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The Art of Sviatoslav Richter, tribute by Corrado Grandis

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    1°   Agosto   1 9 9 7    -    1°   Agosto   2 0 1 2


    15 anni dopo....

    A Slava

     




    "Morire non è nulla; non vivere è spaventoso."

    (Jean Valjean; V, IX, V; I Miserabili di Victor Hugo)

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    "N e w   R e l e a s e s"                        (Novità Audio/Video)
    L     e          R     e     c     e     n     s     i     o     n    i
      
    Registrazioni audio e video di recente pubblicazione recensite dal blog
    A cura di Giorgio Ceccarelli Paxton
    Agosto 2012 

    XIII


    WEST HILL RADIO ARCHIVE 6043


    Questa benemerita label aveva prodotto non più di qualche mese fa un paio di cd 1 assolutamente apprezzabili per gli intenti e per le produzioni. (ctr. recensione in questo blog).



    1 Sviatoslav Richter in Budapest – The Concert of 9 February 1958 – WHRA 6023. Sviatoslav Richter’s Boston Debut - West Hill Radio Archive – WHRA 6035


    Anche questo singolo, un tutto Liszt, si pone nella stessa ottica, pur se desta qualche perplessità. Ma intanto vediamone la tracks-list e la provenienza dei brani, nonché la loro eventuale precedente presenza sul mercato discografico.

    Liebestraume nr.2, Liebestraume nr.3


    Valse oublie nr.1, nr.2, nr.3


    Mephisto Waltz nr.1
    Questi sei brani provengono dal concerto del 5 febbraio 1958 a Mosca e uscirono qualche anno fa sul Revelation RV 10011, ormai fuori commercio.

    Fantasia su melodie folk ungheresi


    Concerto per pianoforte e orchestra nr.2


    Questi due brani per orchestra furono eseguiti il 27 settembre 1961 a Budapest con l’Orchestra di Stato Ungherese diretta da Janos Ferencsik s sono usciti, tra gli altri sul vinile Discocorp RR 454 (poi spiegherò il perché di questa citazione), ma soprattutto su vari Philips tra cui il cd 422137-2).

    Harmonie poétiques et religieuses nr.7 “Funerailles”

    Eseguito (?- poi spiegherò il perchè del punto interrogativo) nel concerto di Budapest dell’11 febbraio 1958 – almeno così recita il libretto. Se questa data è corretta il brano era già uscito non solo sui succitati Discocorp e Philips 422137-2, ma anche su Music and Arts 760, Doremi DHR 7959 ecc.Però mi sorge il dubbio che, dando ormai per scontato che al contrario del precedente doppio di Boston questo cd non provenga da nastri originali, ma sia mutuato da altri cd, questo brano possa anche provenire da Mosca 5 febbraio 1958…E perché ? Perché, guarda caso, Funerailles da Mosca 5.2.1958 è presente su quel Revelation RV 10011, su cui sono i sei brani citati all’inizio. Dovremmo dare fiducia all’attribuzione del curatore del cd, ma il dubbio rimane, nonostante la durata sul Revelation sia 11’43” e sul WHRA 11’11”, e alcuni rumori di fondo siano presenti solo su quest’ultimo e non sul primo.

    Di solito la comparazione incrociata si basa (oltre che sul brano in sé, per il quale serve un orecchio più sensibile e più giovane del mio) anche sui rumori, sui colpi di tosse ahimè sempre presenti degli spettatori, sugli applausi finali ecc., ma in questo caso non vi sono applausi (tranne che per i brani con orchestra) né sul WHRA né sul Revelation ! Eppure sono brani tratti da concerti live. Applausi cancellati dalla produzione Revelation, ed anche dal WHRA, il quale, evidentemente, è stato copiato dal Revelation o nella migliore delle ipotesi proveniente dalla stessa fonte.

    Inviterei gli amici e gli intenditori che siano in possesso di ambedue i cd all’attento ascolto degli stessi e a darci su questo blog le loro impressioni.

    Mi scuso se talvolta mi dilungo su elucubrazioni forse inutili sull’attribuzione di date, ma a parte la deformazione collezionistica penso possa essere utile per chi non voglia possedere “tutto” Richter, magari risparmiare su un acquisto superfluo, sapendo che le interpretazioni di una nuova uscita sono le stesse di un disco di cui è già in possesso.

    Due parole finali non tanto sull’interpretazione di Liszt da parte di un Richter quarantatreenne, il cui spessore artistico è facilmente immaginabile, ma sul libretto che accompagna il cd, curato da quel Kevin Bazzana, musicologo statunitense già patrocinatore e produttore sia dei vinili non ufficiali della Discocorp sopra citato sia dei cd non ufficiali 2 della Music and Arts. E’ un libretto completo e ben scritto, in cui seppure alcune pagine sulla vita e la carriera di Richter siano ripetute dal precedente WHRA 6023, le pagine finali focalizzano il rapporto Liszt-Richter piuttosto esaustivamente con considerazioni pertinenti ed efficaci.

    Nell’insieme un cd più che apprezzabile, ad un prezzo contenuto, reperibile online sui siti più volte citati in questo blog. E’ utile fare una ricerca approfondita perché il prezzo può variare di più di qualche euro


    Errata corrige et addendum:  
    Nella recensione al KING INTERNATIONAL KKC 2020-1 di qualche mese fa ho erroneamente scritto Mozart Concerto nr.20 in Mi Bemolle Maggiore K 482; Si tratta in realtà del Concerto nr.22.
    Inotre tale cd è ora reperibile suhttp://www.amazon.co.uk/


    2 Non a caso, questo cd, come i precedenti WHRA, sono “made and printed in EU. Not for sale in the USA”.



    PRAGA DIGITALS PRG/DSD 350 056 RACHMANINOV


    Sono usciti sotto l’etichetta Praga Digitals (http://www.pragadigitals.com/) due cd che probabilmente preludono ad una ristampa di tutte le esecuzioni Richteriane già presentate in passato da questa label. L’intestazione infatti recita “Richter edition” (e poi anche “limited edition”, ma non si capisce perché) e quindi il progetto è già abbastanza chiaro anche se non c’è una pianificazione esplicita in tal senso sul sito sopra riportato.

    Ricordo che la Praga aveva già fatto uscire in passato 23 singoli cd di Richter (di cui 15 poi rieditati in un unico set) con incisioni per la massima parte dal vivo. Sia i singoli sia il cofanetto sono ormai fuori catalogo e quindi pensavo ad una peraltro opportuna riedizione magari con suono digitalizzato e migliorato.

    Però la prima uscita mi lascia perplesso perché si tratta di brani che con la ex Repubblica cecoslovacca non c’entrano per niente. Infatti la track-list è come segue:
     


    Rachmaninov Concerto nr.1 op.1 (studio Mosca 18.2.1955-Sanderling)


    Rachmaninov Concerto nr.2 op.18 (studio Leningrado 2.2.1959-Sanderling)


    Rachmaninov Preludes op.23/1; op.32/9,10,12 (live Newark 28.10.19601)

    Praticamente di ceco e di praghese non c’è nulla. Inoltre specialmente i due concerti con Sanderling hanno avuto una copertura discografica immensa sia in vinile sia in cd per cui non si capisce bene il senso dell’operazione, considerato poi che in passato questi brani non erano mai usciti per l’etichetta Praga !

    Leggermente diverso il caso del secondo cd: il

    PRAGA DIGITALS PRG/DSD 350 058 GRIEG – DVORAK



    che pur comprendendo Grieg Concerto op.16 (live Mosca 1.5.1977-Kondrashin), ha perlomeno anche

    Dvorak Concerto op.33 (live Praga 2.6.1966-Smetacek)


    Insomma qualcosa di ceco (città e direttore) c’è.

    Questo coupling era già uscito su Praga 256001, mentre il singolo Grieg sul Praga 250048 e il singolo Dvorak sul Praga 250016.

    Insomma se dell’operazione nel suo complesso non si capisce ancora molto, la riedizione del Grieg/Dvorak è opportuna e beneaugurale, in quanto le precedenti edizioni sono ormai fuori catalogo.

    La rimasterizzazione, condotta da Karel Soukenik sui nastri originali 2, ridà vigore e nuovo fulgore al magico suono del Maestro.

    1 Molto probabilmente il Prelude op.23 nr.1 è del 26.12.1960 a New York

    2 Almeno così è scritto sul libretto, anche se i nastri originali dei concerti newyorchesi sono un mare magnum complessissimo da decifrare, in specie per quanto riguarda il copyright …


    REGIS RRC 1384 BEETHOVEN



    Questo Regis riprende le esecuzioni di alcune Sonate beethoveniane già comparse in passato su altre etichette ufficiali e non.




    Con la scadenza, man mano che gli anni passano, dei diritti di esecuzione (fissati, se non vi sono stati cambiamenti recenti, a 50 anni) è normale che riemergano esecuzioni ormai storiche , anche se più volte rieditate dalle “major” discografiche.


    Qui abbiamo infatti la Sonata nr.8 op.13 Patetica nell’esecuzione in studio a Mosca del giugno 1959, la Sonata nr.17 op. 31 nr.1 Tempesta (studio Londra 1961) e la Sonata nr.23 op.57 Appassionata (live Mosca 9.6.1960). La prima e la terza apparse in origine su Melodia mentre la Tempesta su EMI.

    Tutte e tre ampiamente uscite successivamente su miriadi di etichette in vinile e digitale.

    Ovviamente tutte esecuzioni “classiche”, nel senso di esecuzioni di riferimento, necessarie nella discoteca di tutti gli appassionati di musica (e non solo di Richter) per cui questo cd, reperibile e prezzo basso sia nei negozi sia online, può essere un’ottima soluzione per chi ancora non ne fosse in possesso.

    REGIS RRC 1390 SCHUBERT-BEETHOVEN

    Altro Regis questa volta dedicato a Schubert. E anche in questo caso valgono le considerazioni generali fatte in precedenza per il beethoveniano Regis 1384.

    Questa la track list:

    Schubert Sonata nr.16 op.42 D 845 (studio Mosca marzo 1957)

    Schubert Momento Musicale D 780 nr.1(live Sofia 25.02.1958)

    Schubert Impromptu D 899 nr.2-4 (live Sofia 25.02.1958)

    Beethoven Bagatelle op.33/3,5; op.119/2,7,9; op.126/1,4,6 (studio Mosca luglio 1959)

    Come si vede dalle attribuzioni delle date di esecuzione (completamente assenti dal due pagine-libretto su cui il nome di Richter non viene mai citato) non si sentiva il bisogno di un’ulteriore riproposta di brani dai concerti di Sofia su cui Philips ha costruito decine e decine di ri-uscite, e probabilmente nemmeno degli altri “studio” da Mosca provenienti da Melodia e riproposti da Urania e altre decine di etichette.

    Però questo è, e visto che si tratta non di novità ma di copie copiate da copie, copio anch’io quanto scritto alla fine della nota del Regis beethoveniano citato in precedenza:

    “Ovviamente tutte esecuzioni “classiche”, nel senso di esecuzioni di riferimento, necessarie nella discoteca di tutti gli appassionati di musica (e non solo di Richter) per cui questo cd, reperibile e prezzo basso sia nei negozi sia online, può essere un’ottima soluzione per chi ancora non ne fosse in possesso.”

    p.s. come di consueto non faccio valutazioni sull’aspetto interpretativo, non avendone la preparazione necessaria, ma mi permetto solo un apprezzamento: non è mai esistito e non so se esisterà mai qualcuno che esegue Schubert come Richter: assolutamente inarrivabile. In qualche passaggio Radu Lupu, ma “nell’insieme” Richter è unico.



    GCP

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  • 08/18/12--13:40: April 5, 1970
  • April 5, 1970: Carnegie Hall

    There is a great deal of metaphysical depth in a piano recital by Sviatoslav Richter, an emanation of mystical power which is as palpable as it is invisible. Granitic of manner, he is deficient in or perhaps contemptuous of superficial charm. Should he choose some day to fake a bit of the grandstand histrionics affected by some performers, it would not matter: he certainly possesses everything else which distinguishes a major artist.

    His April 5th Carnegie Hall program was lean and almost frugal, as shorn of vain and empty show as was his platform deportment. It built muscular and sonorous splendors one on top of the other with Beethoven works — the Opus 34 Variations on an Original Theme, the Opus 76 D Major Variations, the Opus 35 Eroica Variations— and with Schumann's massive, architectonic, "Beethovenesque"Symphonic Etudes. It was a case of a giant addressing himself to giants, with results that were pianistically and interpretively gigantic. Matched by few if any keyboard virtuosi as a master of the pedal, Mr. Richter alternated percussive explosions with passages of poetic introspection to a degree both arresting and astonishing, particularly in the Eroica Variations and the Schumann. With fingers like his a Steinway can indeed be made to sound like an orchestra, a pianist rival a conductor.

    GREEK JOHNSON

    CUE the weekly magazine of New York life
    APRIL 18, 1970

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    "Personal memories"

    Prof. Lidia Baldecchi Arcuri

    

    

    part IV


    Transl. by L.B.A. from "Sviatoslav Richter in Liguria: 1962 - 1992", Concerti e Ricordi personali, by Guido Sarpero and Lidia Baldecchi Arcuri. Edit. C.G.


    Prof. Sarpero reports:


    “…the 80’s through all the 90’s are turbulent years for Richter. Serious health problems afflict him, he suffers depressions, he is anguished for the loss of dear friends (Oleg Kagan, Emy Moresco…). Nonetheless, these negative events are balanced out by renewed impetus with the addition of new repertoire as well a refreshed return to some of his chosen repertoire. (He notoriously had one of the most extensive repertoires brought to the concert stage!)

    During these years he frequently visited the Ligurean and French Rivieras, and it was from Genoa that he began his1989 tour in Italy; and it is on this occasion that he decides to begin the tour dedicating a concert to his long-time friend, Prof. Lidia Baldecchi Arcuri, to her pupils, and to the Conservatory “N. Paganini” in which she was teaching at the time. This is the chosen program:



    Schubert: Sonata D.894 op.78

    Weber n: Variazioni op.27 (Variationen für Klavier)

    Szymanowski: 2 Metopes op.29 (L'Île des Sirènes and Calypso)

    Bartok: 3 Burlesques op.8

    Hindemith: ″1922″ Suite für Klavier, op.26


    January 26th, 1989, State Consevatory of Genoa “ Nicolò Paganini”


    (Lidia Baldecchi Arcuri remembers):



    “LIFE’S GIFTS”



    "I’ve always considered true friendship to be one of life’s most precious bestowals; and this event is a living proof of my belief.

    As always when the Maestro decided to come my way, Milena Borromeo would call to give me the general details. I had, by then, an organized network of friends and pupils who suggested hotels, pensions or particular corners of the region that could meet his taste, and that…were new to him! This time the choice fell on a lovely hotel in Camogli that belonged to a friend of mine. It was there that we met him for afternoon tea. As always, we spoke of many events, of his health (he wasn’t in the best of shape), of facts in general and music, of course.


    I remember one fact in particular because linked to another anecdote which took place shortly afterwards, and because it concerned the old diatribe about good and bad pianos.


    A concert had been organized for him at the Soviet Embassy in Paris. The piano he was to play on turned out to be “the worst I had ever touched!”; but a refusal to perform, (which was his immediate reaction), was absolutely unthinkable. Then he turned to me tilting his head in his peculiar way, and with his typical expression (which meant, “really it’s the absolute truth!), he concluded: “It turned out to be one of the best concerts of my life.”



    On the same theme, when I brought him to visit the hall and piano at the Conservatory, the Director came to meet him and had the unfortunate idea to excuse himself for the poor piano he had to offer him. I can still see him tilting his head, giving him a querulous and rather haughty look, and saying, “All pianos are good pianos for me!” That was that, and also the end of the story… I also believe that the concert that followed was also one of his best!



    This is how it all happened.

    Suddenly, out of the blue, the Maestro turned to me, and in his simple, dry style said, “I’ve decided to dedicate a concert to you, to your pupils, in your Conservatory” (I couldn’t believe my ears);but, he continued, “I could play one of two different programs that I believe to be suitable for the occasion: one completely composed of Études ( ! ) and another…the other was the one I chose whispering the answer. I looked at my husband who had remained impassive at the announcement. I translated it as meaning exactly the same thing that had crossed my mind. Many times we may express the wish and the will to do something which in effect we are unable to do for a number of uncontrollable circumstances. So I looked at him, thanked him (..weakly!), conversed for some time still. The next day he left for Tuscany. I no longer dared nurture the idea that the incredible gift he had offered me would actually take place.


    After a week, a call from Milena announced that Richter would give the concert the following week, on the 26th of January. I then realized that the Maestro never wasted his breath-


    I immediately called the President of the Conservatory and the next day we met with the Director. When he told us that there were no funds to cover the minor costs of hosting such an event, I immediately set out to find them. The bank, Cassa di Risparmio offered the sojourn; Dott. Nicola Costa sent his private driver to pick him up in Tuscany and bring him to Nervi (a new destination to which he will return several times, and where, strangely enough, I now live). I personally took care of the tuner who worked for two days on the piano to make it worthy of the occasion and procured the small spotlight for the piano - (he had now adopted this discreet, almost mysterious type of lighting for his concerts). I then begged the local parish priest not to clang out the bells at Vesper time …and waited for the grand day to arrive.


    The Maestro was thrilled with the accomodation and the sea-walk: everything suited him. Turandot was on the billboard and he asked me if tickets were available. I procured them and off he went. The next morning he came but did not practice as I had expected: instead, there he sat at the piano playing and commenting the tempos taken by the conductor in certain passages of the opera! As usual, my husband joined in and they duetted until lunchtime. He wanted to lunch in the kitchen and so we did. I wasn’t aware that he didn’t particularly care for salads and I had prepared a rather complex one; fortunately he commented, “Oh, the first interesting salad of my life!” For Richter, things were “interesting” or “not interesting”. Another example? The first time I saw him pull out of his pocket a conspicuous roll of money-bills, I told him to be careful. He looked at me and said, “Why, is money interesting?”


    He asked my opinion on what he should wear for the concert (he was very meticulous on the matter), and went to rest a bit. I arranged that he be accompanied by a pupil of mine, who also was to turn the pages, and went off to the Conservatory for last minute necessities.


    A half-hour before the concert, the hall was already completely full and amazingly… silent! I was quite touched by the awareness of all these young people of the uniqueness of the event.


    When the programmed time for the beginning of the concert arrived…no Richter! Fifteen minutes of complete anguish on my part, and total silence in the hall followed. Then suddenly my pupil appeared and, amused, told me that the Maestro had seen a deli and had stopped to eat some prosciuttoon a bread stick! I wewnt to greet his arrival, he looked around and ordered, “ Put on all the lights!”. The hall exploded in a prolonged applause with rhythmic calls of Richter, Richter…!

    The rest is testified by the raving reviews and a recorded testimonial. It was and remains the most extraordinary gift received in my lifetime."




    POST-SCRIPT


    "After the concert, Richter did something so exceptional for him, that even the newspapers reported it: he sat down at the Director’s desk and autographed all the programs presented by the bubbling, now-noisy students!

    During the quarterhour before he opened the door to the invading horde, he took me aside, visibly pleased and smiling said, “ In this program I intended to trace a journey from the Heavens (Schubert) to Earth; but to the licentious, dissolute, lewd Earth of Grosz (Hindemith Suite), Do you know him?” I answered negatively. By now you can guess what he said to me pointing his index: “Investigate.”

    I did, and what a discovery it turned out to be!"



    DIGRESSION (By pure chance)


    "By pure chance, in 1995, I was asked to give some lectures for the coinciding commemorative year of Hindemith’s and Bartok’s birth. My investigation of the period had started shortly after Richter’s (imperative) suggestion to investigate.


    The entire process initiated with the audition of a great part of Hindemith’s operatic, symphonic, solo and chamber works. My friend, Mrs. Orlandini, owner of a famous record shop of the time, helped me by lending me everything she had in stock. The link, Hindemith-Grosz introduced me to the entire period of German Expressionism between the two wars and to the extraordinary Medieval Masters by whom they were inspired. This Gothic heritage (not Baroque as I had been taught erroneously!), was often declared by Hindemith himself. The Baumberg Masters were the font of his inspiration and ideals. So I had decided to cover the walls of the Conservatory hall with huge posters of these Medieval painters together with those of Contemporary painters of Hindemith’s period. A truly astounding similarity resulted. One of the posters, representing a wooden Madonna of a Baumberg Master was to be the visual background to a performance of Hindemith’s“Marienleben”, Opus 27 for voice and piano.


    As I was kneeled on the floor at home, reinforcing the Madonna poster for its placement on a stand, the phone rang. It was Milena keeping me posted.


    “By the way,” she concluded, “the Maestro tells me to tell you how difficult the piano part to the Marienleben lieder is!(He was to perform them during his Festival at the Grange de Melais, and I knew nothing about it.). By Pure Chance."



    A FLEETING REMEMBRANCE. A church steeple


    "On one of our jaunts dowm the coast, I noticed the Maestro searching for something in the landscape (?) His visual memory was phenominal. Suddenly he exclaimed – happy as a lark – “That’s what I was looking for . There it is!” It was the baroque steeple of the church of a small ex-fishing village; Sori.

    He asked me to look for a pied-a-terre for him there. The task was more difficult than it might sound , because he wanted it “right under or in front of the church”.

    I had found something, but he later chnaged his mind. Not unusual!"




    SOUND AND SPACE (digression and after-thought)


    "I have just recently connected certain readings with certain choices taken by Richter during the last part of his extraordinary artistic career. In the program notes that appeared in the halls, he explained the reason for his determination to play in near darkness. What he never explained though, was the why of his concomitant choice to play only in small environments. From this consideration, I am naturally excluding the argument that small spaces are the dominating feature of numerous aesthetically enticing structures of the past: (for example, the small theaters of Mantova, Sabbioneta, Vicenza, Imperia, etc.). During my literary wanderings I fell upon an interesting conclusion of Peter Brookes, theatrical director, that could coincide with similar intimate needs felt by Richter in his later years.



    The book is entitled “The Shifting Point” (“Il Punto in Movimento”). The chapter is subtitled

    “Filling in empty space.
    The use of space as an instrument”.


    I have come to the conclusion that “theatre” is based on a specific human “necessity: that is, a yearning necessity to establish a new type of intimate “rapport” with fellow creatures.(…) In large spaces one is obliged to speak with “greater emphasis, in a less spontaneous style; if instead we could shorten the “distances; if all of us could get closer to one another, the intercourse, the “exchange, would become much more dynamic

    Richter was a great “connoisseur” of theater and theatrical methods. He knew the techniques and the needs of projection “towards” and “through” space. Could it be that he also, at a certain point, had felt an urgent need to establish a new, a more intimate, a more dynamic rapport with his fellow creatures?



