Quantcast
Channel: Sviatoslav Richter Blog
Viewing all articles
Browse latest Browse all 425

Barshai parla di Richter (dal libro "Nota")

$
0
0
Barshai parla di Richter

Dal  libro di Rudolf Barshai “NOTA” 
 


La vita di Rudolf Barshai raccontata da lui stesso nel film di Oleg Dorfman, traduzione interlineare



Rudolf Borisovič Baršaj (1924-2010) violista, uno dei fondatori del Quartetto “Borodin”, violinista e direttore d'orchestra, fondatore della famosa Orchestra da camera.


(dal capitolo 32)
Richter, Barshai, Menuhin
Con Richter abbiamo cominciato a suonare da studenti, nel Conservatorio mentre io suonavo nel Quartetto. Che fosse un genio era chiaro a tutti fin da subito. Ricordo come Borisovskij, il mio insegnante di viola, durante una lezione, raccontava a noi studenti di un concerto di Richter, ascoltato alla vigilia: “Il pianoforte di Richter suona come una orchestra sinfonica, non ho mai sentito una tale quantità di timbri, da lui l'oboe si percepiva più chiaramente che dall'orchestra.” Io stesso più tardi ebbi la possibilità di convincermi come Richter semplicemente schiaccia un tasto in basso e nasce un suono come quello del contrabbasso o della tuba e per giunta copre la sonorità dell' orchestra intera.
Richter era l'allievo preferito di Neuhaus; Richter lo stimava molto e ha preso molto da lui. Insieme abbiamo provato un programma di Brahms in casa di Neuhaus. A Genrich Gustavovič piaceva moltissimo ascoltare come suonavano i suoi allievi. E a noi chiaramente in questa atmosfera crescevano le ali. Lui ha lodato Slava e scherzando ci siamo ingelositi, e Neuhaus disse: “Capisco, capisco, lo ritenete il collaborazionismo tedesco-tedesco. Ma cosa ci posso fare se lui suona in modo cosi sconvolgente”.
Richter era il genio della laboriosità: poteva studiare fino a 20 ore al giorno, ne sono testimone.
Stiamo provando a casa sua, all'epoca lui abitava in un piccolo appartamento di due stanze sull' Arbat. Noi con Berlinskij insegnavamo al liceo e fissavamo le lezioni per le ore 4 del pomeriggio. Dalle 9 del mattino la prova. Richter non aveva bisogno delle pause. Nemmeno io, devo dire, le pause mi stancano. Lavoriamo, lavoriamo... alle ore 3 Valja mi indica con gli occhi l'orologio, sarebbe l'ora di andarsene. Ma come si fa a interrompere? Passa ancora mezz'ora, Berlinskij dice “Slava, scusaci, per noi è ora, abbiamo lezioni al liceo”  Risponde Slava: “Non succede niente, proviamo fino alle 4 e poi andrete. Prima che i vostri allievi si radunino...” Sono le 4/4 e mezza. Da casa sua fino al liceo ci vogliono almeno 40 minuti. Dico: “Slava, basta, scusa, facciamo tardi alla lezione”. Richter rimase in silenzio, poi chiuse il coperchio del pianoforte e disse: “Allora, o noi diamo i concerti oppure seminiamo il buono e eterno [1]”. Insomma non siamo andati al liceo e abbiamo provato fino a notte.
Un paio di volte Nina Dorliac offriva i panini, che sparivano immediatamente e una volta Slava andò sotto la doccia ghiacciata, ritornò con l'accappatoio e cosi continuò a provare.

