiamato Paolo come già il padre e il nonno mentre non una sola parola di tenerezza egli rivolgeva alla povera donna silenziosa e innocente vittima della sua domestica tirannia. Non l'aveva commosso nemmeno l'annuncio datogli dal medico di famiglia e dal luminare di scienza chiamato a consulto che la puerpera si trovava in preda a un preoccupante stato di prostrazione non scevro di pericolo. Ma gli fece senz'altro molto piacere che la sorella Luisa sopraggiunta come un turbine insieme con l'amica intima signorina Tox lo abbracciasse esclamando con fervore: Paolo carissimo mio diletto fratello! Il bambino è davvero un autentico Dombey!
Florence fu ammessa a conoscere il nuovo fratellino; parve allora che la madre già rimasta insensibile alle esortazioni della cognata la quale insisteva nel dirle che doveva farsi forza per reagire a quella passeggera debolezza non potesse più staccare gli occhi dalla bimba che subito l'aveva stretta nel suo abbraccio. Povera piccola Florence! Di lì a poco si abbandonava sul letto singhiozzando e invocando invano colei che non poteva ormai più rispondere.
La signora Luisa Chick si dichiarava profondamente persuasa che la cognata avesse ceduto semplicemente alla propria debolezza di carattere e che se si fosse anche solo sforzata di non dimenticare il grandissimo onore fattole dal titolare della ditta Dombey e Figlio quando l'aveva presa in sposa una semplice indisposizione non sarebbe stata sufficiente a privarla della vita. In ogni modo le aveva già perdonato quella specie di rinuncia ai doveri della famiglia e cominciò a occuparsi della questione più urgente che era di trovare una nutrice per il neonato. L'amica signorina Tox si diede d'attorno con ammirevole sollecitudine e nel pomeriggio stesso della luttuosa giornata riuscì a presentare al signor Dombey un certo numero di giovani spose prosperose. Si deve ammettere che nel signor Dombey il dolore per la morte della moglie non era scevro da una sfumatura di collera; nell'intimo del suo cuore freddo vi era soprattutto la consapevolezza della grave perdita subita dal figlio infatti era solo intento a costruire dentro di sé la giovinezza gli studi e l'alto destino di quel suo rampollo ed erede. Riteneva piuttosto umiliante doversi occupare di un particolare secondario quale certo era la scelta di una nutrice ma vi accondiscese di buon grado e così una giovane donna si lasciò indurre dietro promessa di un buon compenso ad abbandonare temporaneamente il marito e i quattro robusti figlioletti per andare a nutrire il signorino Paolo Dombey e a prendersi cura di lui. Il signor Dombey non lesinò sul prezzo ma pose delle condizioni molto precise.
- Sento - disse il signor Dombey - che il suo nome è Polly Toodle ma desidero che in casa mia lei sia chiamata Richards perché è più conveniente. E inoltre mi ascolti bene: desidero che lei s'incontri il meno possibile con la sua famiglia; una volta poi che le sue prestazioni non siano più richieste intendo che insieme con la cessazione del salario sia troncato anche ogni altro rapporto fra noi.
La donna rimase alquanto stupita ma accettò i termini del contratto e prese congedo dal marito e dai bambini con molte lagrime e tuttavia confortata dal pensiero che a loro avrebbe badato una sua giovane sorella di nome Gemina. Poi le fu dato solennemente in consegna il bambino l'unico prezioso rampollo della ricca famiglia Dombey.
La casa era grande e sontuosa ma priva di sole; poche le stanze abitate mentre le sale rimanevano sempre nella penombra delle persiane abbassate e con i mobili ben riparati dalle fodere in attesa che l'erede crescesse. La nutrice viveva quasi prigioniera con il bambino al secondo piano; il signor Dombey aveva riservate per sé tre stanze che si aprivano sul vestibolo di cui una era una specie di veranda e guardava attraverso una vasta vetrata su un angusto cortile ornato di tre alberi stecchiti e anneriti dalla fuliggine. Appunto qui la nutrice doveva scendere e passeggiare avanti e indietro con il bambino perché il signor Dombey lo vedesse mentre consumava la prima colazione e poi di pomeriggio quando egli rientrava per il pranzo. Qualche giorno se il tempo era bello veniva la signora Chick in compagnia dell'inseparabile signorina Tox per far prendere aria al bambino e cioè la nutrice doveva camminare solennemente su e giù per il marciapiede fra le due donne reggendo con delicatezza la creaturina.
Un giorno Florence che aveva trascorso alcune settimane presso la zia salì per vedere il fratellino ma subito la raggiunse Susan la giovanissima cameriera che fungeva anche da governante della fanciulla con l'ordine di non disturbare la nutrice.
- Non mi disturba affatto! - esclamò la buona donna che vedeva la bimba per la prima volta. - E come sarà contenta la signorina Florence di essere tornata a casa e di abbracciare il suo babbo!
- Che dice mai signora Richards! - ribatté Susan. - Il padrone ha ben altro per la testa! Lui s'interessa di chi è venuto dopo ma nemmeno prima aveva né tempo né voglia di vedere molto la signorina Florence e poi da quando è morta la povera signora non l'ha più vista e non la vuol vedere e credo che se l'incontrasse per via forse non la riconoscerebbe nemmeno!
- Poverina poverina! - gemette la buona donna tutta compassionevole. - Ma ci dobbiamo almeno vedere fra noi sia buona Susan! - E con grande conforto della bambina l'inflessibile Susan si lasciò indurre a promettere che non avrebbe ostacolato quegli incontri necessariamente semiclandestini.
Inutile negare che il signor Dombey non avesse mai amato la figlia perché aveva per lei quasi addirittura del rancore come se fosse colpa sua se non era nata maschio come se le rimproverasse di essere tanto attaccata alla madre di essere stata per lei l'unico grande conforto. La bambina era molto sensibile; senza comprenderne il motivo intuiva l'ostilità paterna e soffriva dolorosamente di rappresentare agli occhi del padre una presenza affatto priva d'importanza o peggio ancora indesiderabile.
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