    Unfortunately, at the time I didn’t ask him. Now I certainly would."




    By Prof. L.Baldecchi Arcuri

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                                                                                         Classic Voice 160

    Richter e il Quartetto Borodin

    Dvorák: Quintetti per pianoforte e archi


    Nell'ultimo numero della rivista musicale "Classic Voice", Richter interpreta i Quintetti per pianoforte op. 5 e 81 di Dvorák. In un perfetto audio digitale che restituisce ogni sfumatura dell'imperdibile interpretazione: il pianoforte di Richter e gli archi del Borodin sono ripresi dal vivo al Festival di Praga

    Gli articoli su Richter, di Valerij Voskobojnikov e Giorgio Ceccarelli-Paxton, ritraggono la sua figura di musicista-esploratore del repertorio cameristico.

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  • 09/16/12--07:35: 4 Luglio 1971. Con Boulez
  • 4 Luglio 1971. Con Boulez

    
    4 Luglio 1971. Tours (Grange de Meslay: London Sinfonietta)

    Programma
    Purcell: Fantasie
    Mozart: Concerto in do minore KV.491 (Richter), Concerto per corno no.3 KV.447 (Tuckwell)
    Haydn: Sinfonia no.99

    [..] In Luglio, Pierre Boulez e Sviatoslav Richter sono venuti insieme alla Grange de Meslay dove il pianista sovietico ama prodursi da molti anni. Fino ad allora si trattava di musica classica. La venuta di Boulez porta al pubblico di queste « fêtes musicales » — pubblico di Turenna misto a parigini — le opere dei grandi viennesi ma anche creazioni di giovani inglesi, come Birtwistle o Peter Maxwell Davies. Boulez dirige la London Sinfonietta, complesso molto giovane e bravo di persone che amano lavorare con lui. Marie-Thérese Escribano è meravigliosa nel Pierrot Lunaire, si mantiene in quello stile acuminato, talvolta lontano, nei poemi a mezze tinte, i più belli. Conosce l'ironia, la disperazione, il parossismo nell'espressione, ma dà sempre quell'impressione di naturalezza, così rara nella difficile arte dello Sprechgesang. E' il momento più bello del primo concerto. Webern patisce nell'acustica un po' secca della Grange, anche se Boulez dirige luminosamente il Concerto per nove strumenti Op. 24. Richter doveva, in questa prima serata, interpretare il Concerto da camera di Berg per pianoforte, violino, e tredici strumenti a fiato, ma un'indisposizione trattenne a Mosca il violinista Oleg Kagan e Boulez lo sostituì con l'Opus 9 di Schoenberg per sostituire Berg. Gran pubblico, caloroso, aperto ed allegro. Più giovani degli altri anni, che discutevano poi nel fresco della notte, sotto i grandi alberi che circondano la Grange, sulla prima esecuzione francese di un lavoro già vecchio di Maxwell Davies, intitolato Alma redemptoris Mater. Il materiale tematico di questa partitura è preso da una antifona medievale, l'ispirazione presente si ricollega al canto gregoriano. L'indomani Domaines di Boulez, in una interpretazione meno sensibile, meno poetica di quella data — pure sotto la sua direzione — alla Salle Gémier (Petit TNP), da Michel Portai con il complesso Musique Vivante. Tuttavia il clarinettista Alan Hacker ha delle sonorità meravigliose, rotonde, piene e calde. Di Stockhausen: Zeitmasse molto ben eseguito sempre dalla London Sinfonietta; di Birtwistle: Verses for ensembles, punteggiati talvolta d'umorismo, in un « continuum mobile ».
    La terza sera, dopo una calda giornata (Richter aveva pranzato sull'erba con i musicisti, alla soglia della Grange) la gioia pone fine all'attesa, pone fine all'inquietudine (Richter si sentiva nervoso, lo si era detto malato quando i suoi concerti furono annullati a Parigi, poi si era molto parlato dei primi incontri Boulez-Richter in Italia). Il pianoforte, con lui, esalta il proprio ruolo di personaggio drammatico; l'orchestra, con Boulez, conserva la voce ampia, la risposta piena ed alta. Tutto è marcato da un'impronta tragica e risoluta; la cadenza di Brahms sale dolorosa e ribelle. Il pubblico, la critica reagiscono con gioia. I sogni di queste « fêtes » in Turenna, che portano degnamente il proprio nome, hanno, da otto anni fiorito.

     
    Dalla Francia - I festival estivi - Boulez e Richter in Turenna. Nuova Rivista Musicale. RAI ERI 1971. Si veda PIERRE BOULEZ ET SVIATOSLAV RICHTER - Au sommet de la qualité

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    "Personal memories"

    Prof. Lidia Baldecchi Arcuri

    

    

    part V






     
    FLOWERS

    He preferred white flowers, but didn’t follow his predilection when he offered them. What he did follow though, was his innate generosity. Regularly, flowers from Richter transformed a living room into a greenhouse and Mrs. Orlandini, owner of the record shop (whom I have already mentioned), became the object of one of these gifts. I don’t remember on which visit to Genoa he expressed the desire to visit a record shop, but I do know that he had written a letter to the specialized magazine MUSICA denouncing the reproductions of some CDs that (according to his judgment), were not up to his standards, and therefore not personally authorized. I believe the letter was written after our visit to the shop.
    I brought him to the above mentioned shop and asked for the owner. When she saw whom I had brought, she broke out into tears! I remained rather stunned and Richter was visibly touched by this unexpected emotional encounter. He looked her in the eyes hinting his typical melancholic smile. He then asked her to vision all his recordings. She opened numerous drawers packed full. He chose a certain number, and then asked me to follow him out of the store. He had obviously noticed a violet vendor on the street corner while passing by, and pulling out the usual roll of bills from his pocket, handed them to me saying, “Buy the basketful.” Notoriously those baskets are composed of several dozen very small bunches that are rather costly. I felt the necessity to remind him of the detail. “The basketful”, he insisted, “the lady has many sorrows.” Superfluous to describe her reaction. The Maestro had reacted in his way: with extremely refinedpsychological insight, and great humanity.-

    a)      The visit probably took place during the days near the concert held in Chiavari in March 1990.
    b)      The letter to MUSICA refers to the Maestro’s communication to the magazine and is printed in
     n. 60 of Feb./Mar. 1990. It reads:
    “I must point out to your readers how a certain number of my recordings has been released by “editors who lack any type of cultural or artistic criterion. The result is the coexistence of “performances of value, or at least of validity, and others that I don’t hesitate to qualify as “rubbish. The non-authorized release of discs of such poor standard cannot but generate in the “listeners doubts and even bewilderment. What can have moved such initiatives? Is their goal to “serve Art and to inspire listeners? Or could it be simply a  commercial transaction?”



    HOW HE PRACTICED (and other enlightening musical thoughts)

    I’ve already mentioned how I heard the Maestro practice the Symphonic Études before the Cervo concert in the home of the Baronessa Lanni della Quara. Throughout the years though, I concluded that he always changed his practicing method according to the immediate problem he was about to face. In the case of the Schumann Études he was placing them for the first time as the opening piece of the recital and therefore felt the necessity to feel them without having warmed up. What I can testify as being the most recurring method, was that he almost always practicedpiano or pianissimo. He was barely audible even in the adjoining room (and my home was certainly not well isolated!). When I mentioned it to him, he nonchalantly answered, “When you know how to play pianissimo, fortissimo is no problem!”

    Another recurring method was that he rarely practiced the compositions he would be performing on the same day or on the day after. The days before his concert in the Conservatory, he practiced only Debussy and Liszt Transcendental Studies. It was stupefying to hear the finished product, (in tempos, phrasing, differentiations of hues…), but all kept within an intensity range from a ppp to a maximum of piano– an absolutely unbelievable feat! (I thought that if all pianists adopted such a system, what a beneficial effect it would produce on the neighborhood!)
    He recommended another way to practice, probably reinforced by the incident he had mentioned to me, (and also narrated by Maestro Berlinskij of the Borodin Quartet), of the lights going out during a concert. He often practiced in the dark. “It develops and strengthens your inner vision of keyboard spaces in relation to the dimensions of your gestures, and to the exactness of your judgment of your own body in space”. I personally adopted it and it worked wonders. I suggest it to my pupils, but wouldn’t swear on their adoption of this extraordinary method of practice.

    Another very interesting incident (for pianists and musicians in general) concerns Urtext editions. He was to play some Chopin Impromptus in the Chiavari recital and had forgotten the score. He asked for mine. It was the Henle Urtext edition that contains rather conspicuous differences from most of the other preceding 19th and early 20th century editions. He played certain passages for me over and over again, always asking, “Which do you reallyprefer?”. I was intimidated that he was asking my opinion, but I answered, and we finished by agreeing that our preferences did not fall on the Urtext edition!  He remarked, “You see, now it’s the fashion to take these first editions as gospel truth. They aren’t! The bottom line remains that, what really counts is your personal acquaintance with the entire production of a composer, your imagination and your good taste.”
    After the concert held in La Spezia, I saw he was using a battered and torn edition of the Well Tempered Clavichord.  Edition??...Mugellini!  He saw me looking at it, and with his usual innocent expression (that signified, “really, it’s true, believe me”) said, “ Do you know, it really has some extraordinary intuitions. Why don’t they use it more often?”

    Again, he had demolished, forever,another of my restrictive, academic prejudices!


    ON FIDELITY to the score and TRUTH

    When asked what the secret of his interpretations was, he often answered, “Maybe because I can read a score better.” He was totally convinced that his interpretations were the result of mere fidelity to the written score: that the truth of the composer emerged when, as an interpreter transparency became the rule.
    Especially in his case, I don’t agree. I can easily agree that subjectively, yes it is the rule: objectively, I believe it to be highly improbable, if not impossible to realize. I shall try to document my thought by quoting an interesting book: “To Say Man” by Marko Ivan Rupnic. (Ed-Lipa)

                      “…in our time it is neither interesting nor acceptable to speak of an absolute and only Truth, in so far as we are all subconsciously convinced that each and everyone of us possesses his own and that it is individual, intimate and unique. In fact one of the heritages of our époque is this newly acquired awareness of Truth as plurality. It is also true though, that roots of fundamentalism (the conviction that only one truth exists and that all should abide by it) are as widespread, if not even more. Again, others conceive Religion and Truth to be indissoluble, therefore they believe that those lacking religious creeds cannot possibly accede to The Real Truth. Actually, these are all comprehensible reactions to the historical moments we have lived and witnessed…”

    Rupnic continues by examining the numerous trends of thought of the predominant civilizations of the past. I am particularly intrigued and attracted by that of ancient Greece and feel it is obviously applicable to Artists in general; but in particular to the phenomenonRichter.

    “For the ancient Greeks, Truth includedall that was worthy of being collectively remembered.  It was that which was constantly present; it was something never really buried or forgotten; it was that which was not subject to fashion or customs and thereby capable of overriding the temporal element. It is this absence of the time element which permits one to rediscover it and to contemplate it repeatedly.

    Truth is therefore an “engraved eternal memory”, or a “perennial memorial”.
                     
                      On the other hand, Greek thought also established that “The Eternal” could exist only within the Olympus of the gods; that humans, destined to inhabit the “Kingdom of Shades”, were limited merely to the elaboration of opinions.
                      Subsequently the gods fathered the Muses who were meant to preside specifically over all artistic creation. It followed that the “earthlyTruth” of humans, under Their protection and guidance, could to a degree,(by means of inspirations, creations, and the ideas of philosophers, artists and poets), draw from the “divineTruth”. Humans, destined to a world of opinions, were thus allowed access to sudden illuminated glimpses of the Olympic “reign of Truth”, which, in even the best of cases, was composed of only fragments of the “whole”.

    The interpreter, in order to bring to life a work that without him would remain unheard and subsequently unknown, is in turn and in my opinion, if not a creator a re-creator. It follows that in the case of Richter, I really don’t believe that he was in the position to judge or to separate that which composed his individual, unique engraved (genetic) memory from a universally recognized memory as Truth.

    He was simply endowed by the Muses to be illuminated by, and to participate in  sudden glimpses of  the divine Truth. He wasn’t in the least conscious of it and attributed it to fidelity and good score-reading!!!

                      
     Translation to be continued. Entire Italian text follows "Sviatoslav Richter in Liguria: 1962 - 1992"

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    Richter a Khar'kov

    La natura turbinosa



    di Ninel' Borisovna Liberol'

    Edizione “Accordi di amore” [Аккорды любви] Khar'kov 2011, CAM


    Traduzione di Valerij Voskobojnikov; note di Giorgio Ceccarelli Paxton.

    [Avvertenza: si è reso necessario corredare l’articolo – originato da ricordi personali risalenti a circa sessanta anni fa – di alcune note esplicative sia per riposizionare correttamente alcune date sia per correggere alcune inesattezze nelle citazioni di brani talvolta non appartenenti al repertorio di Sviatoslav Richter]



    Tutto ciò che si lega al nome di Richter è immediatamente insolito, fin dal principio. Nei primi anni del dopoguerra, quando la città di Khar'kovsi rialzava dalle rovine e vi rinasceva gradatamente la vita culturale, la Filarmonica in via Sumskaja, al n.10, riaprì le sue porte, a malapena riuscendo ad accontentare tutti coloro che, con sete rinnovata per la vita, la luce e l'arte, volevano ascoltare i loro musicisti preferiti: pianisti, violinisti, cantanti, e anche per conoscere nomi nuovi. In quei giorni da Mosca si vociferava il nome di Sviatoslav Richter. In mezzo al girotondo delle stelle – dei pianisti di prim'ordine, come erano Emil Gilels, Jakov Flier, Vladimir Sofronickij, Lev Oborin, Jakov Zak, Marija Judina, - all'improvviso apparve una “cometa”, che inseguì una propria orbita, sconosciuta e irraggiungibile.

    Di lui si raccontavano miracoli! “Ogni settimana – programmi nuovi...” “Le folle degli ascoltatori... Neuhaus--- Non aveva studiato da nessuna parte...Da Odessa...””Non è tanto giovane – ha superato i trenta, ed è soltanto vincitore del Concorso Pansovietico...”

    La radio iniziò a trasmettere una serie di concerti di Richter. Davvero, è qualcosa di!.. Dopo la sua esecuzione della Sonata “Patetica” i musicisti non riuscivano a riprendersi - “che ritmo e che natura!” “E Schumann – avete sentito?! - Le Sonata in sol minore e in fa diesis minore1]E a pensare che finora quasi nessuno le suonava nei concerti, ritenute troppo “ da camera” o “da scuola”. Invece come le ha suonate lui! E tutto con tale passione e “slancio”! E Bach! Clavicembalo ben temperato. Lo suonano tutti, ma in classe. (“Studiano” tanto per un preludio e fuga). Ma un “tale Bach” non lo hanno mai sentito e non si immaginavano nemmeno che lo si potesse suonare cosi! Ed ecco, finalmente, da noi a Khar'kov per una intera settimana ci sarà Sviatoslav Richter! Siamo nel maggio del 1949 2]. Il programma del primo concerto è dedicato a Beethoven 3]. Ma... una piccola delusione dal primo brano in programma: perché le Variazioni in fa maggiore 4], - sono troppo “da scuola” e noiose. Quasi ogni giorno, appena entri nel Conservatorio, da qualche uditorio arrivano i pezzetti di queste variazioni e persino nella fase del “noioso“ studio sotto le dita dello studente... Ma va bene, non c'è niente da fare, andiamo ad ascoltarli da Richter. Però dopo vengono: la Patetica, Aurora, Appassionata5] E sui manifesti successivi – Schumann, Liszt, Chopin, Rachmaninov, Prokof'ev! L'occhio si perde, mentre i soldi del presalario vanno spesi per i biglietti...

    Prima della apparizione del pianista sul palco nella sala c'è rumore e la tensione dell'attesa. Ma quando viene annunciato “Sviatoslav Richter!” - non si riesce nemmeno ad osservarlo e salutarlo con gli applausi, che lui esce di corsa e si butta sul pianoforte. Il pubblico non si è ancora calmato, non si è concentrato… quando all'improvviso risuonò questa “campana” ed entrò il coro... Ma che cos'è?.. Il primo accordo della tonica, con il quale si aprono le Variazioni di Beethoven, ma da dove proviene questa sonorità?.. Mentre l'accordo ancora planava nell'aria sempre in alto, in alto! Richter quasi scherzando “abbozza” il tema e si meraviglia da solo (oppure è Beethoven ad essere meravigliato?) - dove sta slittando?

    ____________________________________________
    1] Nel repertorio richteriano è presente, di Robert Schumann, solo la Sonata in sol minore nr. 2 op.22, ma non la Sonata in fa diesis minore nr.1 op.11, .
    2] La settimana dei primi concerti di Richter fu in realtà nell’ ottobre del 1949 e precisamente il 22, 23, 24, 26, 27 e 28. Il 24 e il 27 Richter accompagnò Nina Dorliak in un repertorio liederistico.
    3] Nel primo concerto (22.X) fu eseguito il Concerto per pianoforte e orchestra di Rimskij-Korsakov. Il riferimento nel testo è al secondo concerto.
    4] Si tratta invece delle Variazioni in Mi Bemolle Maggiore sul tema dell’”Eroica” op.35
    5] Nel secondo concerto (23.X) dopo le Variazioni op.35 di Beethoven fu eseguita la Sonata op.22 di Schumann e i Quadri di Musorgski. Per inciso – come noto – Richter non eseguì né incise mai la Sonata in Do Maggiore nr.21 op 53 (soprannominata Waldstein o Aurora) di Beethoven.
    Sta semplicemente improvvisando: “così, e poi si può fare così?” - e sono corse senza fermata, una dietro all'altra, le variazioni, - lui si butta con gioia e passione - “ho trovato!” Ora – in un'altra tonalità, di altro carattere – o triste, o scherzoso, o grazioso, - oppure “più cupo”, - e non c'è fine della fantasia e dell'improvvisazione! E le Sonate di Beethoven! Lo sanno tutti: Beethoven significa “la lotta contro il destino”, il dramma, l'eroismo, la profondità... E - le difficoltà! Suonare Beethoven non è facile, oltre alla comprensione del “come dev'essere e che cosa dev'essere” 6], necessita una buona preparazione tecnica e semplicemente forza fisica e resistenza. Alcuni, affrontando “la lotta con Beethoven”, non resistono e si ritirano. Heinrich Neuhaus diceva: “Lo studente che conosce due [Chiosa di Valerij: nel testo di Neuhaus “cinque”] Sonate di Beethoven non è lo stesso di quello che ne conosce venticinque!” (delle 32 in totale). In Richter è tutto differente. Le difficoltà tecniche non esistono! Tutto è semplice, severo, ma com'è profondo e significativo; ogni suono, ogni accordo rappresenta la fusione del pensiero e dell'emozione. E che potenza! E lo sta creando subito, adesso; è talmente sprofondato nel mondo beethoveniano che anche gli ascoltatori, ipnotizzati da lui, all'improvviso sentono la voce dell'autore stesso e li si scopre nel suo autentico significato il quadro illimitato della vita e dello spirito eroico di Beethoven!

    Quando Richter eseguì il Concerto di Liszt in mi bemolle maggiore (con l'orchestra) 7] gli ascoltatori rimasero completamente sbalorditi dalla forza, dal turbine e dal brio di questa opera infiammata. E' stato qualcosa di indimenticabile! Venne in mente: “Forse cosi suonava Franz Liszt il proprio concerto!” Tutto ciò che suonava Richter sembrava fosse stato eseguito dall'autore stesso, talmente era irresistibile e fresco! Uno dei giorni situati tra un concerto e altro di Richter, improvvisamente venne fuori la possibilità di ascoltare come il pianista studiava da solo.

    Al Conservatorio si stavano svolgendo le ultime lezioni prima degli esami e la nostra insegnante di storia della musica russa, Galina Aleksandrovna Tjumeneva, che contemporaneamente occupava il posto di direttore artistico della Filarmonica, una volta, entrando nell'aula, disse: “Oggi studieremo una pagina vivente della storia – a casa mia sta studiando Richter. Preparatevi subito e andiamo”. Il nostro gruppo alla facoltà di teoria e composizione consisteva soltanto in quattro studenti, quel giorno qualcuno era assente e quindi non è stato difficile portare tre persone in casa, attraversare silenziosamente il corridoio e sistemare nella stanza attigua, da dove i suoni del pianoforte si sentivano benissimo.

    … Quando siamo entrati nell'appartamento, la musica ormai seguiva come una corrente ininterrotta, e all'inizio era difficile comprendere che cosa fosse: qualcosa di complesso, tempestoso e ben noto, ma... Ah! Sono le figurazioni che accompagnano la parte orchestrale nella quale si percepisce il tema del Concerto di Liszt, che si ripetono più volte; poi Richter bruscamente rallenta tutto e li “smaltisce”, “stende” nel tempo lento. Senza interruzione, all'improvviso, di slancio irrompe il tema principale (l'inizio) della Sonata di Schumann in sol minore, e basta, è già passato, in seguito lo Studio di Chopin, pure non tutto, ma un passo, dopo brillano gli accordi saltellanti del Concerto lisztiano, precisi, ma di qualcosa il pianista non è soddisfatto, lui li ripete nuovamente nel tempo lento, poi ancora più veloce, e senza sosta Debussy, Fuochi d'artificio, pure i passi separati, di nuovo Liszt, ma ormai la Sonata in si minore 8](e non dall'inizio, ma la parte centrale), e così per quattro ore, tutto ciò che abbiamo ascoltato nella stanza accanto, senza pronunciare una parola, ma solo scambiandosi sguardi meravigliati, - la musica non smetteva neanche per un minuto!

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    6] Riferimento al “muss es sein?” [“deve essere?”] dicitura che Beethoven iscrisse nel manoscritto all’inizio dell’ultimo movimento del Quartetto per archi n. 16 in Fa maggiore op. 135 (1826)
    7] Eseguito il 26.X sotto la direzione di Israel Gusman.
    8] La Sonata in si minore di Liszt non fu eseguita durante questo tour a Khar’kov..
    Più in avanti leggeremo nel libro di Neuhaus... Ascoltando come Richter suona la Decima Sonata 9] di Skrjabin , egli notò: “Come Le viene bene uno dei passi più difficili – a me non viene così”. Richter rispose ridendo: “Io l'ho studiato per due ore di seguito!”

    [Chiosa di Valerij: Neuhaus scrive esattamente: “Quando Svjatoslav Richter mi suonò per la prima volta la Sonata n.9 di Prokof'ev (a lui peraltro dedicata) mi scappò detto che un passaggio molto difficile, polifonico, molto vivace (nel terzo tempo, in tutto una decina di battute), gli “riusciva come si deve”. Richter mi rispose: “Ma questo passo l'ho studiato ininterrottamente per due ore”.].

