Rudolf B. Baršaj ricorda Sviatoslav Richter
Рудольф Борисович Баршай
Sviatoslav Teofilovič amava una buona prova ed ha sempre richiesto molto dall'orchestra. A causa di questo, ebbe qualche problema con alcuni direttori. Una volta suonai con l'Orchestre de France un dignitoso Quarto Concerto di Beethoven, con un pianista rinomato. Furono previste solo tre prove, di cui una con il solista. Naturalmente, durante questa prova con il solista, lavorai sul suono dell'orchestra.
Il pianista perse allora le staffe e andò in buca (sopra al palcoscenico, ndt.) a lamentarsi della gestione dell'orchestra:
Il pianista perse allora le staffe e andò in buca (sopra al palcoscenico, ndt.) a lamentarsi della gestione dell'orchestra:
"Il direttore non ha provato con l'orchestra, ed inizia farlo solo adesso che ci sono io".
Sviatoslav Teofilovič non faceva parte di queste "star".
Quando suonava con l'orchestra era interessato a tutto quanto il lavoro, compreso al suono dell'orchestra. Furono così dei concerti irripetibili.
Quando suonava con l'orchestra era interessato a tutto quanto il lavoro, compreso al suono dell'orchestra. Furono così dei concerti irripetibili.
Come solista, non si è mai contrapposto agl'altri musicisti, bensì ha sempre chiesto un unico lavoro di squadra. Quando ciò non gli era consentito, con certi direttori, la prova non andava a buon fine.
A Novosibirsk, abbiamo voluto eseguire il Concerto di Britten, così stavo preparando l'orchestra. Quando Sviatoslav Teofilovič arrivò il suono fu sin dall'inizio così emozionante che i musicisti erano felici e provarono con un entusiasmo straordinario. Superarono loro stessi. Questo succedeva spesso ai musicisti che suonavano con Richter, indipendentemente dal fatto che si trattava d'un quartetto o di un'orchestra.
E' successo, per esempio, al Quartetto del Teatro Bolshoi che ha eseguito assieme a Richter il Quartetto di Franck. La prova del Quartetto era buona, ma quando apparve Richter, ci fu una sorta di gigantesca presenza che fece balzare i musicisti in aria, costringendoli a volare, moltiplicando le loro forze.
Durante una performance congiunta del Concerto di Britten ho sentito, distintamente dietro di me, una forza sovrumana uscire dal pianoforte. Quando Sviatoslav Teofilovič provava con un'orchestra da camera, provava come fosse un elemento regolare dell'orchestra. Non gli piaceva perdersi niente, dalla A alla Z, e ha sempre chiesto, se necessario, di ripetere questo o quel passaggio, suonare dall'inizio alla fine per Richter era solo tempo perso.
Una volta, con Valentin Berlinskij, provammo a casa sua, in via Arbat, dalle dieci del mattino, senza alcuna interruzione. Richter non ha bisogno di pause. Tra i tempi, Nina Dorliac ci offrìva del thè e dei panini.
Berlinskij ed io, a quell'epoca, lavoravamo presso la Scuola "Ippolitov-Ivanov".
Berlinskij ed io, a quell'epoca, lavoravamo presso la Scuola "Ippolitov-Ivanov".
All'una e un quarto cominciarono le nostre lezioni.
Alle 03.00, Valija mi diede una gomitata:
– Dobbiamo andare, presto!– Taci! - dissi, continuando a suonare.Dieci minuti dopo mi spinse nuovamente:– Rudick, dobbiamo andare!Alle 03.30 disse a Richter:– Slava, dobbiamo andare. Abbiamo le classi alle 04:00– No, no! Proviamo fino alle quattro!
Alle 04.30 eravamo ormai irrimediabilmente in ritardo. Per arrivare, dall'Arbat, il taxi ci avrebbe impiegato almeno 40 minuti.
– Slava, siamo in ritardo per la classe!
Sviatoslav Teofilovič, rovente, chiuse di botto il pianoforte e disse, tuonando:
– Allora, ci si decida, o si danno dei concerti o si va ad insegnare!
Quindi non andammo a scuola, ma rimanemmo a provare fino a tarda sera.
Ci fu una sola pausa, quando Richter fece una doccia fredda.
Poi ritornò a provare.
Successe così ancora. Non riesco a ricordare una volta che si sia sentito stanco.
Successe così ancora. Non riesco a ricordare una volta che si sia sentito stanco.
Sviatoslav Richter coi colleghi si comportava in modo estremamente cortese e comprensivo, senza alcuna settaria distinzione. Se voleva dal direttore una strumentazione leggermente diversa, il massimo che si lasciava scappare erono delle osservazioni molto rispettose.
Nel 1955 ero un membro del Quartetto Čajkovskij, con Richter ero a Budapest.
Organizzammo un recital col quartetto incentrato sui Quintetti di Schumann e Šostakovič. Richter diede un recital. Eseguì, in modo abbastanza inaspettato, l'Appassionata. Fece un'impressione enorme, il successo fu incredibile. Sviatoslav Teofilovič stesso era soddisfatto, il che è abbastanza raro.
Durante la cena che seguì, prima del nostro ritorno in albergo, disse insoddisfatto:
–Nell'Appassionata sono arrivato troppo presto al climax", - incupito - Vado a dormire, disse Richter.
La mia camera era di fronte alla sua stanza. Quando ci andai, sentii i suoni dell'Alborada del gracioso. A Sviatoslav Teofilovič mancavano un paio di giorni per l'esecuzione di un concerto a Mosca, il cui programma includeva opere di Debussy e Ravel.
Non era soddisfatto della qualità raggiunta dal suo lavoro e suonò fino all'alba.
Poco prima del concerto rinunciò a presentare il suo risultato, non ne era ancora soddisfatto.
Solo molto più tardi lo riprese. Quale fu il risultato! Credo che lo stesso Richter ne fosse felice.
Ho incontrato alcune persone assai autocritiche, tuttavia sono queste che si distinguono tra i talenti più grandi. E' noto che Beethoven ha lavorato per dieci anni il solo primo tempo della Marcia Funebre della Sinfonia Eroica, prima di esserne convinto.
R.B.
Traduzione amatoriale R/I di CG. Fonte: www.sviatoslavrichter.ru