Nel 1954 con il quartetto Čajkovskij siamo andati a Budapest. Richter suonava un programma con noi [2] e dava i recital solistici. In uno di questi [3] ha eseguito la Sonata Appassionatadi Beethoven. Questa esecuzione ci sconvolse. Torniamo in albergo impressionati ed emozionati e ci mettiamo a tavola. All'improvviso Richter si china verso di me: “Rudik, sapete, io sono l'ultimo ciabattino” “Perché che succede?”  “Io nell'Appassionata, ho iniziato troppo presto lo sviluppo. Mi sono affrettato, capisce ? Ho iniziato anzitempo a creare la tensione e per questo alla fine la tensione non ebbe la forza sufficiente e la punta culminante non arrivò come avrebbe dovuto.” “Slava, mai sentito una migliore Appassionata. Scosse la testa “No, sono l'ultimo ciabattino”.
Finita la cena, Richter disse: “Bisogna andare a dormire, domani è una giornata difficile, dobbiamo cominciare con la prova del Quintetto, la sera dobbiamo suonare il Quintetto ed é complicato”.
Mi sono addormentato. Dopo 10/15 minuti sento che sta suonando. La mia stanza si trova di fronte alla sua dove hanno messo appositamente un pianoforte per lui. E certamente non riuscivo a dormire, poiché mi interessava terribilmente cosa stesse studiando e come lo studiava. E lui ha iniziato a studiare non l'Appassionata, ma un passo da un magnifico brano di Ravel, Alborada del Gracioso. Un passaggio molto difficile che non gli riusciva mai. L'ha ripetuto una quantità infinita di volte e lo avrà studiato almeno fino alle 5 del mattino. Alle 5 non ho resistito e mi sono addormentato.
Al rientro a Mosca Richter doveva suonare un recital, ma questa Alborada di Ravel la tolse dal programma. Promise che l'avrebbe suonata al prossimo concerto. E un mese dopo suonò questo brano, ma come! Si trattava di una perfezione assoluta del pensiero musicale, del tessuto e del suono. In questo c'era qualcosa di assolutamente straordinario, persino indecente; era strano come un semplice mortale possa suonare cosi.


(dal cap. 33)
Ad esempio Richter fino al 1960 era autorizzato a suonare solo nei paesi del “socialismo vincente”. Era
tedesco per linea di padre, il quale fu arrestato e fucilato a Odessa prima dell'arrivo dei nazisti, perché avrebbe fatto la spia in loro favore. Il padre era organista nella chiesa protestante. Invece la madre, al contrario, era partita con i tedeschi durante la loro ritirata e poi aveva vissuto in Germania.
Per vent'anni lei con Slava non avevano saputo niente l'uno dell'altra. Belozerkovskij [4] andò al Ministero della Cultura e disse: “Richter é conosciuto in tutto il mondo solo dalle registrazioni dei suoi dischi e tutto il corpo diplomatico accreditato a Mosca non comprende perché un pianista cosi grande non si possa ascoltare all'estero, permettetemi ci vado io con lui, mi assumo tutta la responsabilità”. E lo permisero. Arrivati all'estero, il giorno dopo  Belozerkovskij porta a Nina L'vovna il biglietto di ritorno: “Hanno telefonato da Mosca ed é necessario che lei torni immediatamente” .  “Perché, che succede?” Immaginate il loro stato. Un mese dopo attraverso gli amici del Ministero si chiarì che nessuno aveva telefonato. Si trattava di una iniziativa personale di  Belozerkovskij. I suoi amici gli chiesero: “Perché hai rimandato la moglie di Richter a Mosca?” E lui rispose “Lei mi impediva di controllare Richter”.


(dal cap. 34)
Progr. stagione '67-'68 Sala Grande Conserv.
Salisburgo. Di questo soggiorno le cose più memorabili sono le conversazioni con Richter. Abbiamo suonato insieme il Concerto in Mi bemolle di Mozart. Li c'é il movimento lento in do minore, molto triste. Stiamo provando, dietro le finestre la stessa città che percorreva Mozart guardando le stesse case, alberi e comunque lo stesso cielo. Noi con Richter abbiamo già eseguito questo Concerto a Mosca chissà quante volte, ma ora durante la prova, Richter all'improvviso si interruppe, rimase in silenzio e poi disse: “ No, non é cosi, qui non si tratta semplicemente della tristezza o malinconia: in questa melodia ci sono le sofferenze dell'artista. Sono dei tormenti dell'animo creativo”. E noi abbiamo suonato in modo completamente diverso. Impossibile raccontarlo con le parole. E' stata la cosa più importante di questa tournée.
E poi, sempre là, ho provato la Sinfoniain Re Maggiore, composta da Mozart all'età di 16 anni e non mi veniva mai l'attacco. E' solenne, potente, ma non riuscivo a trasmettere all'orchestra la mia sensazione. Provavo ripetutamente, ma non veniva, tutto bene ma non il carattere. “Slava, non capisco come lo devo trasmettere a loro”. Lui mi avvicinò proprio prima del concerto. “Ci ho pensato, si immagini che lei è un Re, ed ecco il Re che esce davanti all'orchestra e alza la bacchetta, naturalmente un Re che capisce la musica”. Tutto qui. Uscii sul palco del Mozarteum come un Re ed è stata la migliore esecuzione della XX Sinfonia.