    Assai insolito ed originale è stato il concerto della cantante da camera Nina Dorliak, professore del Conservatorio di Mosca, accompagnata da Richter. Si sapeva che lei fosse la moglie di Richter e che il loro duo artistico attira l'attenzione non solo dei musicisti ma di tutto il vasto pubblico fin dalla sua nascita nel 194610].

    Di Nina Dorliak si scriveva sui giornali che lei era nata e cresciuta in una famiglia insolita. Suo nonno era un guascone di Tolosa, che si era trasferito in Russia cento anni prima, si era sposato, assicurando al figlio un'ottima istruzione, con l’apprendimento delle lingue europee. Inoltre, suo figlio (il padre di Nina) amava e conosceva bene la musica, e poi aveva sposato la cantante Ksenija Nikolaevna, che da giovane cantò nel Grand-Opéra di Parigi, oltre che nei teatri di Berlino e di Vienna. In seguito era stata invitata ad insegnare l'arte vocale presso il Conservatorio di Pietroburgo.

    Fin dall'infanzia Nina studiò la musica al conservatorio (dove esisteva anche un reparto per i più giovani e per i più grandi), ascoltò gli spettacoli d'opera, crebbe nell'ambiente musicale, amava accompagnare i cantanti alle lezioni della madre e poi si mise a studiare il canto anche lei. Più in avanti insieme alla madre si trasferì a Mosca, dove, dopo aver completato gli studi al Conservatorio, rimase presso lo stesso istituto in qualità di insegnante. Ai suoi concerti al Conservatorio nei vari periodi è stata accompagnata da Konstantin Igumnov, Aleksandr Goldenweiser, Marija Judina. Nel suo repertorio c'erano la Cantate di Bach, i Lied di Schumann e di Schubert, le romanze di Glinka, Dargomyžskij, le canzoni di Musorgskij. E da quando il suo costante accompagnatore divenne Sviatoslav Richter, - il repertorio si allargò e si arricchì delle Arie di Mozart, delle romanze di Liszt, Debussy e Ravel, più tardi di Čajkovskij e di Rachmaninov, Mjaskovskij e Prokof'ev.

    La voce della cantante non si distingueva per la grande forza, ma la sua cristallina purezza, il timbro d'argento, e soprattutto la sua sincera cordialità e la verità dei sentimenti, unita all'accompagnamento straordinariamente espressivo e emozionato di Richter, - conquistavano e affascinavano gli ascoltatori. Sono stati eseguiti i Lied di Schumann dal ciclo Amore e vita di donna, di Schubert – La Trota, Serenata, Ninnananna, Ave Maria. Schumann e Schubert venivano cantati in lingua tedesca. Le Bergerettes di Weckerlin, queste raffinate ed originali composizioni, cantate in francese, come anche Liszt, Debussy e Ravel. Nella seconda parte vennero eseguite opere russe, le romanze di Glinka – Ricordo l'istante magico, Nel mio sangue bolle il desiderio, La romanza del cavaliere, di Dargomyžskij – la splendidamente raffinata Romanza spagnola, Sierra-Nevada vestiva dalla nebbia (come risuonava questo “Neva-a-a-a-da!”, quasi come le nacchere). 11]

    Gli ascoltatori furono infinitamente conquistati ed affascinati dall'esecuzione del Brutto anatroccolo di Prokof'ev! Il compositore, mentre creava questa composizione, non sperava nemmeno che qualche cantante azzardasse di presentarlo in pubblico. Egli seguì perfettamente le parole dalla favola di Andersen, esponendo in recitativo il suo contenuto, mentre nell'accompagnamento pianistico, assai eloquente e pittoresco, esprimeva la tempesta dei sentimenti, dei quali si parlava nel testo. Nell'accompagnamento musicale si illustravano anche tutti gli avvenimenti, le avventure, che a malapena non hanno ucciso il giovane cigno, “il brutto anatroccolo”. Prokof'ev dopo Andersen scrisse questo racconto musicale di se stesso e dei giovani talenti che il pubblico – queste “stupide galline” e “tacchini” - inizialmente non riconosce!

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    9] Richter non ebbe in repertorio la Sonata nr.10 op.70 di Skrjabin.
    10] In realtà il connubio artistico di Richter con la Dorliak iniziò nel 1943.
    11] Vi sono alcune inesattezze nella citazione alla rinfusa di questi brani, alcuni dei quali non furono eseguiti in questa occasione. Ritengo inutile esercizio di acribìa puntualizzare le cose esatte e non: quello che importa è il genuino entusiasmo della Liberol’ di fronte alla straordinaria resa concertistica dei due artisti.
    Come tutto ciò è stato interpretato da Dorliak e Richter! La sua dizione impeccabile in combinazione con l'emozione e con il tono sincero della narrazione recitata e legata all'accompagnamento espressivo del pianoforte ebbero un’azione magica e suscitarono nel pubblico pietà e tenerezza per questo meraviglioso piccolo “anatroccolo”, talmente offeso e sfortunato... In particolare quel passo nella favola (e il punto culminante nella musica!) dove il lago nel quale egli trovò il temporaneo rifugio, all'improvviso con l'arrivo dell'inverno, cominciò a gelare... Mentre lui disperato continuava a nuotare e nuotare cercando di rompere il ghiaccio. Cosa faceva in questo punto Richter al pianoforte! Questo lago con il ghiaccio tintinnava e rumoreggiava tanto! E c'era tanto orrore nella voce della cantante, e nei passaggi ghiacciati del pianoforte, che a tutti noi venne il freddo e gli occhi si riempirono di lacrime... Il concerto rimase indimenticabile, sia per il programma originale, sia per l'esecuzione irripetibile, altamente artistico e emozionante della magnifica cantante in duo con il grande pianista. Rimase indimenticabile anche l'incontro di Richter con gli studenti del Conservatorio nella stessa giornata. Lui suonò molto e regalò generosamente le scintille del proprio “vulcano” all'uditorio giovanile. Gli Studi di Chopin “bollivano” tra le sue mani, di ciascuno di essi si potrebbe ricordare e scrivere con estasi, ma tra tutti (egli ne suonò almeno sei!) in modo particolare impressionò quello sui tasti neri, il Quinto! La sala del Conservatorio era invasa dalle onde dei Sonetti lisztiani e correva impazzito precipitando sul cavallo “il cavaliere ritardatario” cercando di salvare il figlio Re degli Elfi (Erlkönig). E naturalmente, Rachmaninov! Momenti musicali e Etudes-tableaux.
    Richter comunicava con gli studenti non dal palcoscenico ma semplicemente scendendo nella sala e poi passeggiando nel piccolo ma accogliente giardino: il Conservatorio all'epoca si trovava sulla Discesa Bursazkij. Ed è là che uno degli studenti lo ha fotografato in ricordo di questo giorno memorabile. Sulla foto Richter ha trentaquattro anni, è vestito con un semplice giubbotto (“combinato” cucito di due tessuti diversi, come allora lo portavano tutti). Egli è semplice, ma... è molto complesso e di varie facciate. La fronte da filosofo, lo sguardo è diretto verso l'Eternità!

    L'ultimo concerto di Richter nel 1949, iniziò con “un'avventura”. Attraverso le strette porte della Filarmonica si erano infilati tutti coloro che avevano i biglietti ed anche quelli senza, e non erano certamente solo tutti quelli che desideravano entrare. Una volta sistemati in qualche modo dentro la sala, all'improvviso tutti percepirono una certa confusione ed angoscia là, sul palco, dietro il muro, - e nella sala penetrò la voce che Richter nell'edificio della Filarmonica non c'era e che lo stavano cercando fin dalla sera precedente – e che si ignorava dove fosse (!)

    Ma nessuno abbandonava la sala. Si aspettava... Nessun annuncio per ora; mentre sono già passati ben quaranta minuti dall'orario stabilito per l'inizio del concerto. I “messaggeri” volontari, che ogni tanto penetravano nell'ufficio dell'amministratore che continuamente e con rabbia telefonava da qualche parte; accanto si agitavano Nina Dorliak e il loro amministratore moscovita, - trasmettevano in sala ciò che avevano appreso. Il giorno prima, dopo il concerto, egli aveva preferito rimanere a “studiare un po'” e quindi aveva convinto la moglie e l'amministratore a lasciarlo solo e andarsene. Dopo seguì il racconto del guardiano notturno della Filarmonica; Richter aveva suonato a lungo e ad un certo punto il guardiano era salito sul palco e gli aveva detto: “Lei suona sempre qualcosa di forte, non potrebbe suonare qualcosa di semplice per me, ne siete capace?” - Richter gli suonò “Non rimproverarmi, oh cara” 12], gli diede venticinque rubli e andò via. Ma in albergo non era rientrato e non si sapeva dove fosse?...

    Ma ecco che si nota un certo movimento, si dice: “Richter è apparso, l'hanno portato con una macchina di passaggio...” Lo nutrono urgentemente con qualche panino dal bar ed ora il concerto avrà inizio. Lo ricevono con applausi interrotti dal suo potente accordo e arpeggi dal Preludio in si bemolle maggiore di Rachmaninov. Il brano suona in un modo gioioso e brillante. Ancora alcuni Preludi: in do diesis minore, in sol maggiore e in sol minore – la marcia minacciosa e ben scandita. Mentre nella parte centrale una vera alluvione delle emozioni e il canto a due voci! (“Dove egli trovò questa seconda voce?”) Poi di nuovo la marcia angosciosa e la fine trionfale!

    __________________________________________
    12] Romanza molto nota; l’autore del testo è Aleksej Razorjonov, della musica Aleksandr Dubuch (informazione fornita da Valerij Voskobojnikov).

    Richter suonò quella sera in modo divino! Cosa c'era ancora dopo? Preludi di Debussy: La cattedrale sommersa e Ciò che vide il vento dell'ovest, una Ballata e lo Scherzo di Chopin, gli Studi di Liszt – Mazeppa, Danza di Gnomi, Fuochi fatui, ancora qualcosa... Ancora per bis! 13]

    E poi si scoprì dove egli era sparito.

    … Quando egli uscì dalla Filarmonica, era una meravigliosa notte di maggio 14] , i mezzi di trasporto quasi non si vedevano, le strade erano ben illuminate, la città gli parve bella ed egli provò il piacere di passeggiare sulle strade sconosciute e andare in una direzione ignota, “dove cade lo sguardo”. Camminava-camminava, all'alba arrivò verso il fiume. Vide laggiù i ragazzini che stavano caricando nella barca gli attrezzi da pesca, e si stavano preparando ad andare a pescare. Si mise a chiacchierare con loro, i ragazzi rispondevano scherzando e lo prendevano in giro per il suo strano vestiario – Richter era ancora in frac con un farfallino al collo. Egli spiegò loro che questa era una specie di uniforme da concerto e all'improvviso chiese di portarlo “a navigare”. Tutto il giorno egli passò in compagnia di questi giovani pescatori, cucinando con loro la zuppa di pesce sul falò, passeggiando, pescando. Quando egli chiese, dove si trovavano, se si fossero allontanati molto dalla città, - si scoprì che erano assai lontano: erano giunti a Korobovy Khutora [dista 50 chilometri dalla città di Khar'kov]...

    Egli si ricordò del concerto! I ragazzi lo accompagnarono fino a Zmijov, da lì qualcuno lo portò fino alla città, ma soltanto fino alla Prospettiva Moskovskij. Allora egli si rivolse al poliziotto, si presentò, e questi fermò una vettura chiedendo di portare urgentemente l'artista alla Filarmonica. Ecco. Si era scoperto il carattere imprevedibile. Più tardi abbiamo letto e appreso dalle persone a lui vicine numerose storie simili, legate alle sue fantasie ed alla sua infinita immaginazione, proprie al suo talento, che si manifestava non solo nella musica, ma anche nella letteratura, teatro e pittura.

    Ma la musica è la sua passione principale, egli passava al pianoforte molte ore quotidianamente. Anche se affermava che iniziò a studiare “come si deve” soltanto all'età di ventisette anni, - quando, rimasto a Mosca durante la guerra, studiò nelle aule svuotate del Conservatorio fino a 10-12 ore, - in verità anche prima studiava allo stesso modo, solo che suonava le sinfonie (dalle partiture, a prima vista, mentalmente facendo la trasposizioni per il pianoforte), le opere, i balletti, e tutto ciò trovava nei libri, oppure ricostruiva a memoria, improvvisando per ore allo strumento. E sempre cercava di penetrare nella profondità del mondo spirituale del compositore, del quale stava studiando le opere, trasformandosi psicologicamente nell'autore, che creava immediatamente, ora, qualcosa di nuovo, fantasticando liberamente. In uno degli articoli dedicati al suo allievo più amato, Neuhaus scrisse: “Quando Richter ha attaccato Schumann dopo Haydn, tutto è cambiato: diverso era il pianoforte, diverso era il suono, il ritmo, era diverso il carattere di espressione, e si capisce il perché: prima c’era Haydn, poi Schumann; e Richter con la massima chiarezza è riuscito a trasmettere nella propria esecuzione non solo l’immagine di ogni autore, ma anche della sua epoca”. Le sue interpretazioni a volte agivano sugli ascoltatori in modo ipnotico, - tutti si trovavano catturati dal potere di una fortissima luce che proveniva dalle sconosciute profondità della Musica.

    
    
    Novembre 1958, Orch. Filarmonica di Khar'kov, direttore d'orchestra A.Zhurajtis (Sviatoslav Richter esegue Prokofiev, Concerto no.5)
     Una volta egli eseguì a Khar'kov il Quinto Concerto di S. Prokof'ev 15], un'opera estremamente complessa sia nel contenuto, che nel carattere e nelle difficoltà tecniche. Non mi ricordo nessun altro che aveva eseguito questo Concerto. Gli ascoltatori sono rimasti sconvolti e in qualche modo sbalorditi. Mentre la nostra orchestra... (Chi l'ha diretta? Khar'kov dopo Gusman non è stata molto fortunata con i direttori. Possiamo ricordare soltanto Gusman e ancora Žordania). [Chiosa di Valerij: Israil Gusman (1917 – 2003) ha diretto l'orchestra della Filarmonica di Khar'kov negli anni 1947-1957. Vachtang Žordania, di origine georgiana (1924 – 2005) è stato direttore principale a Khar'kov negli anni 1977-1983. Nel 1983 insieme alla sua amata, la nota violinista Viktoria Mullova, chiese asilo politico durante la tournée in Finlandia e dopo visse negli USA]. La nostra orchestra a malapena riusciva a raggiungere i tempi che prendeva Richter – perché lui stava suonando Prokof'ev! E doveva trasmettere tutta la sua furia!

    
    Appena risuonò l'ultimo accordo, Richter si precipitò dietro le quinte, mentre in sala esplosero gli applausi. E tutti aspettavano il ritorno del solista, l'orchestra non abbandonava i propri posti, il pubblico applaudiva senza stancarsi.

    Invece il pianista non usciva più.

    All'inizio si sperava che egli dopo essersi un po' raffreddato, avrebbe suonato qualcosa per bis... Ma dopo l'applauso che durò venti, trenta...quaranta minuti, si voleva semplicemente ottenere dall'artista un saluto di addio, un inchino... Niente. Non è più uscito.

    Richter giaceva sul duro divano di legno, senza frac, nel camerino della vecchia sede del teatro dell'opera, con lo “sparato” bianco scostato di lato e la farfallina fuori posto, e diceva all'amministratore e agli altri rappresentanti delle autorità e dei “capi” musicali, che continuavano a chiedergli di alzarsi ed uscire sul palco: “Non posso alzarmi. No, non ho bisogno di nessun dottore. Passerà tutto, ma adesso sono troppo stanco e non posso alzarmi”.

    … Nella città balneare di Soci dopo l'esecuzione del Primo Concerto di Čajkovskij, Richter andò verso il mare e vi si tuffò – per questo gli sono bastate le forze. Anche quella volta il concerto è stato incredibile, suonato con pieno sacrificio! La sala della Filarmonica di Soci, circondata dalle colonne ed illuminata con le palle bianche (“Fra le lattiche sfere dell'aureola”) [Chiosa di Valerij: citazione dalla poesia di Boris Pasternak Ballata dedicata a Heinrich Neuhaus] è sita direttamente sul mare, e le onde della musica si fondevano con il rumore della risacca del mare, mentre Richter suonava con grande ispirazione a partire dai primi accordi solenni e gioiosi dell'introduzione e fino al finale coinvolgente e precipitoso.

    A Khar'kov l'ultima volta Richter è stato nel maggio 16] del 1966 e questo suo unico concerto ebbe luogo nella sala adibita sia per i concerti che per il cinema, “Ucraina”. Si è conservato il programma di sala. Concerto in due parti: 1. Liszt – Sonata in si minore, 2. Čajkovskij – quattro pezzi dal ciclo “Le stagioni” (Gennaio – Davanti al camino, Maggio – Le notti bianche, Giugno – Barcarola, Novembre – Sulla trojka), Rachmaninov – Quattro Etudes-Tableaux op.39 – in do minore, in la minore, in fa diesis minore, in si minore. Come tutto ciò che faceva Richter, era ispirato e bellissimo! Impressionò l'alta tensione e riflessione filosofica della Sonata di Liszt; mentre Rachmaninov procedeva con orgoglio, conquistando ascoltatori con la sua forza e potenza, con l'energia del ritmo e della melodia; mentre la “Trojka” brillando scomparve nel turbinio della neve, tintinnando allegramente con i suoi campanellini. Per bis il pianista eseguì ancora preludi di Rachmaninov – in Sol Maggiore, sognante, lirico e in sol minore– questa infallibile marcia, che procede con la decisione distruggendo tutto ciò che le impedisce di progredire.

    A partire dalla fine degli anni 1970 – inizio anni 1980 egli si appassionò alla musica da camera. Ha suonato con Oleg Kagan, Natalia Gutman, Jurij Bashmet, Viktor Tret'jakov, eseguendo in duo con violino e violoncello e poi allargando il circolo dei partecipanti degli ensemble. Ed ecco Richter partecipa alle esecuzioni nei complessi con maggior numero dei partecipanti. Crea l'irripetibile festival delle arti (di musica, pittura, poesia) che si svolse presso il Museo di Stato delle arti figurative intitolato a A.S.Puškin e venne chiamato “Le serate di dicembre”. Le serate si potevano vedere ed ascoltare attraverso la radio e TV in molte altre città. Attorno a lui si formò un gruppo di giovani talentuosi musicisti – egli non insegnava a nessuno, ma già la sua presenza personale iniettava colossale dedizione nel lavoro, profonda penetrazione nell'immagine musicale.

    Egli non tracciava mai la frontiera tra lo studio, la prova e il concerto. Sempre con piena forza e fino alla fine! E dopo aver raggiunto le altezze incredibili nella sua arte interpretativa, egli andava avanti, verso qualcosa di ancora più grande, visibile solo a lui da qualche parte oltre le nuvole!

    E quando questa “cometa” con il nome di Richter volò via, rimase per l'eternità la sua luce accecante!


    Ninel' Borisovna Liberol'
    ___________________________________

    13] Vedasi le considerazioni della nota 11
    14] Vedi nota 2
    15] La data dell’esecuzione a Khar’kov del V di Prokof’ev, sotto la direzione di Algis Zhurajtis è 18.XI.1958
    16] 23 maggio

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    A Valerij V.

    Video da YouTube 

    Vera Prochorova su Richter 
    (in russo)



    Уникальной информацией о Святославе Рихтере делится его приятельница Вера Прохорова в программе АБСОЛЮТНЫЙ СЛУХ. Россия К


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    "N e w   R e l e a s e s"                        (Novità Audio/Video)
    L     e          R     e     c     e     n     s     i     o     n    i
      
    Registrazioni audio e video di recente pubblicazione recensite dal blog
    A cura di Giorgio Ceccarelli Paxton
    Novembre 2012 

    XIV


    PARNASSUS DVD 1201
    BEETHOVEN - CHOPIN


    Gli ultimi sei/sette mesi hanno visto l’uscita di diverse registrazioni di Richter, alcune decisamente interessanti, altre molto meno. Iniziamo con un video. L’uscita di questo dvd presenta un certo interesse, non perché vi sia materiale nuovo per la discografia richteriana (vedi scan della back-cover), ma perché ripresenta molti brani da due concerti moscoviti del 1976, già usciti a suo tempo su altre label (addirittura su laser disc negli anni ’80), le quali, per motivi diversi, non hanno o non hanno avuto una ampia distribuzione e reperibilità. La prima Sonata di Beethoven (in fa minore op.1 nr.1) e i pezzi chopiniani furono eseguiti il 10 ottobre 1976, mentre il resto dei brani beethoveniani provengono dal concerto del 15 ottobre dello stesso anno. Per la precisione Chopin è già uscito qualche anno fa sul video e dvd giapponese Triton DMEC 38002, (attualmente fuori produzione per quanto ne so), mentre Beethoven è uscito recentemente sul dvd russo BOMB 033650 Russian Performing Art vol.12. In realtà l’intero blocco di video-registrazioni di questi concerti (10,11 e 15 ottobre 1976 comprendenti anche brani di Debussy, Schumann e Rachmaninov) è uscito frammentato in varie edizioni in video e dvd (per la specifica vedi gli items 25, 26, e 27 nella lista di video a cura di Alex Malow sul sito http://www.therichteracolyte.org); ma questo diversi anni fa, per cui non è inopportuna questa riedizione a cura della americana Parnassus di Leslie Gerber (con i “thanks to Falk Schwarz for his invaluable assistance”– Falk Schwarz che vedo riemergere con piacere sulla scena del collezionismo richteriano). C’è solo da augurarsi che anche i brani dei suddetti Debussy, Schumann e Rachmaninov vengano rimessi in circolazione al più presto in un secondo dvd. Qualità audio-video buona (restaurata) , considerando l’epoca e i relativi mezzi di registrazione. Prezzo accessibile per 125 minuti di durata, libretto mancante (non c’è nemmeno lo straccio di un folder, ma in compenso il disc è picture) reperimento piuttosto facile tramite Amazon o altri siti online o direttamente al produttore (http://www.parnassusrecords.com).



