Il Blog nel Centenario della nascita di Sviatoslav Richter
da Valentina Čemberdži
S v e t i k s o g n a v a...
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Particolare della copertina di ↪ "Hanspeter Waldtraum" di Otto Sauber |
- 1 Feci un sogno (non é nemmeno un sogno, piuttosto un presentimento) - Ebbene, come sempre si svolge al chiar di luna, io sto in piedi davanti ad un uomo bianco gigantesco, senza nulla addosso. Questa vastità é la nostra casa, dentro la riserva. Serrò gl'occhi, io li tenni schiusi, e così continua. Poi, di seguito, numerosi anni dopo, a Mosca mi son trovato spesso a ricordarlo. Suonavo "Le Sacre du Printemps" a due pianoforti con Vedernikov. A quanto pare, è un sonno atavico, qualcosa del genere. Penso d'aver avuto un anno d'età.
- 2 A quel tempo, ero in viaggio da Žitomir a Odessa, mi hanno inviato a Sumy, perché... il nemico si stava avvicinando. Era la guerra. [..] A Žitomir vivevo nella via del Mercato, nella casa gialla. [..] Ho sognato la via d'un mercato (un sogno molto interessante), siamo tutti seduti nella sala da pranzo, che s'affaccia sul giardino... Sogno che stiamo seduti a tavola (mia mamma - tre fratelli e due sorelle), e ad un tratto! Un rombo! Nelle vie del mercato viaggiamo tutti in locomotiva. Miglior sogno non poteva essere (parte del bazar si spostò nella chiesa Putijatin, dal barocco ucraìno, ed un'altra si piazzò lungo la via Sadovaija - dove c'erano una recinzione e dei giardini).
- 3 A Odessa - avevo un anno e mezzo - viviamo dai Nizhijn. Io dormivo tra papà e mamma. Forse questa notte loro non c'erano affatto, bensì Jeanne la francese e l'infermiera Celia. La camera è assai stretta - solo una finestra di fronte al letto, una crepa nel muro sporco e disgustoso della casa, mentre di fronte c'è un istituto (la casa è d'una sporcizia orribile) - è realtà. Mentre il sogno è: io dormo, però mi sveglio e m'accorgo che è notte, che sul soffitto della stanza c'è un piccolo gufo fosforescente che pare ce l'abbia con me, però vedo poi l'ombra di un grande volatile, e mi convinco che sia un amico degl'altri uccelli.
- 4 Un altro sogno fu molto sciocco, "l'orso con l'asciugamano". A Žitomir andiamo con mia madre dai Mikheev, parenti dei Čechov. Ci sono recinzioni ovunque, e siam dovuti entrare attraverso un buco. Al momento di lasciar casa, mi devo davvero sbrigare, l'ho visto da distante (l'orso, ndt.) che era diretto verso di noi, avvolto da un asciugamano. (Descrizione,ndt.) Siamo appena incamminati, e mi sento di dover far presto, però inizia a far sempre più buio. Sono molto spaventato, e vicino alla casa avverto che qualcos'altro mi ha raggiunto, dobbiamo entrare in casa (dove si svolgono intense conversazioni, i caminetti, come dai Čechov), e portare ai presenti tutti i messaggi che provengono dall'altra parte, laddove vivono gl'altri - al di là della barriera - ed infine arriviamo dentro casa dove ci attendono una moltitudine di giovani donne e uomini dell'esercito (ricordo l'odore dei mantelli: è la Guerra del 1914), e poi un urlo folle, pensavo fosse stato l'orso; è Papà che gridò nel sonno - al posto di un orso, un po' sbronzo, fu come la metamorfosi, o la reincarnazione. La cosa più interessante è che guardo sempre all'indietro, e lo vedo con l'asciugamano naturalmente cresciuto.
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