(dal cap. 60)
1993. [Barshai rientra a Mosca dall'emigrazione [5].]
Il primo concerto nella Sala Grande venne benissimo. Ho avuto la sensazione di incontrare lo stesso pubblico lasciato nel 1977. Ma nello stesso momento pensavo alle persone che non potevano essere in sala anche se per me era come se ci fossero. Non c'era in quel momento a Mosca nemmeno Richter, il mio ultimo caro compagno di arte, ma ben presto ci siamo incontrati in Giappone per suonare insieme. Come risultò, fu per l'ultima volta. Si trattava dei tre concerti di Mozart. Sapete, Nikolaj Zabolockij ha questi versi: “Ora lui è un poeta famoso, anche se non da tutti ammirato e non da tutti nemmeno compreso...”. E finiscono cosi:

Vaga sempre da solo
E cerca di capire con il cuore
Ciò che possono comprendere
Solo le persone anziane e i bambini.


Questi versi mi venivano in mente nel momento in cui Richter a Tokyo suonava il Concerto nr. 17 di Mozart.
Suonava con semplicità meravigliosa e parlava proprio di ciò che possono raccontare solo persone anziane e bambini.

E' stato il suo ultimo concerto; è registrato e pubblicato su disco che si chiama proprio cosi “Richter  l'ultimo concerto”. [6]



Traduzione di Valerij Voskobojnikov. Note di Giorgio Ceccarelli Paxton





[1]      Dalla poesia di Nikolaj Nekrasov, 1877, “Ai seminatori” (cioè ai docenti), dove s'intende seminare la sapienza per raccogliere nelle prossime generazioni maggiori frutti di cultura e democrazia. Ironia  di Richter che non ha mai voluto insegnare!
[2]             Il 18 marzo fu eseguito il Quintetto op. 44 di Schumann
[3]             Recital del 10 marzo
[4]      Mitrofan Kuz'mič Belozerkovskij, all'epoca il potente funzionario, direttore della Filarmonica di Mosca.
[5]      Il famoso musicista decise di emigrare dall'URSS nel 1977 dopo vari e numerosi scontri con la burocrazia ed il famigerato KGB. Visse in Israele, Germania, e definitivamente in Svizzera.
[6]             Per onorare la realtà storica è necessario fare alcune precisazioni che ovviamente non inficiano la spontaneità e la passione dei ricordi di Barshai. Il concerto cui si riferiscono queste parole fu tenuto a Tokyo il 3 marzo 1994 e furono eseguiti di Mozart i Concerti nr.1 K37, nr.5 K175 e nr. 18 (non 17, eseguito in altre occasioni dai due artisti) K456.  Esso non fu l’ultimo concerto in assoluto di Richter (l’ultimo solistico fu a Lubecca il 30 marzo 1995 e l’ultimo sinfonico a Milano il 20 settembre 1994 con Ashkenazy), ma fu in effetti l’ultimo concerto sinfonico registrato e commercializzato ufficialmente (almeno finora) su etichetta giapponese Sacrambow ed etichetta americana Laurel LR-902. Quest’ultima produzione fu intitolata “Richter: The last concert”.

Viewing all articles
Browse latest Browse all 425

Trending Articles