    ALTO ALC 1186
    HINDEMITH-BRITTEN-ŠOSTAKOVICH


    Hindemith: Sonata per viola e piano in Fa Maggiore op.11 nr.4
    Britten: Lachrymae per viola e piano op.48
    Šhostakovich: Sonata per viola e piano op.147

    Nona produzione dell’etichetta Alto. Questo cd ripropone un famosissimo concerto tenutosi a Friburgo l’8 marzo 1985, in cui Richter esegue un programma del ‘900 accompagnato da quello splendido solista di viola che è Juri Bashmet. Concerto famoso non solo perché splendido artisticamente e “particolare” per il programma presentato, ma anche perché ne esiste un video commerciale (JVC VHD VHM 78009) ormai però difficilmente reperibile se non in Giappone. Anche i vari cd audio editi a suo tempo (OLYMPIA OCD 625, VICTOR VDC 5015, VICTOR VICC 60605-06, VICTOR VICC 2180) non sono più facili da trovare per cui l’uscita di questo ALTO è senz’altro da apprezzare. (Solo la Sonata di Šostakovich è recentemente uscita su Regis 1128 insieme alla Sonata per piano e violino op.134 dello stesso autore eseguita due giorni prima con Oleg Kagan).

    Prezzo accessibilissimo e facilità di reperimento online ne facilitano l’acquisizione per chi non avesse ancora avuto la fortuna di ascoltare queste esecuzioni.

    ALTO ALC 1188
    BEETHOVEN-SCHUMANN

    Beethoven: Variazioni op.34, op.35, op.76
    Schumann: Novelette op.21 nr.2,4,8

    Decima produzione dell’etichetta inglese ALTO che riprende il catalogo richteriano della britannica Olympia, ormai fuori commercio da molti anni. Nessuna novità quindi, ma è l’occasione, ancora una volta, per ripercorrere alcune registrazioni che non ascoltiamo più frequentemente, essendo spesso alla ricerca spasmodica di novità live.

    Queste sono registrazioni in studio del luglio 1970 a Salisburgo edite a suo tempo in vinile da decine di etichette, ma successivamente in cd solo da Olympia e pochissime altre minori, ormai defunte. Sopravvivono appunto le britanniche Regis (REGIS RRC 1230) e questa Alto la cui resa sonora è simile.


    VISTA VERA VVCD 00242
    MOSCA 30.05.1949


    HAYDN SCHUMANN CHOPIN

    Riedizione russa del concerto moscovita del 30 marzo 1949 già edito qualche mese fa dalla nuova etichetta Acquarius (AQUARIUS AQVR 358-2). Nulla da dire di nuovo quindi rispetto alla recensione di quest’ultimo già pubblicata sul blog. Per la track-list rimando allo scansionamento della back-cover.

    La qualità audio mi sembra simile, per cui, detto che si tratta di un concerto di Richter trentaquattrenne da avere assolutamente nella propria discoteca, la scelta tra le due produzioni è assolutamente soggettiva.

    L’Acquarius non è di facile reperimento anche se poi su internet si trova tutto; ha una bella foto piccola di Richter giovane sulla front cover e una traduzione inglese del famoso articolo di Neuhaus su Richter (in realtà è una sintesi dell’articolo che si può trovare nella sua completezza in traduzione italiana in “Heinrich Neuhaus-Riflessioni, memorie, diari- a cura di Valerij Voskobojnikov - Sellerio 2002).

    Il Vista Vera è di più facile reperibilità, ha un disegno del 1944 di V.Bogomasov molto intenso del giovane Richter (proveniente dalla collezione del compianto Victor Zelenin) e un interessante quanto breve (ma per lo meno è preciso e informato) articolo (tradotto in inglese) di Michail Segelman su Richter.





    Passo rapidamente sopra il russo ELITE CLASSICS (senza numero, vedi scan) che pirateggia il Duo PHILIPS 442565-2 presentandoci le cinque Sonate per cello e piano di Beethoven nell’edizione viennese in studio del 1963 con Rostropovich, (anche con diverse Variazioni eseguite da Jean Francaix al piano e Maurice Gendron al cello). E’ un cd di origine russa solo per collezionisti incalliti e completisti alla ricerca della copertina strana.




    Andiamo invece al nuovo MELODIA MEL CD 10 02017 che incomprensibilmente ripropone due concerti editi centinaia di volte nel corso degli ultimi decenni.

    Il Concerto nr.1 in si minore op.23 di Čaikovskij (nell’esecuzione in studio con Mravinskij del 1958 - non 1959 come recita il libretto) e il Concerto nr.2 in do minore op.18 di Rachmaninov (nell’esecuzione in studio con Sanderling , questa sì del 1959). Non si comprende veramente il senso di questa uscita, ma forse parlo dal punto di vista collezionistico, mentre dal punto di vista del produttore gli obbiettivi potrebbero essere diversi. Per esempio se Melodia volesse produrre una integrale delle incisioni richteriane. Ma non credo sia così.



    MOSCOW CONSERVATORY RECORDS SMC CS 0050


    Passiamo ora alle novità veramente interessanti di questa ondata di registrazioni richteriane.

    Si tratta di due cd di cui si aveva notizia già da molti mesi e che avrebbero dovuto uscire ad aprile scorso, essendo stati poi prorogati a settembre per motivi che non conosco.

    Sono cd dell’etichetta Moscow Conservatory Records. Il numero SMC CS 0050 ci presenta il Concerto nr.1 in re minore BWV 1052 di Bach, in un’interpretazione live del 6.III.1957, e il Concerto nr.5 in sol minore op.55 di Prokof’ev in un’interpretazione live del 22.X.1958. Queste due esecuzioni (ambedue moscovite) sono nuove per la discografia richteriana.

    Il Concerto di Bach è sempre stato un caposaldo del repertorio di Richter: famose le incisioni in studio con Sanderling (1955) e con Talich (1954), (con cui esiste anche una incisione live). Ricordo poi l’esecuzione a Tours nel 1978 con Karl Richter e nello stesso anno con Nikolayevskij. Questa nuova esecuzione si inserisce dunque in un filone ben consolidato, con il fido Kurt Sanderling che guida l’Orchestra Sinfonica dell’URSS.

    Di interesse anche maggiore il Quinto di Prokof’ev con il direttore romeno Costantin Silvestri (1913-1969), con cui Richter suonò solo in questa occasione. Anche il Quinto, come noto, svetta nel repertorio richteriano per numero di esecuzioni e per varietà di direttori - Kondrashin (1952), Ormandy (1958), Rowicki (1958), Svetlanov(1970), Maazel (1969) - ma anche per la costante esecuzione in concerto per lo meno fino alla fine degli anni ’70.

    La qualità audio è ottima. Da notare la nuova veste grafica di questa label russa. Custodia protettiva esterna in cartoncino, cd conservato in custodia a libretto, due tonalità di marrone impreziosiscono la confezione rendendola molto elegante. Poi viene il peggio: le note in inglese e russo ricalcano sia le banalità sia le inesattezze che l’ignoto autore scrisse in occasione delle precedenti pubblicazioni della stessa etichetta e che mi permisi di stigmatizzare nella relativa recensione su questo blog.

    Però disco molto interessante (ripeto-nuove esecuzioni nella discografia di Richter per quanto attiene alle date), reperibile abbastanza facilmente su vari siti russi online.


    MOSCOW CONSERVATORY RECORDS SMC CS 0057


    L’altro cd uscito recentemente per l’etichetta Moscow Conservatory Records presenta il Quintetto in fa minore op.34 di Brahms in una esecuzione live moscovita del 17.I.1958 e la Sonata per due pianoforti e percussioni Sz.110 di Bartók. Su quest’ultima però vi è un errore di datazione: infatti la data corretta non è il 2.II.1956 come riportato sul libretto, ma il 2.X.1956. Poco male trattandosi di pochi mesi di differenza, ma una produzione così ufficiale e accademica come questa propostaci dal Conservatorio di Mosca non dovrebbe cadere in questi errori.

    Sia come sia, ambedue le date di esecuzione dei brani sono nuove alla discografia richteriana. In special modo il Quintetto di Brahms (in cui Richter è accompagnato dal Borodin nella formazione classica con Dubinskij, Aleksandrov, Shebalin, Berlinskij) è particolarmente interessante perché finora avevamo, di questo Quartetto, solo una esecuzione in studio (sempre con il Borodin nel 1958) fra l’altro di non facile reperimento essendo uscita in cd solo su etichette giapponesi o di secondo ordine, e per quanto riguarda il “live” solo la resa del 13.II.1958 a Budapest con il Quartetto Tatrai (reperibile su DOREMI DHR 7882).

    Discorso analogo per la Sonata di Bartók. Perché se è vero che questa esecuzione dell’ottobre 1956 (con Vedernikov al secondo pianoforte e Volkonskij, Snegirov, Nikulin alle percussioni) è già uscita in cd, però la reperibilità è praticamente molto difficile trattandosi di etichette come CLASSOUND 002-043 o DENON TDCL 91850 (che è un “not for sale”). La Philips fece uscire lo stesso pezzo in un’esecuzione con Lobanov del 1985 a Tours, ma si tratta di altri interpreti e di altro momento storico.

    Qualità sonora ottima; per la veste tipografica e il libretto valgono le considerazioni già espresse per il precedente cd.


    PRAGA DIGITALS PRD/DSD 350061
    BEETHOVEN


    Continua l’uscita di esecuzioni di Richter con l’etichetta Praga Digitals che sembra avere tutta l’intenzione di dar luogo ad una “Richter edition” di cui questo è il terzo volume (dopo i due precedenti già recensiti sul blog).

    Il cd presenta un Beethoven di tutto rispetto: la Sonata in La Bemolle Maggiore nr.31 op.110 da Praga 6.II.1965 e le Variazioni Diabelli op.120 sempre da Praga con data 18.V.1986. Vi è subito da notare che la data riportata sul libretto (2.VI.1965) per la Sonataè errata: il due giugno 1965 Richter non tenne alcun concerto. L’errore è spiegabile con le modalità di datazione americane - prima il mese e poi il giorno -, evidentemente riprese dai curatori, così il 6/2 (data corretta) è diventato il 2/6 (data sbagliata).

    Il bello è che ai curatori è probabilmente sfuggito di avere pubblicato in passato quasi l’intero concerto del 6/2 (un tutto Beethoven) : infatti le Sonate nr.17 e nr.18 uscirono su PRAGA PR 254 021 e PRAGA SET CMX 356021, la Sonata nr.27 su PRAGA PR 254 022 e PRAGA SET CMX 356022 e la Sonata nr.31 su PRAGA PR 254 023 e PRAGA SET CMX 356023. Tutte le suddette Sonate sono state (erroneamente) attribuite al 2 giugno!

    Anche le Diabelli erano già uscite sull’etichetta Praga con i numeri PRAGA PR 254 023 e PRAGA SET CMX 356023.

    Come si vede il cd di cui stiamo parlando è una riedizione di questi ultimi, ed è quindi giustificabile solo con l’uscita di catalogo dei precedenti e con la produzione in SACD, su cui poi bisognerà dire qualcosa di più in seguito. Premesso che le esecuzioni richteriane sono straordinarie, personalmente non riesco a trovare una decisa, assoluta miglioria nella qualità sonora. Alcuni collezionisti la trovano, altri no. Il mio modesto suggerimento è che chi ha le edizioni precedenti può fare a meno di quest’ultima; in caso contrario è opportuno procurarsene una copia, facendo attenzione che i prezzi online variano da 9,69 euro (amazon.it) a circa 15 euro (altri siti).

    Il libretto riporta la stessa presentazione del precedente per quanto riguarda Beethoven, mentre per Richter nessuna delle due presentazioni merita di essere letta attentamente.

    Dalle ultime notizie ricevute sembra che questa Richter edition della Praga preveda la riedizione di tutti i cd di questa etichetta usciti in passato. Dovrebbero essere già pronti altri Beethoven, due Schubert ed uno Chopin.

    Tutti quelli usciti su Praga o che usciranno sono SACD (SuperAudioCompactDisc) di tipo Hybrid, cioè che possono essere letti da un lettore CD normale.

    Al contrario molti dei SACD usciti o che usciranno in Giappone (per es. della EMI) sono “single-layer”, cioè devono essere suonati su appositi lettori capaci di leggere i SACD. Non mi addentro oltre in dettagli tecnici d’altronde a me ignoti; tutte le ulteriori notizie possono essere reperite in rete (per es. http://it.wikipedia.org/wiki/Super_Audio_CD).


    MELODIA 10 02030
    BACH, CLAVICEMBALO BEN TEMPERATO LIBRO II

    Nessuna novità di rilievo nemmeno in questo nuovo Melodia, un doppio cd che riporta tutto il secondo libro del Clavicembalo ben Temperato di Bach, nella ormai classica registrazione in studio a Salisburgo del 1972 (non 1973 come da indicazioni del libretto). Libretto d’altronde molto interessante perché ripreso da scritti pregressi del grande musicologo russo Yakov Milstein. Anche in questo caso, però nulla di nuovo in quanto il libretto è uguale a quello già uscito con il Primo Libro del Clavicembalo, questo ripreso dal vivo a Mosca nel 1969 (Melodia 10 01848) recensito qualche tempo fa su questo blog.

    A questo proposito riassumo le informazioni su questo concerto, perché credo che vi sia un’aspettativa da parte dei collezionisti che però non può essere soddisfatta.

    Il 20 aprile 1969 e il giorno successivo 21 aprile, Richter diede due concerti nella Sala Grande (Bolshoi) del Conservatorio di Mosca. Ambedue i concerti furono dedicati al Clavicembalo ben temperato, eseguendo i 24 Preludi e Fughe del I libro.

    Il 20 Richter eseguì i primi 12 Preludi e Fughe (dal BWV 846 al BWV 857) - eseguendo come bis il nr.21 in Si Bemolle Maggiore (BWV 866) e il nr.20 in la minore (BWV 865).

    Il giorno successivo (21) eseguì gli altri 12 Preludi e Fughe (dal nr.13 al nr.24 e cioè dal BWV 858 al BWV 869).

    Questi due concerti sono usciti integralmente su tre etichette:

    Revelation RV 20003
    Venezia CDVE 04272
    Melodia MEL CD 1001848

    Su quest’ultima è presente anche il primo bis sopra citato.

    In questo periodo Richter eseguì spesso in concerto il Primo Libro, ma mai il Secondo, per cui è inutile aspettarsi una uscita in tal senso.

    Bisognerà aspettare il 1973 per avere una registrazione dal vivo del Secondo Libro, e precisamente ad Innsbruck, uscita per la giapponese Victor e prontamente ritirata dietro pressioni dell’entourage di Richter in quanto non autorizzata.


    VISTA VERA VVCD 00244
    MOSCA 08.I.1951

    BEETHOVEN

    Questo è un cd decisamente interessante in quanto propone parte di un concerto di Mosca (Sala Piccola del Conservatorio) del 8 gennaio 1951 dedicato a Beethoven. Esattamente la prima parte in cui furono eseguite:

    Sonata nr.11 op.22
    Sonata nr.17 op.31 nr.2 (per un refuso-che non dovrebbe accadere- sulla back-cover appare op.32 (!?))
    Bagatelle op.33 nr.3, 5-op.119 nr.2, 7, 9-op.126 nr.1, 4, 6

    Nella seconda parte del concerto furono eseguite le Sonate op.54 e op.57, e speriamo siano oggetto di una prossima uscita. Tutto sommato la Vista Vera avrebbe potuto far uscire un doppio con il concerto completo e così non ci si pensava più.

    L’interesse fondamentale è che questo concerto è completamente nuovo per la concertografia richteriana, non essendo apparso, per quanto ne so, nemmeno tra i collezionisti. Novità assoluta, dunque.

    Ciò che fa ben sperare nel futuro è la scritta che appare sulla front cover: From the private collections volume 2. Piuttosto criptica, ma beneaugurante per prossime uscite. D’altronde anche il precedente Vista Vera (vedi sopra) sarebbe stato una assoluta novità se non fosse stato “bruciato” per poche settimane dall’Acquarius riportante il medesimo concerto.

    Qualità ottima, Richter focoso e funambolico come poteva esserlo negli anni ’50, ma capace comunque di quella espressività tutta sua che ben gli si conosce.

    Senz’altro consigliato; facile reperibilità online a circa 10 euro.


    PARNASSUS PACD 96053
    SKRJABIN


    Abbiamo iniziato questo blocco di uscite richteriane con un video Parnassus e lo chiudiamo con un cd della stessa etichetta.

    Ottima produzione perché il concerto presente in questo cd, tenutosi a Varsavia il 27.X.1972, era già uscito molti anni fa sulle etichette Music & Arts 878 e Arkadia CDGI 910-1, ma la seconda è defunta e la prima, riciclatasi con altro nome, produce pochissimo materiale. In ogni caso i suddetti cd sono ormai fuori catalogo e introvabili.

    Ma vi sono anche altri aspetti di notevole interesse. Prima di tutto la qualità sonora, veramente eccellente e il concerto presentato nella sua completezza, compresi i due bis (tra cui la Sonata nr.9 !), per la verità presenti anche sulle vecchie produzioni.

    La veste tipografica è attraente, il libretto è scarno ma preciso nelle informazioni che risentono della supervisione di quel grande appassionato e collezionista di Richter che è stato ed è Falk Schwarz.

    Nella penuria di uscite ufficiali e autorizzate di nuovo materiale richteriano, sono benvenute queste pubblicazioni non ufficiali né autorizzate, ma che comunque danno lustro all’arte del grande Maestro, riproponendo la sua grandezza in tutte le età della sua carriera artistica e in tutti i compositori del suo enorme repertorio. Senza questo cd chi si avvicina adesso a Richter non avrebbe la possibilità di conoscerne la grandezza nell’esecuzione di Skrjabin.

    So di dire banalità, perché tutti gli amanti di Richter lo sanno, ma ascoltare il suo Skrjabin (vedasi il programma sulla riproduzione scansionata del cd) significa avere la consapevolezza che nessuno come lui suona questo compositore, (nonostante gli Horowitz, i Sofronickij e, recentemente, i Sokolov), ma subito dopo si pensa a Rachmaninov, Prokof’ev, Schubert ecc. e sorge lo stesso pensiero: nessuno come lui suona la musica di questi autori…è una banalità perché è un concetto espresso ormai da molti – il primo fu Neuhaus – però è una delle chiavi della grandezza della sua arte.

    Prezzo accessibile, reperimento piuttosto facile tramite Amazon o altri siti online o direttamente al produttore (http://www.parnassusrecords.com).


    G.CP.

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    Un aneddoto
    Inverno 1942: Weinberg a luce di candela

    di David Rabinovich
    musicologo


    - 1962 -
    [..]
    Una volta, in presenza dell'autore di queste righe, lesse la Prima Sonata per pianoforte di M[oisej - Mieczysław] Weinberg, che gli fu appena recapitata. Lui la lesse su manoscritto a lume di candela (fu un inverno difficile, quello del 1942 -1943), e non solo la suonò subito a tempo, ma anche penetrando immediatamente nella complessità dell'opera del giovane compositore, a lui del tutto sconosciuto. Pareva,  quasi quasi, che Richter sarebbe stato in grado di presentarsi con questa sonata in sala da concerto. C'è da restarne stupiti e ammirati!

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    "N e w   R e l e a s e s"                        (Novità Audio/Video)
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    A cura di Giorgio Ceccarelli Paxton
    Dicembre 2012 

    XV


    PRAGA DIGITALS  PRG/DSD 350 063
    SCHUBERT

    Ulteriore cd della Praga Digitals (http://www.pragadigitals.com/) etichetta che ormai chiaramente prevede una ristampa di tutte le esecuzioni Richteriane già presentate in passato da questa label. Ma non solo da questa etichetta. Notavo infatti anche in precedenti occasioni (Praga PRG/DSD 350056 dedicato a Rachmaninov) che alcune uscite non hanno niente a che fare con i vecchi Praga. Anche in questo cd (hybrid cioè che può essere suonato su un lettore cd tradizionale) vi è un brano assente dal vecchio catalogo della Praga, e precisamente la Sonata nr.13 D 664 molto probabilmente proveniente da un’esecuzione in studio del 1963 a Parigi. Il libretto, piuttosto preciso per quanto riguarda i cenni biografici sul pianista, tace inesplicabilmente sui dettagli esecutivi dei brani, non fornendo un solo elemento per decodificarne l’origine. Posso solo ipotizzare che gli altri brani schubertiani in esso contenuti e precisamente:

    Sonata nr.21 D 960
    Impromptu op.90 nr.4

    provengano dall’esecuzione live di Praga 25.IX.1972 già usciti su Praga 254032 e sul set Praga CMX 356032.

     
    PRAGA DIGITALS  PRG/DSD 350 062                        
    CHOPIN

    Altro cd della Praga Digitals questa volta tutto dedicato a Chopin, con registrazioni già uscite per la stessa etichetta diverso tempo fa.
    Nel seguente specchietto si trovano i brani (tutti provenienti da concerti praghesi con relative (e corrette) date di esecuzione nonchè riferimenti discografici delle precedenti uscite sulla medesima etichetta:

    Tracks 1-7
    Etudes op.10 nr.4,10,11          
    Etudes op.25 nr.5,8,11,12         15.VII.1988   Praga PR 254056/CMX 356026

    Tracks 8-11
    Ballate nr.1,2,3,4                     21.II.1960   Praga PR 254060/CMX 356027

    Tracks 12-14
    Nocturne op.62 nr.2  
    Nocturne op.72 nr.1           
    Polonaise nr.7 op.61                 24.IX.1972   Praga PR 254056/CMX 356026


    I dati riferiti all’esecuzione riportati sul libretto sono deliranti e voglio sperare che la causa consista in una serie di refusi tipografici. Cito testualmente:
    “RECORDED July 15-20, 1988 (1-7, 12-14)
    October 18,1972 (8-10)
    February 21, 1960 (8-11)

    A parte le imprecisioni, vi sono ovviamente anche contraddizioni palesi. Peccato.
    Per questi Praga, ancorchè SACD, riprendo un suggerimento di qualche tempo fa: se si è già in possesso di queste registrazioni sui vecchi cd Praga, è superfluo acquistare anche questi, in caso contrario sono incisioni imperdibili.



    URANIA WS 121.175                                   
    RICHTER IN AMERICA


    Ogni volta che acquisto un cd del Maestro lo accolgo, guardo ed ascolto con commozione e piacere, anche se si tratta di una esecuzione già uscita, vista, sentita e risentita. Insomma ogni nuovo cd del Maestro (anche se non “nuovo” nella sua discografia) è un piccolo avvenimento. Solo le produzioni dell’etichetta “Urania” non mi provocano queste sensazioni, ma mi creano un elemento di fastidio. Perché so apriori che si tratta di produzioni sciatte, ripetitive, desunte quà e là da altre fonti, quindi non originali, presentate con noncuranza e imprecisione.
    Scusandomi per questa estrinsecazione del tutto soggettiva, andiamo a conoscere questo ulteriore prodotto della Urania collana WideScreen (??).
    La track-list di questo doppio è visibile nello scansionamento dell’interno del libretto (?) - libretto miserrimo costituito solo dai due scansionamenti che presento – e passa sotto il titolo altisonante di “Richter in America”, il che è piuttosto riduttivo se si pensa alle decine di concerti che Richter fece negli USA sia in occasione di questa sua prima venuta (1960) sia nel corso degli anni seguenti. (non tantissimi viaggi, comunque, perché a Richter gli USA non piacevano).
    Le Sonate beethoveniane nr.3, nr.9, nr.22 sono correttamente attribuite alla newyorchese Carnegie Hall per il concerto live del 19.X.1960.  La qualità audio è insolitamente buona per gli standard di Urania, suono pieno, corposo, “vicino”: questo primo cd insomma è godibile, anche se (probabilmente) riprende parte del programma del Doremi 7864-9, un cofanetto di 6 cd uscito qualche anno fa che, questo sì, riprende la quasi totalità dei concerti dell’ottobre 1960, e che consiglio di cercare online o direttamente al sito della Doremi (http://www.doremi.com/).
    I problemi di imprecisione arrivano con il secondo cd. Infatti la Sonata nr.23 op.57 “Appassionata” viene attribuita al 29 & 30 novembre 1960 (?). Se si tratta di un concerto live deve essere o 29 o 30, ma in ogni caso il problema è risolto perché Richter non eseguì affatto concerti in quelle due date (era comunque dalle parti di Chicago e non di New York). Tendo a credere – e non solo per la mancanza di applausi, ma soprattutto per il “sound” e gli aspetti esecutivi – che sia stata copiata dall’esecuzione in studio già uscita decine di volte su RCA. Effettivamente, riguardando meglio il “libretto”, non vi è scritto “live recording” come le precedenti, ma solo “recording” (perché non aggiungere uno “studio recording” ?).
    E così si spiega anche la provenienza del Secondo concerto Brahmsiano con Leinsdorf, anch’esso proveniente da una registrazione in studio uscito per la RCA una cinquantina di volte.
    Insomma un’operazione che, anche da punto di vista commerciale, è incomprensibile: buon prodotto il primo cd, completamente inutile il secondo. Tanto valeva far uscire un singolo.


     
    ORFEO C 867 121 B                                
    SCHUMANN

    Molto opportuna questa riedizione del Concerto in la minore op.54 di Robert Schumann ripresa dal vivo a Salisburgo il 17 agosto 1972 con i Wiener Philarmoniker diretti dall’allora giovanissimo Riccardo Muti.
    Opportuna perché da questa data avevamo finora solo un LP Rococo 2084, trasformato in cd (FS 96cd 01-2) ben diciassette anni fa inaugurando la benemerita collana De Agostini dedicata a registrazioni storiche del Festival di Salisburgo. Da allora non vi erano state riedizioni, la collana era terminata dopo 60 pubblicazioni (con altre tre incisioni richteriane), *  e quindi questo concerto era praticamente fuori catalogo da moltissimi anni. La pubblicazione della De Agostini era impreziosita da una rivista con foto e notizie dell’evento. La Orfeo ** (una etichetta tedesca molto seria sia nella cura della qualità sonora, sia della veste tipografica, sia, finalmente, del libretto accompagnatorio) migliora ulteriormente quella edizione aggiungendovi dalla stessa data l’Ouverture della Semiramide di Rossini e, dal 27 luglio 1974, la Sinfonia Concertante per violino, viola e orchestra K 364 di Mozart, sempre con Muti alla direzione d’orchestra.
    Il Concerto di Schumann è sempre stato presente nel repertorio richteriano almeno fino alla metà degli anni ’70 ed abbiamo incisioni sia live sia in studio con Barshai, Ferencsik, Gauk, Georgescu, Moschensky, Rowicki, Von Matacic ecc. Questa con Muti è molto bella e rende merito al Maestro italiano che diventò poi un beniamino di Richter (importante il suo giudizio su Muti espresso il 15 agosto 1973 e riportato su “Sviatoslav Richter, Notebooks and conversations” di Bruno Monsaingeon). Ottimo cd quindi, reperibile anche online se pur a prezzo non bassissimo.


    * FS 96cd 29-2     Brahms Sonata vln.e piano nr.2 op.100
                                Prokof’ev Sonata vln.e piano nr.1 op.80
                                con David Oistrakh 20.VIII.1972
                                (la Sonata nr.1 di Bartok, eseguita nello stesso concerto è uscita solo su lp Rococo 2111)

       FS 96cd 45-2   brani di Beethoven, Chopin, Debussy
                                26.VIII.1977

       FS 96cd 47-2   lieder di Schubert
                                Con Dietrich Fischer-Dieskau 29.VIII.1977


    ** Ha ristampato i sopra elencati cd rispettivamente con i nr.di catalogo C489981B, C491981B, C334931B, ed inoltre Die schone Magelone di Brahms (30.VII.1970 – C490981B) e una raccolta di Goethe-Lieder di Wolf (24.VII.1977-C543001B) ambedue con Fischer-Dieskau.
    Sono quasi un centinaio i cd prodotti da questa etichetta (www.orfeo-international.com) che riprendono vari concerti a Salisburgo di grandissimi artisti articolati in svariati decenni (vedere elenco nel libretto del cd in questione). Vi è da sperare che escano in futuro altri concerti di Richter, come per esempio il Concerto di Čaikovskij con Von Karajan dal vivo il 15.VIII.1965 !


    ICA ICAC 5084                             
    BEETHOVEN

    Finalmente una incisione di alta qualità sonora per un concerto importante non solo dal punto di vista discografico, ma anche dal punto di vista storico per la carriera artistica di Richter.
    Siamo alla Royal Festival Hall di Londra nel 1975 e precisamente il 18 giugno. Da circa un mese (precisamente dal 23 maggio a Mosca) Richter sta eseguendo un programma comprendente la Sonata in Do Maggiore nr. 3 op.2 nr.3 e la nr.29 op.106 in Si Bemolle Maggiore “Hammerklavier”. Dopo pochi giorni aggiungerà alla prima parte del concerto tre Bagatelle(la 1,4,e 6 dell’op.126) e suonerà questo programma ininterrottamente per tredici concerti consecutivi con la sola eccezione di Aldeburgh il giorno prima di Londra (con un misto di brani da “salon” di Ĉaikovskij e Rachmaninov, anche perché il programma beethoveniano lo aveva già ivi eseguito l’11 giugno), riprendendolo poi per gli altri concerti del tour europeo di quell’anno.
    Naturalmente l’interesse principale si appunta soprattutto sulla Sonata op.106 di cui si parlerà tra poco, ma in realtà un altro grande motivo di interesse di questa pubblicazione è data dal fatto che gli altri brani in essa contenuti non erano mai usciti precedentemente su cd ufficiali. Per chiarezza ecco una breve sintesi:

    Brano                                      Uscite precedenti al cd in questione

    Sonata nr.3 op.2 nr.3             nessuna, solo registrazioni private
    Bagatelle op.126/1,2,6           solo lp ROCOCO 2110 e  ROCOCO OZ 7545 RC
    Hammerklavier                   lp come sopra e, in cd, MUSICA VIVA M.V. 88.052,                                               STR 33313, AMADEUS AMC 01092/6

    Come si vede in realtà la Sonata nr.3è la vera novità di questo cd, non essendo mai uscita su pubblicazioni ufficiali, (stiamo parlando, ovviamente, dell’esecuzione di questa specifica data).
    Ma tornando alla Hammerklavier è di grande interesse il giudizio dello stesso Richter su questa esecuzione riportato nel libro di Monsaingeon “Sviatoslav Richter – Notebooks and conversations”: (traduco dall’edizione inglese) “Non so decidermi se questa registrazione debba uscire o no. Il concerto andò bene (…), non ci sono praticamente note false e tutto è limpido. Credo che dovrò rischiare e dare la mia autorizzazione. Ma anche così, c’è qualcosa (cosa?) in questa interpretazione che non mi soddisfa interamente. Non mi piaccio.”
    Sappiamo quanto Richter fosse autocritico talvolta fino alla paranoia, ma il punto focale sono le ultime parole: “I don’t like myself” – Non mi piaccio”. Frase detta da Richter e messa da Monsaigeon, nel film Richter l’insoumis proprio alla fine del film: è un montaggio che fa intuire che Richter parli in generale della propria vita, della propria disillusione e depressione – la immagini finali che seguono sono malinconiche e sconfortanti; Monsaingeon la usa come simbolo e sintesi ontologica del disagio metafisico-esistenziale del Maestro. In realtà - fermo restando che in effetti Richter andava soggetto a periodi di depressione soprattutto nell’ultimo biennio di vita (anche se con alti e bassi tanto è vero che ad un certo punto aveva programmato una tourneè in Giappone addirittura con il Concerto di Ĉaikovskij)– nello specifico, cioè nel profferire quella frase, egli si riferiva proprio ed esclusivamente alla sua esecuzione della Hammerklavier di Londra (si vede dal film chiaramente che sta leggendo e non che sta parlando ad libitum), essendo in quel momento in dubbio se dare o no l’assenso alla sua pubblicazione – autorizzazione che fu data poi alla Stradivarius (appunto STR 33313 con un breve ma ben costruito libretto riportante osservazioni del suo amico Eric Anther e di Piero Rattalino e autorizzazione autografa del Maestro). In altre parole quella frase non era la auto-confessione di un vecchio artista deluso della propria esistenza, ma semplicemente l’estremizzazione auto-critica (riferita ad una specifica esecuzione) di un grande artista mai contento di se stesso, perché il suo “immaginario” artistico lo portava a prefigurare vette interpretative ancora più alte di quanto la sua immensa arte poteva (secondo lui, ma spesso non secondo noi) manifestare in concreto. E’ in definitiva, e per successiva ammissione dello stesso Monsaingeon (dietro testimonianza diretta del musicologo Fahran Malik) una frase utilizzata fuori del suo contesto specifico.
    Finita la digressione, che comunque riguarda da vicino l’esecuzione della Hammerklavier torniamo a quest’ultima e al cd in questione.
    Ottima la qualità audio generale, garantita dalla BBC, e senz’altro molto migliore della vecchia edizione Stradivarius. Eccellente l’esecuzione della Sonata op.106 e degli altri brani, alcuni dei quali, come detto, nuovi nella discografia richteriana. Cosa si potrebbe volere di più ? Due cose (almeno per gli incontentabili): un libretto migliore – questo è appena sufficiente, ma da un redattore esperto di Gramohpone come Richard Osborne, ci si poteva aspettare di più. Ma, soprattutto, il bis: infatti Richter eseguì in quella occasione di nuovo la Fuga finale come bis ! Che esiste solo come registrazione privata collezionistica. Peccato; ma il cd merita veramente di essere acquistato.

    G.Ceccarelli-Paxton


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    LETTURE PROPOSTE DAL BLOG

    Un'estetica ottocentesca?

    da "Musica e verità: Diario 1939-1964" 

    di Beniamino Dal Fabbro



    9 ottobre 1962

    [..]

    SR. Fonte intoclassics.net
    Dopo tre concerti, di cui due da solo e uno con l'orchestra, Sviatoslav Richter non è più lo stravagante artista dalla cui fama era stato preceduto da molto tempo né l'irreale pianista dei dischi grammofonici, ridotto a una perfezione non sua: ma non per questo la sua apparizione m'è sembrata meno singolare e meno memorabile di quanto non m'aspettassi. Soprattutto gli ascoltatori giovani, abituati al comportamento impassibile dei pianisti d'oggi e al loro ginnico dispiegamento d'una tecnica che tiene a occultare gli sforzi dei muscoli e dei tendini, si sono meravigliati al gioco abbandonato e tumultuoso di Richter, alle sue mani che volano in aria dopo aver acchiappato un accordo, alla perpetua oscillazione del busto, al concorso delle spalle sul peso dei fortissimi, all'espressione corrucciata e rapita del pianista, sul cui volto passavano le espressioni via via riferibili alle immagini suscitate dalla tastiera. Questa mimica non è nuova, ma è come se lo fosse, in quanto risale a mezzo secolo fa, quando il pianoforte si suonava, esteriormente, in tale maniera, come testimoniano anche le amene e crudeli caricature di concertisti famosi. Il pianista teneva a mostrarsi ispirato, anche quando non lo fosse, secondo il principio interpretativo, d'origine romantica, che non può commuovere gli altri chi non sia commosso per conto suo. Di questa estetica ottocentesca, che s'è protratta nel nostro secolo per oltre un decennio, sino alla vigilia della prima guerra mondiale, Richter è ancora partecipe e portatore, si che lo si può considerare un grande pianista col gusto e con gli ideali del tempo stesso in cui nacque. La spiegazione di quest'enigmatico anacronismo sta tutta nelle circostanze biografiche e artistiche in cui Richter è cresciuto come uomo e maturato come interprete. Da due anni soltanto Richter ha varcato i confini della sua patria, per affrontare il pubblico occidentale. In Russia la cortina di ferro non è stata soltanto politica e sociale, ma anche culturale. E proprio nell'arte, dopo alcune intemperanze d'avanguardia dei primi anni, la rivoluzione sovietica ha cristallizzato in una conservazione del vecchio mondo, i cui frutti, con intento didattico e riparatorio, si vollero porgere alle categorie popolari che da sempre n'erano state escluse; e la musica del romanticismo, che è stata il periodo più democratico nella storia conosciuta di quest'arte, è servita meglio d'ogni altra a incantare coi suoi prestigi il nuovo pubblico sovietico. Avendo operato sino a poco tempo fa nell'isolamento culturale e artistico del suo paese, Richter porta con sé, intatto e vivo come un messaggio, ardente ancora d'ideali un po' febbrili e fanatici, il mondo del simbolismo poetico, la Russia di Pasternak e di Scriabin, del salotto pietroburghese di Zinadia Ghippius e delle infiltrazioni estetiche degli acmeisti, imagisti e supremisti d'una Leningrado che a lungo continuò a sentirsi la città di Ciaicovski, di Dostoievski, di Gogol, e dei giovanili circoli filarmonici di Odessa. L'arte di Richter è giunta sino a noi, coi suoi aneliti romantici, coi suoi eccessi di superamento della tecnica, con l'anima idealistica del Dottor Zivago traverso la Rivoluzione e la grande guerra patriottica. Il neo-romanticismo di Richter va inteso come tale nel quadro complessivo dell'attuale fase crepuscolare del pianoforte; in sé, è un tardo romanticismo, in cui Chopin, Schumann e anche Brahms trovano il loro lievito interpretativo nell'inquietudine di Scriabin...

    [..]

    Feltrinelli, 1967. ppgg 324-325

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    "Personal memories"

    Prof. Lidia Baldecchi Arcuri

    
     

    parts I-VI
    (Dec 2012)







    October 13th, 1962

     It may be surprising, but my first reaction to the Maestro was one of bewilderment and his performance actually didn’t convince me.
    
    

    He came onstage targeting that “black prey”, without a glance towards the audience, barely nodding. Not yet seated, he plunged on the Schumann Sonata. Astonished, I gazed and thought, “It will be either thumbs up or thumbs down. There was nothing lukewarm about this pianist!”

    Of course, the verdict wasn’t thumbs down! We were evidently in the presence of genius, but his approach gave me an impression of nervousness on his part, which in turn triggered uneasiness in me.

    Years later, I learned to foresee these moments of nervous tension (that had nothing to do with public performance because actually, audiences and the stage never really bothered him; but they were caused by the most unpredictable and - for me - incomprehensible reasons.)

    I don’t remember anything else of the evening. I only remember that I was totally staggered by the tsunami that had struck me.


    March 29th, 1965
    This time I was psychologically prepared to receive the onslaught, but it turned out to be useless!



    The moment he uttered the first tone, all was revelation. He seemed to improvise each emotion and each emotional hue carried you farther and farther away from the actual instrument that was producing it. It was not piano playing! I don’t believe I had ever heard (or have since heard) such a visionary performance of the Chopin 4thScherzo. He had recreated the composer’s starting point.

    That evening I completely succumbed to his sublime artistry, and my admiration grew constantly till the moment he left us.

     Reviews of his first concerts in Liguria: 1962 - 1965


    November 25th-27th 1966
    Unfortunately I was out of town and did not attend these concerts, but I heard raving reports about them: it didn’t surprise me. By this time, nothing concerning Richter’s interpretations could surprise me.

    Reviews of the 1966 and 1969 concerts in  Genoa

    June 14th 1969 (conducter: Riccardo Muti)


    In 1969 Prof. L.B.A. meets Richter for the first time:

    My encounter with Richter happened at Riccardo Muti’s wedding.

    Shortly afterwards, he entered our home (and hearts) definitively. The occasion: Ravel’s Concerto for the left hand.
    The conductor, Riccardo Muti had made his debut in Genoa one Saturday afternoon of years before and had, since then, become a dear friend of ours…


    One of the most meaningful encounters of my life

    My husband and I had been invited to Cristina and Riccardo Muti’s wedding in Ravenna..


    We spent unforgettable days, not only for the event itself, but also for the uniqueness of its participants

    My meeting with Richter had something surrealistic, but at the same time natural about it.  This type of atmospheric situation, as well as others that highlighted some of his distinctive traits, often manifested themselves during our long friendship. I learned to recognize them, to understand them, to interpret, admire and to love them.
    These same traits remained intact –albeit sublimated – in his artistic universe: he possessed hyper-sensitive reserve as opposed to a total and often surprising spontaneity; his scathing instinct was integrated by an inflexible intellect; he could be child-likelynaïveor have sudden mysterious, unfathomable silences; he was indomitably curious; he was ruthlessly self-critical.

    And now for the meeting itself. I’ll skip many delightful details that were later referred to me by Emy Erede, a lifelong friend of my husband’s - and Richter’s Italian agent.


    The Maestro had entered surreptitiously into the last row of pews after the wedding function had already begun – obviously not to disturb or to be noticed! After the ceremony, if I remember correctly, we were about 100 guests waiting our turn to be shuttled to the lunch venue, when someone tapped me on the shoulder. It was Emy Erede who, with a twinkle in her eyes, whispered, “There’s someone who wants to meet you.” I generally take even strange events within my stride, and followed her with no particular expectation. To my complete utter astonishment, there in front of me - incarnate –appeared Sviatoslav Richter. I recuperated sufficiently to stammer some sort of lapidary salutation followed by a courageous entire phrase: “Maestro shall we be meeting again at lunch?” Equally lapidary, he answered. “No, at dinner.” And that was that! At dinner I found myself seated at his left, Emy Erede on his right.

    Decisive events often “tiptoe” into one’s life. Our friendship was to continue, till the end, in this discreet reciprocal atmosphere of loyalty and esteem.


    In the photo: the Church of Sant'Agata Maggiore in Ravenna



    ... dinner with Richter...
    The dinner

    The dinner took place on the top floor of an ancient palace of Ravenna. Actually, it was the meeting place of a group of melomanes and gourmets who came from every walk of life, each bringing the raw materials or the capacities and talents that better served their goal: good food and opera!temporary partition divided the cooking area from the dining area, which had been furnished with long rustic tables and benches.


    They called themselves Gli Amici del Camino (Friends of the Fireplace). In great display on the wall hung a gigantic photo of Pellegrino Artusi, legendary idol of the local Italian cuisine. A temporary partition divided the cooking area from the dining area, which had been furnished with long rustic tables and benches.

    Towards the end of the gourmet treat, a rhythmic drumming on the tables began that slowly developed into a “fff” crescendo and a stadium- type rooting of “Richter…Richter…Richter….!.                                 

    The Maestro, seated at my right, tried to escape the unexpected spotlight, (as he had done slipping into the church), but the rowdy insistence finally won over: he suddenly jumped to his feet, took off his jacket, rolled up his sleeves and dashed towards a rickety old upright and sat down. After him dashed a group of the members, and to my astonishment my own husband, who appointed himself…conductor! How brazen could you be, I thought to myself embarrassed… instead everyone else was delighted (above all Richter and Muti!). Naturally they began with favourite operatic choruses chosen (by the chorus members!) at random: Richter (the orchestra) and the chorus were conducted by my husband.


    At a certain point, a sort of operatic competition was sparked off, the competitors being: Nino Rota, Jacopo Napoli (then Director of the Milan Conservatory) and Sviatoslav Richter. They started challenging each others’ knowledge of Opera, pushing each other off the piano bench, hoping to play something that the others wouldn’t recognize. About an hour or more later, the “laurel wreath” was acknowledged - and Richter won. By the way, they didn’t certainly propose well-known arias…out would come I Lombardi Act 1, scene 2, or other such off-the- beaten- track repertoire. In his early years, Richter had accompanied opera for a living and had an encyclopaedic knowledge of the field. By memory.


    At the end of the improvised competition, the greater part of the guests began to take leave. Richter came to me and with great simplicity said, “We’ll be seeing each other again in Genoa within two weeks time. I’ll be playing the Ravel left hand Concerto…even though I shouldn’t really do it!”(Emy had previously informed me that Richter’s wife, Nina Dorléac, had telegraphed him not to play it!)

    I asked him if he would be our guest. “Naturally” he replied… and so it was to be ever since. What a rare privilege to have lived such unrepeatable experiences

    A memorable appointment occurred on that 14th of June! Richter plays (for the first time) the Ravel Left Hand Piano Concerto, with Riccardo Muti conductor. A recording of the concert was published on the Stradivarius label, and our blog also refers Muti’s own testimonial. Such was the success, that the entire Concerto was encored at Richter’s own request, bypassing the orchestra’s understandable perplexity .

    (ndr. The Italian recording includes the encore).

    ....I remember the rehearsal and evening this way:
    He had promised to see us again soon, and so it was. Notoriously allergic to telephoning, ha had Emy Erede do it, inviting us to the rehearsal of the Ravel Concerto with Riccardo Muti conducting.


    Upon arriving, one of his usual unpredictable surprises awaited Me.! He asked ME (!) to test the acoustics from different points of the hall. I timidly gave my opinion. He had the piano position altered and the rehearsal began.

    He was visibly unsatisfied, but rehearsal time was up (the Union representative, member of the orchestra, was already pointing towards his watch…) Richter called Emy Erede and they confabulated. She came back, sat by me and said, “Unbelievable, he wants to pay the orchestra’s overtime, but he absolutely wants to repeat!” The orchestra thought twice about it, refused the offer, and the rehearsal proceeded. I was to witness many of these events which confirmed his complete detachment from the economic aspect of his profession and money “tout-court”. (“It’s not interesting”, he would always conclude.)


    An after-dinner concert followed on our terrace (of course strictly with persons he already knew). That was the first of his many entries in our home for many years to follow.

    It was early morning and the merry company was, at this point, enjoying the warm spring evening, when the Maestro suddenly took me by the hand and asked me to show him my house – which I did gaily! When we came to the kitchen terrace, amongst my herb vases he saw one that contained basil. I imagine he was not acquainted with it, because he asked me if he could taste it. I explained the Genoese specialty: pesto. He was as delighted as a child caught with his fingers in the jam. A moment later my husband appeared in the doorway, saw the scene, turned to me and without the slightest hesitation exclaimed, “Why don’t we start all over again? (at three in the morning!!) Make some pesto with trenette (a type of pasta) for everyone.” It was a “yes or yes” type of a situation, and so I did. The company livened up again at the fanciful idea and Richter ate the pesto-without pasta – by the spoonful. He was also like that!

    Below some beautiful photos of Richter with his dear friend Lidia Baldecchi Arcuri on the terrace of her Genoese home (ca- 1992)




    August 9th, 1971


    Piazza San Giovanni, Cervo, Imperia

    We saw him arrive escorted by Sandor Vegh. He had a blue sea-captain’s cap tipped on his head. When he spotted us he opened his arms to their full extent and broke into a broad smile that suddenly turned terribly serious as he approached us. His first words were, “Tonight I’m going to play very badly.” My husband, extremely quick on the draw, answered, “Certainly, Maestro!” The answer – unexpected – offset him, so he gazed at us with his typically melancholic smile, waved, and off he went.

    Before going on, I must divert to a rather interesting episode that preceded this extraordinary evening. Several days before, I had been invited to Milan for lunch at the home of the Baronessa Lanni della Quara where Richter often lodged when in town. As I entered, I heard the Schumann Symphonic Etudes in the distance. The Maestro was practicing what was to be the opening piece of the Cervo concert! Naturally my ears perked.

    What I heard was one of the most peculiar and astonishing practicing I had ever imagined! Richter performed the composition, without pauses, from the beginning to the end, time after time again… We lunched without him to the faint background sound of Schumann. I had arrived late morning and left in mid-afternoon. He was still performing non-stop when I left. One of the times we later met (I don’t remember exactly when), when I asked him he explained the reason. He had always placed the “Etudes” in the last position of the first half, or somewhere in the second half of his programs. In Cervo for the first time, he had placed it as the opening piece. That was his way of understanding the “feeling” of its performance without prior contacts through other music!!!!


    To get back to the evening in Cervo, the audience was already seated in the Piazza with no piano in sight. Finally the smaller pieces of the instrument slowly appeared, followed by the adventurous arrival of the principal body down the narrow steep ways of this medieval “borgo”, perched on a cliff--top that almost drops onto the sea. Vegh’s home was directly on the right-hand side of the Piazza and…on the edge of the cliff. Richter was hosted there and it was there that we went after the concert: but the concert still didn’t start. About another endless hour went by… the reason? The Maestro wanted the darkness to fall and the moon to rise!

    Whatever his method of practicing, once he placed his hands on that keyboard, nothing else mattered. He seemed to have a “gold mint reserve” always ready to be lavishly spent. Artistically and emotionally he was a bottomless pit!

    I find it impossible to even attempt to describe the three Chopin Nocturnes, but we all then fully realized the reason for his wanting… darkness to fall and the moon to rise.


    After the concert we went to greet him. He was visibly satisfied (a rare event!). My husband couldn’t resist and let the occasion slip by: he embraced him, looked him in the eyes and said, “Maestro, that certainly is what I call bad playing!” The Maestro looked at us and melancholically smiled.


    November 23rd, 1974 Teatro Margherita, Genoa

    The seated ballerino

    I believe it was on this occasion that Emy Erede informed us that she could no longer follow the Maestro, but that she was sure that we would have appreciated the person she had chosen to be her substitute. Milena Borromeo thus entered our lives and we certainly did learn to appreciate her! Emy also told us of Richter’s desire to be with us, and I was more than happy to organize the after-concert get-together.

    As for the concert, I was not yet acquainted with the Miaskovsky Sonata, but I knew exactly what to expect from the performance of Shostakovich and Prokoviev. As usual, it was even more.


    What I did not expect though, was that I would be hypnotized by Richter’s feet! I’m not speaking of his extraordinary pedalling (that perception was delegated to my ears), I’m speaking of the agile, complicated movements that he applied to balance his body in relation to the position and to the energy he wanted to transmit to the keyboard. In slow motion, I’m positive that a beautiful choreography could have been traced. He was a seated ballerino! I realized that during the entire evening, this illuminating discovery had made me completely ignore his hands. Could this be one of the secrets that “made the difference”? What I had seen that evening marked a turning point in my pedagogical and instrumental evolution!


    He later confirmed my observation by explaining how the whole technical mechanism started from the floor.(This is an example of one of his many comments on technique; which obviously contradicts the grapevine gossip that “talking about technique” with Richter was taboo; actually, it was he who always started the discussion). The whole conversation started when, upon entering my home, he saw Beethoven’s Op. 106 on my music rack. He sat down on the bench and looking at the score, succinctly commented, “Unplayable!” Being acquainted with his performances of the Hammerklavier, I just looked at him and didn’t say a word. He continued.


    “Finally a piano bench at the right height. Wherever I go, they want me to sit on the floor. Lidia, how can you do that if we must walk on our hands. To do that, everything starts from the floor and you must think upside-down. Are we or aren’t we acrobats?


    The few words were branded in my mind, his tone lingered in my memory, and suddenly the actual vision of the workings of the balance of the entire body on the hands became my fundamental research. He was talking about body weight, not arm weight! What a revolution.


    I’m referring this episode for the pianists who may eventually read these memories. As the Maestro would have said – pointing his index – “Investigate”!

    Of this concert I still conserve his autograph on my copy of the Shostakovich Preludes and Fugues.

    Even though during the following period he was absent from the Genoese concert scene, Richter came many times to Liguria when on his Italian tours. I went to Milan several times and was present in Mantova when the Decca label recorded a series of concerts in that acoustically miraculous theatre.


    One of the Milanese concerts (1983) is also unforgettable for me. The concert included the César Franck Piano Trio ( with Oleg Kagan, violin, and his wife Natalia Gutman, cello) and of Debussy’s “Images” Book 2. Our encounter came about after an original opening “à la manière de…Richter”. Backstage an impenetrable crowd was waiting. Emy Erede picked us out and whispered us the name and address of a restaurant. It was the period in which he enjoyed dressing an ample black, red-lined cape. His fans didn’t knowyet, but Richter had already surreptitiously slipped away, helped by the darkness and …his black mantle! When we walked into the restaurant, he was already seated and greeted us merrily: he was apparently very pleased with his “operatic” exit from the backstage confusion.

    He was particularly loquacious that evening; a relatively long period had elapsed since our last meeting. My husband instead was in lively conversation with Natalia and Oleg Kagan.

    The following anecdote comes to my mind because it might be interesting for its technical implications: I told him of a concert I had recently attended during which – after the attack of the very first chords of the Brahms Second Piano Concerto– WHAM! the string broke. He put on an all-knowing expression: “Naturally”, he quipped (imitating precisely the gesture of the pianist concerned), “he uses his stiff forearm instead of his body. I’ve never in my life broken a string!!” He followed the statement with one of his typically naïve expressions which signified: “Really, it’s the truth, don’t you believe me?


    Below: two postcards from Richter addressed to his friends Lidia and Domenico Arcuri.





    Prof. Sarpero reports: For twelve long years Richter does not return to Genoa. During this period he tours Europe and gives more than 100 concerts, many of which in Italy. He furthermore goes to Japan and then makes a legendary tour of Siberia. On May 8th, 1986, he makes his return to Genoa with an all-Chopin recital, It remains one of my most intense memories of Richter performances of Chopin that even his best recordings cannot equal.


    ...The reviews report: “a triumph – without reserve!


    May 5th, 1986

    Teatro Margherita, Genoa

    That evening we were all seated in the same row, one after the other: my husband, my pupils , and I.

    Finally he had returned! What a return it turned out to be…


    The first notes – the beginning of the Polonaise-Fantasie– were an absolute, unimaginable miracle. Not even he himself had ever managed such an achievement. The notes that follow the initial fundamental octave, (written in small type in the score and usually interpreted as a melodically melismatic passage), came out of the thin air as slowing-down and fading harmonics of the fundamental sound! We all simultaneously turned to each other, gaping. At the end, the applause didn’t merely break out, it exploded.

    He faintly acknowledged the “explosion” and while it was still going on, dove into the first of twelve Etudes chosen: the Op. 10, n.1. I remember the left hand octaves as smiting bell-tolls and the savage right hand arpeggios. We were not only listening to piano playing: we were witnessing something visual as well. At the end the audience gave a standing ovation and I found myself Germanically stomping my feet. Suddenly Milena Borromeo appeared and signalled me that the Maestro wanted to speak to me. What could he possibly want this time? (A call during intermission usually meant that he was unsatisfied with his performance..) Impossible, I thought; instead that was exactly the case! He judged his performanceruthlessly, then added, “I can’t come to your house afterwards.” I just gazed and said, “That’s no problem. The only problem is that, according to what you just said, I must conclude that I’m deaf, I don’t understand the Etudes, and that I don’t understand Music in general! How can I be your friend?” He looked at me querulously and calmed down. Not I.

    The four Ballades that followed were, and remain unequalled for all who were present with me in the hall. I returned backstage and stared at him. He smiled his melancholic smile and said, “Now I can come.”

    He left at three A.M.



    The particularly long 1986 Italian tour continued with the recorded Mantova concerts held in the Bibiena theatre (photo).
    ...digression...


    Mantova concerts

    Many memories come back to me of the Mantova concerts (besides the renewed joy of seeing the the beauty of this relatively small Italian “provincial” town.)

    The local Communal administration had closed off the traffic near the theatre for the occasion (rare sensitivity, indeed, in our times).

    This Teatro Bibiena had been inaugurated by the young Mozart, and Richter had discovered it (and its miraculous acoustics) during one of his previous explorations. His enthusiasm had induced Emy Erede to organize a series of concerts and the Decca recordings there. I personally don’t believe the recordings do justice to the “live” concerts. Apparently, during the recording sessions Richter also was not at all satisfied and it took all of Emy’s patience and tact to carry the project to its end!

    Another anecdote comes to my mind because of its peculiar musical slant. It was a remark the Maestro made after playing an all-Schumann program which had included the “Paganini Études”. Again I was called during intermission, which immediately distressed me because of its usual implications. Instead he was smiling and with the expression which he usually assumed when saying something he knew to be original for me, said: “I love these Études because they are so Italian! And you know, Schumann is never Italian; he’s always so German”.


    He also loved to pose musical questions to me “out of the blue”; especially abstruse and difficult ones! Once he suddenly asked me if I had the score of Hans Pfitzner’s Opera “Palestrina”. I gazed and said Noooo! He immediately pointed his index finger and said, “Why it’s the only Opera that talks about a musician: INVESTIGATE!” When I saw the score, the mere bulk of it scared me away and upon our next meeting I confessed my cowardice to him. He had a great laugh! (I think he did it on purpose). I have since heard the Opera several times: it’s lengthy but very, very beautiful and interesting.

    Prof. Sarpero reports:


    “…the 80’s through all the 90’s are turbulent years for Richter. Serious health problems afflict him, he suffers depressions, he is anguished for the loss of dear friends (Oleg Kagan, Emy Moresco…). Nonetheless, these negative events are balanced out by renewed impetus with the addition of new repertoire as well a refreshed return to some of his chosen repertoire. (He notoriously had one of the most extensive repertoires brought to the concert stage!)

    During these years he frequently visited the Ligurean and French Rivieras, and it was from Genoa that he began his1989 tour in Italy; and it is on this occasion that he decides to begin the tour dedicating a concert to his long-time friend, Prof. Lidia Baldecchi Arcuri, to her pupils, and to the Conservatory “N. Paganini” in which she was teaching at the time. This is the chosen program:

    Schubert: Sonata D.894 op.78
    Weber n: Variazioni op.27 (Variationen für Klavier)

    Szymanowski: 2 Metopes op.29 (L'Île des Sirènes and Calypso)

    Bartok: 3 Burlesques op.8

    Hindemith: ″1922″ Suite für Klavier, op.26
     

    January 26th, 1989, State Consevatory of Genoa “ Nicolò Paganini”


    “Life's gifts”

    I’ve always considered true friendship to be one of life’s most precious bestowals; and this event is a living proof of my belief.

    As always when the Maestro decided to come my way, Milena Borromeo would call to give me the general details. I had, by then, an organized network of friends and pupils who suggested hotels, pensions or particular corners of the region that could meet his taste, and that…were new to him! This time the choice fell on a lovely hotel in Camogli that belonged to a friend of mine. It was there that we met him for afternoon tea. As always, we spoke of many events, of his health (he wasn’t in the best of shape), of facts in general and music, of course.

    I remember one fact in particular because linked to another anecdote which took place shortly afterwards, and because it concerned the old diatribe about good and bad pianos.

    A concert had been organized for him at the Soviet Embassy in Paris. The piano he was to play on turned out to be “the worst I had ever touched!”; but a refusal to perform, (which was his immediate reaction), was absolutely unthinkable. Then he turned to me tilting his head in his peculiar way, and with his typical expression (which meant, “really it’s the absolute truth!), he concluded: “It turned out to be one of the best concerts of my life.”

    On the same theme, when I brought him to visit the hall and piano at the Conservatory, the Director came to meet him and had the unfortunate idea to excuse himself for the poor piano he had to offer him. I can still see him tilting his head, giving him a querulous and rather haughty look, and saying, “All pianos are good pianos for me!” That was that, and also the end of the story… I also believe that the concert that followed was also one of his best!


    This is how it all happened.

    Suddenly, out of the blue, the Maestro turned to me, and in his simple, dry style said, “I’ve decided to dedicate a concert to you, to your pupils, in your Conservatory” (I couldn’t believe my ears);but, he continued, “I could play one of two different programs that I believe to be suitable for the occasion: one completely composed of Études ( ! ) and another…the other was the one I chose whispering the answer. I looked at my husband who had remained impassive at the announcement. I translated it as meaning exactly the same thing that had crossed my mind. Many times we may express the wish and the will to do something which in effect we are unable to do for a number of uncontrollable circumstances. So I looked at him, thanked him (..weakly!), conversed for some time still. The next day he left for Tuscany. I no longer dared nurture the idea that the incredible gift he had offered me would actually take place.


    After a week, a call from Milena announced that Richter would give the concert the following week, on the 26th of January. I then realized that the Maestro never wasted his breath-

    I immediately called the President of the Conservatory and the next day we met with the Director. When he told us that there were no funds to cover the minor costs of hosting such an event, I immediately set out to find them. The bank, Cassa di Risparmio offered the sojourn; Dott. Nicola Costa sent his private driver to pick him up in Tuscany and bring him to Nervi (a new destination to which he will return several times, and where, strangely enough, I now live). I personally took care of the tuner who worked for two days on the piano to make it worthy of the occasion and procured the small spotlight for the piano - (he had now adopted this discreet, almost mysterious type of lighting for his concerts). I then begged the local parish priest not to clang out the bells at Vesper time …and waited for the grand day to arrive.

    The Maestro was thrilled with the accomodation and the sea-walk: everything suited him. Turandot was on the billboard and he asked me if tickets were available. I procured them and off he went. The next morning he came but did not practice as I had expected: instead, there he sat at the piano playing and commenting the tempos taken by the conductor in certain passages of the opera! As usual, my husband joined in and they duetted until lunchtime. He wanted to lunch in the kitchen and so we did. I wasn’t aware that he didn’t particularly care for salads and I had prepared a rather complex one; fortunately he commented, “Oh, the first interesting salad of my life!” For Richter, things were “interesting” or “not interesting”. Another example? The first time I saw him pull out of his pocket a conspicuous roll of money-bills, I told him to be careful. He looked at me and said, “Why, is money interesting?”


    He asked my opinion on what he should wear for the concert (he was very meticulous on the matter), and went to rest a bit. I arranged that he be accompanied by a pupil of mine, who also was to turn the pages, and went off to the Conservatory for last minute necessities.

    A half-hour before the concert, the hall was already completely full and amazingly… silent! I was quite touched by the awareness of all these young people of the uniqueness of the event.

    When the programmed time for the beginning of the concert arrived…no Richter! Fifteen minutes of complete anguish on my part, and total silence in the hall followed. Then suddenly my pupil appeared and, amused, told me that the Maestro had seen a deli and had stopped to eat some prosciuttoon a bread stick! I wewnt to greet his arrival, he looked around and ordered, “ Put on all the lights!”. The hall exploded in a prolonged applause with rhythmic calls of Richter, Richter…!

    The rest is testified by the raving reviews and a recorded testimonial. It was and remains the most extraordinary gift received in my lifetime.


    Post-script

    After the concert, Richter did something so exceptional for him, that even the newspapers reported it: he sat down at the Director’s desk and autographed all the programs presented by the bubbling, now-noisy students!

    During the quarterhour before he opened the door to the invading horde, he took me aside, visibly pleased and smiling said, “ In this program I intended to trace a journey from the Heavens (Schubert) to Earth; but to the licentious, dissolute, lewd Earth of Grosz (Hindemith Suite), Do you know him?” I answered negatively. By now you can guess what he said to me pointing his index: “Investigate.”

    I did, and what a discovery it turned out to be!


    Digression (by pure chance)

    By pure chance, in 1995, I was asked to give some lectures for the coinciding commemorative year of Hindemith’s and Bartok’s birth. My investigation of the period had started shortly after Richter’s (imperative) suggestion to investigate.


    The entire process initiated with the audition of a great part of Hindemith’s operatic, symphonic, solo and chamber works. My friend, Mrs. Orlandini, owner of a famous record shop of the time, helped me by lending me everything she had in stock. The link, Hindemith-Grosz introduced me to the entire period of German Expressionism between the two wars and to the extraordinary Medieval Masters by whom they were inspired. This Gothic heritage (not Baroque as I had been taught erroneously!), was often declared by Hindemith himself. The Baumberg Masters were the font of his inspiration and ideals. So I had decided to cover the walls of the Conservatory hall with huge posters of these Medieval painters together with those of Contemporary painters of Hindemith’s period. A truly astounding similarity resulted. One of the posters, representing a wooden Madonna of a Baumberg Master was to be the visual background to a performance of Hindemith’s“Marienleben”, Opus 27 for voice and piano.


    As I was kneeled on the floor at home, reinforcing the Madonna poster for its placement on a stand, the phone rang. It was Milena keeping me posted.


    “By the way,” she concluded, “the Maestro tells me to tell you how difficult the piano part to the Marienleben lieder is!(He was to perform them during his Festival at the Grange de Melais, and I knew nothing about it.). By Pure Chance.


    A FLEETING REMEMBRANCE
    A church steeple


    On one of our jaunts dowm the coast, I noticed the Maestro searching for something in the landscape (?) His visual memory was phenominal. Suddenly he exclaimed – happy as a lark – “That’s what I was looking for . There it is!” It was the baroque steeple of the church of a small ex-fishing village; Sori.

    He asked me to look for a pied-a-terre for him there. The task was more difficult than it might sound , because he wanted it “right under or in front of the church”.

    I had found something, but he later chnaged his mind. Not unusual!


    SOUND AND SPACE 
    (digression and after-thought)

    I have just recently connected certain readings with certain choices taken by Richter during the last part of his extraordinary artistic career. In the program notes that appeared in the halls, he explained the reason for his determination to play in near darkness. What he never explained though, was the why of his concomitant choice to play only in small environments. From this consideration, I am naturally excluding the argument that small spaces are the dominating feature of numerous aesthetically enticing structures of the past: (for example, the small theaters of Mantova, Sabbioneta, Vicenza, Imperia, etc.). During my literary wanderings I fell upon an interesting conclusion of Peter Brookes, theatrical director, that could coincide with similar intimate needs felt by Richter in his later years.

    The book is entitled “The Shifting Point” (“Il Punto in Movimento”). The chapter is subtitled

    “Filling in empty space.
    The use of space as an instrument”.


    I have come to the conclusion that “theatre” is based on a specific human “necessity: that is, a yearning necessity to establish a new type of intimate “rapport” with fellow creatures.(…) In large spaces one is obliged to speak with “greater emphasis, in a less spontaneous style; if instead we could shorten the “distances; if all of us could get closer to one another, the intercourse, the “exchange, would become much more dynamic

    Richter was a great “connoisseur” of theater and theatrical methods. He knew the techniques and the needs of projection “towards” and “through” space. Could it be that he also, at a certain point, had felt an urgent need to establish a new, a more intimate, a more dynamic rapport with his fellow creatures?

    Unfortunately, at the time I didn’t ask him. Now I certainly would.


     
    FLOWERS

    He preferred white flowers, but didn’t follow his predilection when he offered them. What he did follow though, was his innate generosity. Regularly, flowers from Richter transformed a living room into a greenhouse and Mrs. Orlandini, owner of the record shop (whom I have already mentioned), became the object of one of these gifts. I don’t remember on which visit to Genoa he expressed the desire to visit a record shop, but I do know that he had written a letter to the specialized magazine MUSICA denouncing the reproductions of some CDs that (according to his judgment), were not up to his standards, and therefore not personally authorized. I believe the letter was written after our visit to the shop.
    I brought him to the above mentioned shop and asked for the owner. When she saw whom I had brought, she broke out into tears! I remained rather stunned and Richter was visibly touched by this unexpected emotional encounter. He looked her in the eyes hinting his typical melancholic smile. He then asked her to vision all his recordings. She opened numerous drawers packed full. He chose a certain number, and then asked me to follow him out of the store. He had obviously noticed a violet vendor on the street corner while passing by, and pulling out the usual roll of bills from his pocket, handed them to me saying, “Buy the basketful.” Notoriously those baskets are composed of several dozen very small bunches that are rather costly. I felt the necessity to remind him of the detail. “The basketful”, he insisted, “the lady has many sorrows.” Superfluous to describe her reaction. The Maestro had reacted in his way: with extremely refinedpsychological insight, and great humanity."

    a)      The visit probably took place during the days near the concert held in Chiavari in March 1990.
    b)      The letter to MUSICA refers to the Maestro’s communication to the magazine and is printed in
     n. 60 of Feb./Mar. 1990. It reads:
    “I must point out to your readers how a certain number of my recordings has been released by “editors who lack any type of cultural or artistic criterion. The result is the coexistence of “performances of value, or at least of validity, and others that I don’t hesitate to qualify as “rubbish. The non-authorized release of discs of such poor standard cannot but generate in the “listeners doubts and even bewilderment. What can have moved such initiatives? Is their goal to “serve Art and to inspire listeners? Or could it be simply a  commercial transaction?”


    HOW HE PRACTICED 
    (and other enlightening musical thoughts)

    I’ve already mentioned how I heard the Maestro practice the Symphonic Études before the Cervo concert in the home of the Baronessa Lanni della Quara. Throughout the years though, I concluded that he always changed his practicing method according to the immediate problem he was about to face. In the case of the Schumann Études he was placing them for the first time as the opening piece of the recital and therefore felt the necessity to feel them without having warmed up. What I can testify as being the most recurring method, was that he almost always practicedpiano or pianissimo. He was barely audible even in the adjoining room (and my home was certainly not well isolated!). When I mentioned it to him, he nonchalantly answered, “When you know how to play pianissimo, fortissimo is no problem!”

    Another recurring method was that he rarely practiced the compositions he would be performing on the same day or on the day after. The days before his concert in the Conservatory, he practiced only Debussy and Liszt Transcendental Studies. It was stupefying to hear the finished product, (in tempos, phrasing, differentiations of hues…), but all kept within an intensity range from a ppp to a maximum of piano– an absolutely unbelievable feat! (I thought that if all pianists adopted such a system, what a beneficial effect it would produce on the neighborhood!)
    He recommended another way to practice, probably reinforced by the incident he had mentioned to me, (and also narrated by Maestro Berlinskij of the Borodin Quartet), of the lights going out during a concert. He often practiced in the dark. “It develops and strengthens your inner vision of keyboard spaces in relation to the dimensions of your gestures, and to the exactness of your judgment of your own body in space”. I personally adopted it and it worked wonders. I suggest it to my pupils, but wouldn’t swear on their adoption of this extraordinary method of practice.

    Another very interesting incident (for pianists and musicians in general) concerns Urtext editions. He was to play some Chopin Impromptus in the Chiavari recital and had forgotten the score. He asked for mine. It was the Henle Urtext edition that contains rather conspicuous differences from most of the other preceding 19th and early 20th century editions. He played certain passages for me over and over again, always asking, “Which do you reallyprefer?”. I was intimidated that he was asking my opinion, but I answered, and we finished by agreeing that our preferences did not fall on the Urtext edition!  He remarked, “You see, now it’s the fashion to take these first editions as gospel truth. They aren’t! The bottom line remains that, what really counts is your personal acquaintance with the entire production of a composer, your imagination and your good taste.”
    After the concert held in La Spezia, I saw he was using a battered and torn edition of the Well Tempered Clavichord.  Edition??...Mugellini!  He saw me looking at it, and with his usual innocent expression (that signified, “really, it’s true, believe me”) said, “ Do you know, it really has some extraordinary intuitions. Why don’t they use it more often?”

    Again, he had demolished, forever,another of my restrictive, academic prejudices!


    ON FIDELITY to the score and TRUTH

    When asked what the secret of his interpretations was, he often answered, “Maybe because I can read a score better.” He was totally convinced that his interpretations were the result of mere fidelity to the written score: that the truth of the composer emerged when, as an interpreter transparency became the rule.
    Especially in his case, I don’t agree. I can easily agree that subjectively, yes it is the rule: objectively, I believe it to be highly improbable, if not impossible to realize. I shall try to document my thought by quoting an interesting book: “To Say Man” by Marko Ivan Rupnic. (Ed-Lipa)

                      “…in our time it is neither interesting nor acceptable to speak of an absolute and only Truth, in so far as we are all subconsciously convinced that each and everyone of us possesses his own and that it is individual, intimate and unique. In fact one of the heritages of our époque is this newly acquired awareness of Truth as plurality. It is also true though, that roots of fundamentalism (the conviction that only one truth exists and that all should abide by it) are as widespread, if not even more. Again, others conceive Religion and Truth to be indissoluble, therefore they believe that those lacking religious creeds cannot possibly accede to The Real Truth. Actually, these are all comprehensible reactions to the historical moments we have lived and witnessed…”

    Rupnic continues by examining the numerous trends of thought of the predominant civilizations of the past. I am particularly intrigued and attracted by that of ancient Greece and feel it is obviously applicable to Artists in general; but in particular to the phenomenonRichter.

    “For the ancient Greeks, Truth includedall that was worthy of being collectively remembered.  It was that which was constantly present; it was something never really buried or forgotten; it was that which was not subject to fashion or customs and thereby capable of overriding the temporal element. It is this absence of the time element which permits one to rediscover it and to contemplate it repeatedly.

    Truth is therefore an “engraved eternal memory”, or a “perennial memorial”.
                     
                      On the other hand, Greek thought also established that “The Eternal” could exist only within the Olympus of the gods; that humans, destined to inhabit the “Kingdom of Shades”, were limited merely to the elaboration of opinions.
                      Subsequently the gods fathered the Muses who were meant to preside specifically over all artistic creation. It followed that the “earthlyTruth” of humans, under Their protection and guidance, could to a degree,(by means of inspirations, creations, and the ideas of philosophers, artists and poets), draw from the “divineTruth”. Humans, destined to a world of opinions, were thus allowed access to sudden illuminated glimpses of the Olympic “reign of Truth”, which, in even the best of cases, was composed of only fragments of the “whole”.

    The interpreter, in order to bring to life a work that without him would remain unheard and subsequently unknown, is in turn and in my opinion, if not a creator a re-creator. It follows that in the case of Richter, I really don’t believe that he was in the position to judge or to separate that which composed his individual, unique engraved (genetic) memory from a universally recognized memory as Truth.

    He was simply endowed by the Muses to be illuminated by, and to participate in  sudden glimpses of  the divine Truth. He wasn’t in the least conscious of it and attributed it to fidelity and good score-reading!!!

                      
    HIS BACH


    "My teacher,” he once confessed to me, “years ago told me that I didn’t know how to play Bach! So I just sat down and didn’t play anything else but Bach for almost one year.” We heard the result in a series of concerts that featured the performance of the 48 Preludes and Fugues of the Well Tempered Clavier one evening after the other. What a result it was!


    Years later he made another comeback after another absence from the concert platform in Florence, not only with a Bach recital, but hand-in-handwith Bach!  The impression was that of eavesdropping on a friendly chat between two old friends. During intermission I rushed backstage, literally walking on clouds. The Maestro was there next to Nina. Without even greeting them, I remember just embracing him and saying, “ Finally I understand! I think I know what you mean. His music is similar to visioning  the simultaneous existence of many small solar systems: if you are within, you perceive stillness; if you observe from without, everything is in motion.” They both smiled and suddenly Nina took a step backwards and with a large gesture of the arm, pointed towards me and said to the Maestro, “May I introduce Lidia?” I obviously had understood… and was surprised and extremely flattered by Nina’s words. It was followed by a hearty laugh. I returned to the auditorium and continued to assist to the pronouncement of an eternal Truth


    ******************


    I had suggested Santa Margherita for his next sojourn in Liguria. Unexpectedly a billboard with a recital program (all Bach) appeared in front of the Hotel Miramare; lodging that I had indicated. Intermission arrived together with Milena’s now usual request to go backstage. Again he poured onto me his total discontent with himself. This time the reason turned out to be (what he sustained had become) his overpowering incapacity to concentrate. Since I had not had the slightest inkling that such a incident had occurred, (it had been an incredibly transparent and precise performance!), I contradicted him. I don’t know whether he took my opinion into consideration or not, I know only that he went on to explain to me the basic difference between the French Suites (which he had just played)and the English and German Suites (Partitas). In the middle of this incredible disquisition (I was totally hypnotized by the novelty of his analysis!), my husband broke in, totally shattering the atmosphere. There was always a sort of theatrical and happy rapport between them, and this event lived up to the premises. My husband took his hands, kissed them and kneeled down in front of him. The Maestro threw back his head laughing, and quick as lightning pulled him up, and in turn kneeled before him!  This interruption was beneficial because it made me somehow put aside my anxiety and Richter returned to the stage forgetful of his previous discontent and donated us an unforgettable French Ouverture.


    With the “Eco” section, he once again gave us a “glimpse of the Truth as defined in the Olympus of the gods”.



    CHIAVARI, the TURNING POINT


    From the first phrases of the Mozart Sonata Iperceived that something had radically and definitely changed within my dear friend: only music is capable of transmitting such subtleties and hues of the soul. I kept hoping that it wasn’t true; maybe it was I who was misinterpreting. I intensely tried to transmit my plead to him: “ Please, don’t give up. We are in such dire need of your visions, of your message!

    Two Chopin Impromptus followed, but the atmosphere of a final withdrawal persisted. At intermission time, Milena approached me with a preoccupied expression and announced that the Maestro wanted to see me urgently. She informed me of Oleg Kagan’s last meeting with him in Imperia and that not much time was left for his friend. This communication strangely tranquillized me: there was now a tangible reason for his grimness, which could exclude a lasting and definite surrender.

    As soon as he saw me, he began to pour out the conviction that he also, would soon be struck by the same pathology as his friend. He always travelled with his previous medical history, so I made an appointment for the Monday morning with the most qualified professionals in the field (the next day he was to play in Savona), hoping in a clearing up of the situation. It was not to be.


    All that I had hoped happened the next day in the lovely theater of Savona. From the first notes that resounded (always a Mozart Sonata), we were all again mesmerized by the mere quality of his tone: let alone the music itself! How relieved I was. My relief was to be short-lived, because when I went backstage Nina had hurriedly arrived to take him back to Germany, where Richter’s personal doctor and friend lived. He had not been mistaken. For thy umpteenth time he underwent an operation. Fortunately it proved to be benign and we were to enjoy his revelations still for several years.


    I must confess a certain difficulty in putting order into some overlapping memories. The incident I would like to narrate took place in my dining room, where we seated one in front of the other. We were drinking a cup of Chinese tea when he suddenly looked at me as if I could somehow qualm his inner turbulence. “Why am I still alive?... I shouldn’t be…. I don’t want to be! … I’ve had a long, full life. I’ve done my best and feel that I have nothing more to say.”


    He was now putting it into words those sensations I had captured. This was now a reality, they were no longer mere subjective sensations. What could I say? I could only temporarily lend a helping hand out to my long-time friend: to a friend who had also personified an artistic ideal nurtured during my entire lifetime. “You will always reveal Truths unknown to the most”.Then, too touched to continue, I immediately tried to scale down and to minimize:“It’s such a splendid mild sunny day, you’ve had a marvelous walk – something that you’ve always enjoyed, and here we are still together able to exchange thoughts over a delightful cup of tea.” He didn’t answer, but smiled his usual melancholic smile, and we passed on to other topics.


    Yes, he did return amongst us, but in a totally different dimension. As always, it was with total moral integrity and spiritual courage. He was going his Wayinto regions of rarifiedatmospheres where the air was to thin for normal lungs. Of course, again he chose Bach.



    THE LAST CONCERT IN LIGURIA


    It was to be his last concert, but not his last stay in Liguria. It was held in La Spezia and included Bach in the first half and Brahms in the second. The program represented his personal extremes: luminous intellectual assertiveness and dark, mysterious introspection.

    The Bach was stereophonic. He was obviously producing this layered polyphony onstage but our perception of its provenance was multiple. He was occupying every corner of space in the hall! Furthermore, no strata was above a forte. Absolutely miraculous.


    In Brahms, the logic that governed the sweeping emotions and the total freedom of their structure was overwhelming. When I went backstage he was visibly serene and satisfied, but…. still a doubt emerged in him. He looked at me querulously and said, “Tell me the truth, was I too sentimental in Brahms?

    I was to meet him again, but it was the last time I heard him in concert.




    Prof. Lidia Baldecchi Arcuri

    from "I Concerti in Liguria"

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    "N e w   R e l e a s e s"                        (Novità Audio/Video)
    L     e          R     e     c     e     n     s     i     o     n    i
      
    Registrazioni audio e video di recente pubblicazione recensite dal blog
    A cura di Giorgio Ceccarelli Paxton

    Gennaio 2013 

    XVI


    Iniziamo il commento di queste ultime produzioni di cd di Sviatoslav Richter del 2012, come sempre, dai meno interessanti ai più significativi.

    URANIA WS 121.144 
    S.RICHTER PLAYS PROKOFIEV

    Ennesima uscita dell’etichetta Urania dedicata precipuamente a Prokofiev con in più alcuni Preludi di Rachmaninov. Ho già avuto modo di esprimere la mia perplessità nei confronti dei prodotti di questa casa discografica che spesso, anzi quasi sempre, coglie l’occasione di riprodurre esecuzioni ormai di “pubblico dominio” (in quanto effettuate più di 50 anni fa) mutuate (eufemismo) da altre etichette, con l’aggravante di libretti inesistenti e inclini a diversi errori dal punto di vista cronografico.

    Comunque i titoli dei brani di questo doppio cd (che, tra l’altro, non è economicissimo) si possono trovare nello scansionamento allegato con le seguenti avvertenze:

    - la Sonata nr.6 fu eseguita a Mosca il 6.10.1956 e si trova su Parnassus 96013/4.

    - la Sonata nr.7 fu eseguita a Mosca il 16.4.1958 e si trova su parnassus 96001/2

    - la Sonata nr.9 fu eseguita a Mosca il 9.9.1956 e si trova su Parnassus 96013/4

    - la Sonata nr.8 NON è di Londra gennaio 1961 come recita il libretto (non solo Richter non era a Londra in quel periodo ma nel gennaio 1961 non diede alcun concerto, quindi la data è completamente inventata), ma può essere - se è da Londra - datata 8.7.1961 (già uscita su BBC BBCL 4245-2); altrimenti (ed è più probabile) viene da Mosca 17.4.1961 (ed è già uscita su Revelation RV 10094).

    - i Preludi di Rachmaninov sono un’esecuzione in studio da Varsavia aprile 1959 e sono già usciti centinaia di volte su DG e affini.

    Che cosa c’entrino dei Preludi di Rachmaninov eseguiti in studio con delle Sonate di Prokofiev eseguite live è tutto da scoprire: sarebbe stato più logico completare il doppio cd (il secondo cd dura una quarantina di minuti) con altri pezzi di Prokofiev eseguiti live: il materiale da cui attingere non manca certo sul mercato, basta copiare senza rimorsi da altri cd esistenti.



    PRAGA PRODUCTIONS PRD/DSD 350069          
    RICHTER - ČAIKOVSKIJ

    In questa collezione un po’ astrusa della Praga production che si chiama “Praga Digitals Reminiscenses” di cui la serie “Richter edition” dovrebbe essere la punta di diamante continuano ad uscire dei “SACD” che con le registrazioni praghesi di Richter non c’entrano niente. E’ il caso di questo cd in cui si trovano due capolavori del compositore russo, forse i due più noti:

    -il Concerto nr. 1 in si bemolle minore op.23di cui si fornisce una data di esecuzione – 24.07.1958 a Leningrado – che è quella convenzionale della celeberrima registrazione in studio con Mravinskij. E tale deve essere anche in questo caso visto che nel luglio 1958 Richter non eseguì concerti dal vivo e nella registrazione non vi è traccia di pubblico. Quindi registrazione in studio che è già uscita su centinaia di etichette diverse (lp e cd) e di cui non si sentiva la necessità di una ennesima presenza.

    -la Sinfonia nr.6 in si minore op.74 “Patetica”, in una registrazione viennese del giugno 1956 (come riferito dalle note del libretto) sempre con Mravinskij alla guida dell’Orchestra Filarmonica di Leningrado.

    PRAGA PRODUCTIONS PRD/DSD 350067          
    RICHTER - SCHUBERT



    Questa volta ci troviamo alle prese con due Sonate importanti di Franz Schubert, che furono indubbiamente presenti nel repertorio richteriano ma eseguite raramente, probabilmente solo nella metà degli anni ‘50 (non ho controllato accuratamente, però). Che Richter sia un interprete magistrale di Schubert non lo si scopre certo oggi (lo scoprì già negli annni ’50 Glenn Gould che pure non apprezzava il compositore), ma che sia un primus inter inferiores mi sembra difficilmente contestabile, pur considerando l’ovvia soggettività di parte. Superato Schnabel (che pure ebbe i suoi grandi meriti nella riscoperta schubertiana), accantonato Brendel con le sue acide elucubrazioni incomprensibili, ma anche Schiff, con i suoi invidiosi (di Richter) deja vu viennesizzanti, Richter dà nuova vita al mondo schubertiano, meravigliosamente melodico, ma non solo, vigoroso e melanconico, forte e tenero, un mondo che sta alla pari, pur nella sostanziale diversità, con quello beethoveniano. Richter ne esalta la forza e la malinconia, la grazia e la profondità, in un modo che solo Radu Lupu (ed in misura forse ancora incompiuta Sokolov) riesce ad avvicinare.

    Tornando alle Sonate di questo cd troviamo la:


    -Sonata r.17 in Re Maggiore op.53 D 850nella esecuzione praghese del 14 giugno 1956 eseguita con maestrìa e leggerezza straordinarie. Questa esecuzione è reperibile anche su Praga PR 254031 e su Praga set CMX 356032.


    -Sonata nr.16 in la minore op.42 D 845, in cui il riferimento concertografico del libretto della Praga è impreciso e confusionario. Infatti dire “CDM 78726/7 copyright 1993 agreed by Sviatoslav Richter in Paris in 1993” significa niente, ai fini dell’identificazione del luogo/ data dell’esecuzione. 

    E allora vediamo di capirci qualcosa.

    Della Sonata nr.16 sono disponibili, a mia conoscenza, tre esecuzioni: due live (Mosca 31.10.1953 e Mosca 16.3.1955) e una in studio, a Mosca dei primi del 1957. mentre le prime due circolano solo tra i collezionisti come registrazioni amatoriali, quella in studio è uscita in vinile illo tempore, e poi in cd su molte etichette, tra cui Victor, Eurodisc, Urania, Regis, APR, Melodia ecc.

    La citazione CDM 78726/7 sopra riportata si riferiva senza dubbio ad un vecchio doppio lp Chant du Monde (con questo preciso numero di catalogo) che conteneva appunto quattro Sonate schubertiane (eseguite live a Tokyo nel 1979), ma NON conteneva la nr.16, che d’altronde non è mai entrata nel catalogo della casa editrice francese. E allora ? L’ “agreed by Sviatoslav Richter in Paris 1993” in sé e per sé non ha senso, se non ipotizzando che Richter, tramite il suo entourage, basato appunto a Parigi, abbia dato il suo consenso alla pubblicazione della Sonata. Ma di quale esecuzione? Richter non la eseguì a Parigi (né altrove) nel 1993, anno in cui eseguì di Schubert solo la “Wanderer”. L’unica traccia percorribile è data da una notazione in calce al libretto in cui si parla di “DSD mastering SACD from original analogic sources”. Se è così la Sonata nr.16 non può che provenire dalla registrazione in studio a Mosca del 1957 sopra menzionata.


    BRILLIANT CLASSICS CD 94399          
    S.RICHTER PLAYS BEETHOVEN



    Cofanetto con tre cd contenenti brani già usciti in precedenza sulla stessa etichetta.

    Nulla di nuovo, quindi, ma una semplice operazione commerciale che comunque può avere una sua validità per chi non avesse acquistato il precedente cofanetto (che comunque era un quintuplo anche con altri compositori), soprattutto considerato che questo triplo si trova intorno ai 10 euro (8 euro recentemente su Amazon.it)

    Per comodità espositiva riassumo i brani (tutti live da Mosca), le date e le referenze delle precedenti edizioni Brilliant.



    BRANO DATA                 già su

    Sonata nr.27 op.90 10.01.1965        Brilliant 92229
    Sonata nr.30 op.109 22.01.1972
    Sonata nr.31 op.110 10.10.1965
    Sonata nr.32 op.111 12.01.1975
    Sonata nr.04 op.7 12.01.1975
    Sonata nr.17 op.31/2 10.10.1965
    Sonata nr.18 op.31/3 10.10.1965
    Sonata nr.03 op.2/3 12.01.1975
    Sonata nr.28 op.101 10.10.1965
    Concerto nr.3 op.37 (K.Sanderling) 22.03.1952                             Brilliant 9199



    Da notare che alcune di queste opere in queste date di esecuzione sono state edite in precedenza anche da altre etichette.

    MOSCOW CONSERVATORY RECORDS SMC CD 0071-74



    Ecco finalmente un cofanetto contenente novità molto interessanti nella discografia richteriana tra cui alcuni brani praticamente mai usciti in precedenza.

    In questo quadruplo cofanetto (i cui brani sono visibili nello scansionamento delle copertine) troviamo i primi due cd con un vero e proprio tesoro: il concerto completo di Mosca 19 febbraio 1957, tutto dedicato a Schubert. Questo concerto è già una novità in se stesso, in quanto non circolante in precedenza nemmeno tra i collezionisti, ma contiene anche i Dodici Valses op.18 D 145, di rarissima esecuzione da parte di Richter e usciti in precedenza solo nell’esecuzione di Kiev del 15.4.1964 (presente sul benemerito cofanetto TNC H1471-2 con tutte registrazione di concerti dalla città ucraina, che tanta poca fortuna commerciale ha avuto); inoltre quattro Ecossaises D 734, e una suite di Landler D 366 più altri pezzi schubertiani, la Sonata D 845, la Wanderer, insomma una vera perla per gli amanti dello Schubert richteriano.

    Il terzo cd  - un tutto Beethoven - offre anch’esso delle novità importanti: tre novità assolute per quanto riguarda la data di registrazione, le Variazioni op.35 e la Sonata op.110 da Mosca 17.1.1951; la Sonata op.54 e la Sonata op.31 nr.2 da Mosca 8.1.1951. Da notare che la prima è erroneamente attribuita sul libretto al 17.1, però Richter non la eseguì in tale data ma appunto nove giorni prima, mentre la seconda è già disponibile sul Vista Vera VVCD 00244.

    Il contenuto del quarto cd è già disponibile su altre etichette: infatti il Concerto nr.20 K 466 di Mozart con Sanderling del 20.3.1951 era già uscito su Ankh vol.2 (etichetta credo ormai comunque di difficile reperimento) mentre il Terzo di Beethoven con Herman Abendroth da Mosca 25.10 1954 era già abbondantemente uscito su Andromeda ANDRCD 5026, Parnassus PACD 96013/4, Urania ecc.

    In ogni caso è senz’altro consigliabile l’acquisto di questo cofanetto perché contiene, come dicevo all’inizio, incisioni assolutamente rare e di difficile reperimento anche in futuro. Confezione lussuosa ed elegante, ottenuta con la sponsorizzazione di BP, a cui va una certa quantità del prodotto per azioni promozionali, mentre il resto viene immesso sul mercato per la vendita: questo mi fa pensare che la reperibilità di questa serie non sarà infinita, per cui chi fosse interessato farebbe bene a procurarsene al più presto una copia presso rivenditori russi, come per esempio il già più volte citato Rare Russian Records.

    Unica nota dolente, come sempre, il libretto: il ripetere che Richter non eseguì mai nulla di Stravinskij o di Webern non torna ad onore di una pubblicazione curata dal Conservatorio Čaikovskij di Mosca.

    Giorgio Ceccarelli-Paxton

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    20 Marzo 2013, Auguri Maestro
     
    Richter a Monte San Savino, Arezzo. 1968. Fonte Jurij Bochonoff
     
     
    La Musique

    Les Fleurs du mal, Charles Baudelaire

    La musique souvent me prend comme une mer !
    Vers ma pâle étoile,
    Sous un plafond de brume ou dans un vaste éther,
    Je mets à la voile;

    La poitrine en avant et les poumons gonflés
    Comme de la toile
    J'escalade le dos des flots amoncelés
    Que la nuit me voile ;

    Je sens vibrer en moi toutes les passions
    D'un vaisseau qui souffre ;
    Le bon vent, la tempête et ses convulsions

    Sur l'immense gouffre
    Me bercent. D'autres fois, calme plat, grand miroir
    De mon désespoir !

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  • 04/07/13--15:26: "New Releases" Aprile 2013
  • "N e w   R e l e a s e s"                        (Novità Audio/Video)
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    A cura di Giorgio Ceccarelli Paxton

    Aprile 2013 

    XVII



    ALTO ALC 1200 SCHUMANN – ČAIKOVSKIJ

    ALTO ALC 1175 RACHMANINOV

    Della nutrita serie di incisioni richteriane uscite nel primo trimestre del 2013 non tutte

    costituiscono novità interessanti. Anzi, la maggior parte di esse non aggiunge nulla di sostanziale alla sua discografia. Inizio proprio da queste ultime per passare a quelle via via più interessanti.

    Con questo ALTO ALC 1200 ci troviamo di fronte ad un disco inutile. Abbiamo infatti il Concerto in la minore op.54 di Schumann nella interpretazione in studio del 1959 con Witold Rowicki (e non con Stanislav Wislocki come scritto sulla back cover, mentre all’interno del libretto è riportato il nome esatto del direttore!) e il Concerto nr.1 in si minore di Ĉaikovskij con la direzione di Herbert von Karajan, sempre in studio nel 1962.
    Ambedue i brani derivano da incisioni Deutsche Grammophon uscite decine di volte con i più svariati numeri di catalogo.

    Anche l’ALTO ALC 1175 è sulla stessa falsariga del precedente, contenendo il Concerto nr.2 op.18 di Rachmaninov (Varsavia studio 1960 con la direzione di Stanislav Wislocki - questa volta è quello giusto!) e il Concerto nr.4 op.40 dello stesso autore inciso nel 1960 da Arturo Benedetti Michelangeli con Ettore Gracis.
    Il primo uscito centinaia di volte con la DG, il secondo per la EMI.

     
    MAJOR CLASSICS M2CD021:ČAIKOVSKIJ – RACHMANINOV - BRAHMS - LISZT

    Considerato quanto detto sopra penso sia superfluo esaminare nel dettaglio il contenuto di

    questo doppio cd, essendone sufficiente la visione nella back cover.
    Chi conosce Richter sa benissimo di cosa si tratta, chi non lo conosce e fosse capitato per caso su queste pagine, farà bene ad acquistare subito questo doppio cd reperibile online a circa 5 euro!
     

    REGIS RRC 1399
    HAYDN-BEETHOVEN-CHOPIN-DEBUSSY-PROKOFIEV


    Ancora un Regis con interpretazioni ampiamente uscite nei decenni precedenti su diverse etichette. Ma dobbiamo abituarci a questa situazione mano a mano che scadranno i diritti esecutivi sulle interpretazioni del Maestro (ricordo che dopo 50 anni dall’esecuzione, quest’ultima viene considerata “public domain” cioè dominio pubblico in quanto scade il copy-right dell’artista (75 anni per i compositori).
    In questo cd infatti troviamo 
     
    - BEETHOVEN Sonata nr.23 op.57 “Appassionata” nell’esecuzione live a New York, Carnegie Hall del 19.10.1960. 
     
    Questa proposta è interessante perché, a parte diverse uscite in vinile per la Columbia in contemporanea al concerto, l’unica incisione in cd si è avuta qualche anno fa per la DOREMI (DHR 7864-9). Fra l’altro è il complemento ad un altro Regis di cui tratto in seguito.

    Il resto del cd è meno interessante, in quanto si tratta di incisioni del 1961 in studio a Londra, uscite a suo tempo per la DG e successivamente ristampate decine di volte.
    In particolare:

    -HAYDN: Sonata nr. 44 (Urtext 32)
    - CHOPIN: Ballata nr.3 op.47
    - DEBUSSY: Preludes Livre I nr.2 “Voiles”Preludes Livre I nr.5 “Le vent dans le plain”
    - PROKOF’EV: Sonata nr.8 op.84

    Ovviamente tutte esecuzioni “classiche”, importanti, che fecero conoscere Richter al mondo intero in quanto contemporanee ai suoi concerti iniziali in Occidente. Necessarie in quanto tali nella discoteca di tutti gli appassionati del Maestro per cui concludo, come ho già scritto altre volte, che questo cd, reperibile e prezzo veramente basso sia nei negozi sia online, può essere un’ottima soluzione per chi ancora non ne fosse in possesso.

    REGIS RRC 1398 BEETHOVEN

    Questa volta (forse per la prima volta) la Regis mi soddisfa in pieno. Vi è infatti l’80 per cento del concerto che Richter diede alla Carnegie Hall di New York il 19 ottobre 1960 – primo concerto solistico negli Stati Uniti (il restante 20 per cento – cioè l’Appassionata di Beethoven sta nel Regis sopra recensito). In questo memorabile concerto (di cui Richter si dichiarò totalmente insoddisfatto, tanto da negare l’autorizzazione alla pubblicazione su disco, ma questa è un’altra storia) il Maestro eseguì cinque Sonate di Beethoven, di cui quattro sono presenti su questo cd: 

    - Sonata nr.3 op.2 nr.3
    - Sonata nr.9 op.14 nr.1
    - Sonata nr.12 op.26
    - Sonata nr.22 op.54


    PRAGA DIGITALS PRD/DSD 350065


    RICHTER EDITION – BEETHOVEN (VOLUME I)



    a)- Sonata nr.27 op.90 Praga 6 febbraio 1965
    b)- Sonata nr.28 op.101 Praga 18 maggio 1986
    c)- Sonata nr.29 op.106 Praga 2 giugno 1975

    PRAGA DIGITALS PRD/DSD 350066

    RICHTER EDITION – BEETHOVEN (VOLUME II)

    d)-Sonata nr.23 op.57 Praga 1 novembre 1959
    e)- Sonata nr.17 op.31 nr.2 Praga 6 febbraio 1965
    f)- Sonata nr.18 op.31 nr.3 Praga 6 febbraio 1965


    Continua per l’etichetta Praga, distribuita da Harmonia Mundi, l’edizione in “digitale ibrido” (cioè che può essere letto dai normali lettori), delle esecuzioni soprattutto - ma non necessariamente – praghesi di Richter.
    Era già uscito il volume III con la Sonata nr. 31 e le Diabelli (Praga PRD/DSD 350061) di cui avevamo già parlato tempo fa, ed ora escono altri due volumi i cui programmi sono evidenziati sopra.
    Non c’è molto da aggiungere a quanto già detto in passato su questa operazione, che vede le stesse incisioni commercializzate per la terza volta: operazione che ad un collezionista incallito può sembrare pleonastica, ma bisogna pur considerare che la prima edizione – in cd singoli – è ormai quasi completamente scomparsa dal mercato, mentre la seconda era contenuta in un cofanetto ormai introvabile.
    Apprezzabile quindi questo ulteriore sforzo per rendere disponibili queste straordinarie incisioni a chi non ebbe occasione di procurarsele ormai più di un decennio fa.
    Per chi invece già avesse le vecchie uscite e fosse interessato anche a queste nuove, tenga presente che a),b),c) erano già usciti su Praga 254022 e Praga Set CMX 356022, mentre d),e),f) erano disponibili su Praga 254021 e Praga Set CMX 356021.


    BULGARIAN RADIO BROADCASTING

    BRAHMS - ČAIKOVSKIJ – MOZART

    Iniziamo la rassegna delle novità nella discografia richteriana (novità nel senso di interpretazioni non ancora disponibili commercialmente al di fuori del circuito amatoriale vuoi per data/luogo di esecuzione vuoi per altri musicisti partecipanti) con alcune incisioni dalla distribuzione stranissima.
    Si tratta di tre concerti live effettuati a Sofia nel febbraio 1958, periodo dei famosi recital registrati dalla Philips che contribuirono a rendere celebre Richter in tutto il mondo.
    Più in particolare si tratta di tre concerti con l’Orchestra Filarmonica di Sofia diretta da Konstantin Iliev e precisamente:

    -BRAHMS Concerto nr.2 op.83 (21 o 22 febbraio 1958)
    - MOZART Concerto nr.20 K 466 (27 febbraio 1958)
    - ČAIKOVSKIJ Concerto nr.1 op.23 (28 febbraio 1958)

    Chi segue più da vicino le vicende richteriane sa che fino ad ora non era stata commercializzata alcuna interpretazione con Iliev, né tantomeno circolavano tra i collezionisti. Grande quindi la sorpresa e l’interesse per queste incisioni, uscite evidentemente dagli archivi della Radio Bulgara (…non si sa come e perché, o almeno non lo so io, e chissà quante altre meraviglie sono nascoste in polverosi scaffali degli ex-paesi che si chiamavano Oltrecortina… – ormai si è persa la speranza che la fantomatica e inesistente Fondazione Richter o coloro che a suo tempo erano più vicini affettivamente e lavorativamente al Maestro facciano qualcosa in merito).
    Ma la stranezza distributiva di questi cd deriva dal fatto che 
     
    a) sono vendibili solo su Amazon
    b) sono in .mp3 !
    c) sono vendibili solo negli USA

    In realtà erano in vendita su amazon.com fino a qualche settimana fa, ho cercato ultimamente per riportare il link a questo blog, ma non li ho trovati, forse sarebbe necessario cercarli con maggiore pazienza.*
    Al netto delle difficoltà di acquisto che sono superabili con pazienza e tenacia, l’analisi delle registrazioni, tutte di buon livello audio, ci dice che il Concerto di Čaikovskij non afferma nulla di nuovo rispetto ad esecuzioni con direttori del calibro di Mravinskij, Ancerl, Kondrashin. Più interessante il Secondo di Brahms, le cui profondità consentono ai diversi direttori espressività diversificate. Anch’esso è un “masterpiece” di Richter, che l’ha inciso con molteplici direttori (migliore resa senz’altro quella con Munch del 1960 – peccato non avere la registrazione italiana con Celibidache che deve stare nascosta in qualche archivio RAI, magari sotto diversa denominazione). La data di esecuzione potrebbe essere 20 o 21 febbraio visto che Richter eseguì questo concerto in ambedue le date.
    I tempi lunghi e cadenzati che Iliev si prende con Brahms e che sono comunque funzionali a questo autore, vanno bene anche per il drammatismo pre-romantico del Concerto K 466 in re minore di Mozart.
    Insomma un ottimo direttore (a mio modestissimo avviso) per un ottimo Richter quarantatreenne. Misteriosa l’operazione che ha portato la Radio bulgara a divulgare queste registrazioni con modalità talmente inusitate (vedi sopra).
    Comunque sono registrazioni che dovrebbero essere presenti nella discoteca di ogni amante di Richter.

    A puro titolo di cronaca enumero altri cd non contenenti incisioni nuove, ma commercializzati da Amazon in forma .mp3, e precisamente Prokof’ev
    Stravinsky - 'Movements' for Piano and Orchestra, Bartok - Piano Concerto No.2, Hindemith - Kammermusik No.2 - con Nikolayevskij,
    Schumann
    Dvorak

    Ripeto che non vi si trovano novità discografiche per cui si può anche soprassedere al loro acquisto.

    *: "L'informatissimo Davide Ciaccia (che ringrazio per la segnalazione) porta a conoscenza della disponibilità al download IN EUROPA dei suddetti concerti su amazon.fr e precisamente sui seguenti link: 


    BRAHMS
    MOZART
    CAJKOVSKIJ


    ORGANUM 110039.AL
    ČAIKOVSKIJ - LISZT

    Prima di tutto vanno i miei ringraziamenti a Ates Tanin, Davide Ciaccia e Hisao Kimura per la segnalazione e l’aiuto al reperimento di questo bootleg, difficilmente acquistabile se non in Giappone (ma difficile anche lì…).
    Strane però queste storie se si considera che le date di esecuzione superano i 50 anni e che quindi sono ormai in “public domain” (cioè di dominio pubblico), quindi non vi sono da pagare copyright a chicchessia e che quindi, con una accorta e doverosa politica di emersione di registrazioni nascoste o sommerse da parte di color che hanno amato Richter (e che potrebbero fare molto di più del nulla che fanno), potrebbero porgere l’arte del Maestro ad un numero vastissimo di persone.
    Invece queste ottime registrazioni escono ad opera di una misteriosa ed oscura etichetta che aveva già prodotto l’ORGANUM 110020.AL con il Secondo Concerto di Bartok (Ferencsik, Budapest 6.10.1958) e il Primo di Čaikovskij (Ivanov, Brno 25.5.1950).
    In questo nuovo ORGANUM 110039.AL troviamo
    • ČAIKOVSKIJ – Concerto nr.1 op.23
    • LISZT - Concerto nr.2 S 125
    • LISZT - Fantasia Ungherese S 123

    La novità assoluta è costituita dal Concerto di Ĉaikovskij nella esecuzione del 12 novembre 1954 a Cracovia (forse unica registrazione – cito a mente – esistente da questa città) con l’Orchestra Filarmonica di Cracovia diretta da Bogdan Wodicko. Questa registrazione era emersa anni fa tra i collezionisti e la scarsa distribuzione di questo cd fa ritenere che rimarrà confinata in questa cerchia, ma è un peccato perché la resa artistica è ottima anche se non raggiunge i vertici toccati con altri direttori, di cui ho fatto cenno in precedenza.
    I due brani di Liszt, invece, derivano dal concerto tenutosi a Budapest il 27 settembre 1961 (il numero 19 che vedete sulla cover è un refuso): in questa circostanza Richter, accompagnato dall’Orchestra Sinfonica Ungherese guidata da Janos Ferencsik, eseguì il Secondo Concerto di Liszt e, come bis(!), la Fantasia Ungherese.
    Fortunatamente tali registrazioni sono già uscite su INCD 707-1 (fuori catalogo), Music & Art 760 e 945 (ancora reperibili con difficoltà) e sul recente WHRA 6043 (ma la Fantasia anche su PHILIPS 422137-2), per cui non è necessario fare i salti mortali per poterle acquistare ed ascoltare ( e ne vale molto la pena).
    Peccato la difficoltà di reperibilità di questo cd soprattutto per Ĉaikovskij, che varrebbe la pena di sentire, anche se le registrazioni richteriane di questo Concerto con altri direttori certamente non mancano.



    ARCHIPEL ARPCD 0541 BEETHOVEN

    ARCHIPEL ARPCD 0542 BRAHMS

    Molto interessanti queste due uscite a cura (si fa per dire) dell’etichetta Archipel che si era fatta notare per alcune edizioni di interpretazioni richteriane già presenti sul mercato, ma anche e soprattutto per una colossale topica presa con l’ARCHIPEL ARPCD 0407 in cui si spacciava un Secondo Concerto di Brahms con la direzione di John Barbirolli nel 1958, laddove Richter non suonò mai con questo direttore (probabilmente il vero direttore era Georgescu).


    Questa volta invece si tratta di due esecuzioni italiane che coloro che erano abituati a seguire Richter diversi decenni fa ebbero la fortuna di registrare direttamente da Radio RAI nel 1962. In tal modo cominciarono a circolare tra gli appassionati e adesso vengono commercializzate a prezzo bassissimo senza royalties per l’artista o i suoi eredi (visto che sono da un anno in “dominio pubblico”). Meglio per noi appassionati, ma peggio per chi cura gli interessi dell’eredità artistica del Maestro. Cioè nessuno, perché la cura è esclusivamente per gli interessi economici degli eredi, anche se in questo caso nemmeno quelli. Voglio dire che sarebbe stato sufficiente contattare gli uffici preposti della RAI per farsi dare (penso dietro misurato compenso, considerando la situazione economica dell’azienda negli ultimi decenni) per avere la possibilità di produrre cd corredati da commento storico di valore nell’ambito di una più grande prospettiva di un’opera omnia del Maestro, che si declini in diversi rivoli, tra cui per esempio quello delle registrazioni italiane. Questo non è stato fatto per l’incuria e la negligenza di chi sarebbe invece preposto a custodire il patrimonio artistico di Richter. E così queste due esecuzioni escono per un’etichetta minore con un libretto accompagnatorio ignobile.
    Comunque esaminiamole più approfonditamente.
    Il primo cd presenta il Concerto per piano e orchestra nr.3 op.37 di Beethoven con la direzione d’orchestra di Antonio Pedrotti con la data (giusta) del 15 novembre 1962, ma citando la località sbagliata – Milano – invece di quella giusta – Roma. Anche l’Orchestra sinfonica della RAI non è di Milano, ma di Roma. Non male questa esecuzione con Pedrotti di quello che è stato un Concerto eseguito molto frequentemente da Richter con decine di direttori. Una ennesima stranezza di questa edizione è la ripetizione del Rondò finale come bis, laddove nella Concertografia del Maestro non è riportato questo bis. E’ forse un’aggiunta dei responsabili della Archipel ? E perché ? Forse perché altrimenti la durata del cd sarebbe stata troppo corta? Al momento non ho risposte.
    L’altro cd riporta l’esecuzione del Secondo Concerto op.83 di Brahms con l’Orchestra Sinfonica di Torino della RAI diretta da Mario Rossi. Questa volta è tutto giusto. Ribadisco l’aggettivo ignobile per ciò che riguarda il libretto di accompagnamento, che consiste solo nello scansionamento propostovi e nient’altro.
    Su questa registrazione riporto il giudizio di Richter in persona (trad. mia da “S.Richter – Notebooks and conversations – a cura di B.Monsaingeon – ediz. Faber & Faber 2001, pag.334): Brahms: terribile. Questa registrazione non avrebbe mai dovuto essere pubblicata. Tutto è orribile, l’orchestra, il direttore, il solista [cioè lui stesso!]. Si può al massimo ascoltarla una volta, non di più.”
    Ipse dixit, ma allora ascoltiamola almeno una volta e in effetti troviamo che Richter non avesse tutti i torti, dall’introduzione un po’ fuori tono del corno, alla stessa entrata del pianoforte, dove mi sembra ci siano un paio di note false ecc.ecc.
    In realtà questa pubblicazione non è una novità assoluta in quanto era già uscita su Stradivarius STR 10024-25-25 una ventina di anni fa (ed è a questo ascolto che si riferisce Richter), e certo non è che la migliore qualità audio degli Archipel rispetto alla precedente produzione migliori la situazione.
    Di certo Richter ha dato interpretazioni migliori del capolavoro brahmsiano; sta di fatto però che il basso prezzo di acquisto e la facilità di reperimento (Amazon, MDT ecc.) inducono a procurarsi il cd se non altro per curiosità, e per giudicare di persona.

    Sono in arrivo a fine aprile un nuovo Praga con un tutto Schumann ma nulla di nuovo per quanto riguarda le esecuzioni (che stranamente si trova, per lo meno al momento, solo su Amazon France), e un cofanetto ottuplo (?!) della russa Venezia con Sonate di Beethoven in esecuzioni che datano dal 1947 in poi. Vi faremo sapere.

    G.C.P

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    Incontro con Carlo Zecchi (Jerome Rose)

    da "Il mago del pianoforte"
    intervista esclusiva a Jerome Rose 
    di Frédéric Gaussin

    fonte: jejouedupiano.com

    C.Zecchi a Kharkov il 4 giugno 1967. J.Scherbinin
    Nella primavera del 1962, ho suonato il Concerto in do minore di Mozart a Firenze, una domenica sera, sotto la direzione di Carlo Zecchi (1903-1984), alla testa dell'Orchestra del Maggio Musicale. Alla vigilia, Sviatoslav Richter, era programmato da solo nella stessa sala (con lo stesso pianoforte!) , per un récital che comprendeva giustamente Mozart 1]. Naturalmente, sono andato ad ascoltarlo, con il rischio di paralizzarmi. Fino all'ultimo momento, l'ho visto provare, lavorare come un folle. Terminata la sua ripetizione, Richter passò buona parte della notte alla tastiera. E all'indomani, era al suo posto, di prima mattina.
    Quando arrivò il mio momento, quella domenica, Richter passò a salutare Carlo Zecchi nei camerini, giusto prima della nostra entrata in scena. Rimasi lì, piuttosto ansioso, sconvolto dagli eventi della vigilia, io che stavo per nascere, col mio Premio Busoni a tracolla, quando fui sorpreso dalla conversazione in tedesco tra i due Maestri.
    Zecchi, un immenso pianista che fu un discepolo di Ferruccio Busoni e di Arthur Schnabel, che aveva preso il posto di Ernö Dohnányi come partner di Enrico Mainardi, poi rinunciò alla tastiera per diventare direttore d'orchestra, disse a Richter così: 

    "Io vi ho ammirato ieri, e questo mi conforta, di vedervi ora qui con me, mio caro amico. Questo Concerto  è così puro, così bello, così difficile, e non l'ho diretto che una dozzina di volte, a malapena!".

    Lezioni indimenticabili, ricevute nello spazio di due giorni.
    Ma quelle sono lezioni di vita, prima di tutto.

    (Jerome Rose)


    1] 19 o 23 maggio 1962. Il 19maggio 1962 Richter suonò a Firenze per la prima volta: Handel, Hindemith e Prokofiev. Non vi è traccia di Mozart. Il primo Mozart che suonò a Firenze fu il 16.10.1966 con il Concerto nr.22 K 482 (poi con Muti nel 1971). La prima volta che suonò brani solistici di Mozart a Firenze fu il 24 febbraio 1968. Interessante la testimonianza, ma credo imprecisa nel ricordo (d'altronde sono passati 50 anni). Giorgio Ceccarelli-Paxton. Trad. Fr/Ita di C.G.
    Vedere anche "Stralci di recensioni, Italia 1962-1991"

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    Charles Rosen su Richter (in Schubert)

    - citazione -

    «L'avete mai visto suonare la Sonata in si bemolle di Schubert?» ha domandato una volta il pianista Charles Rosen. «Chiudeva il piano e faceva abbassare le luci, e in quel momento si aveva l'impressione di essere in non più di cinque ad ascoltarlo, riuniti in una stanzetta. E la suonava lentissima, il che dava un senso ancora maggiore d'intimità. Richter è stato il pianista più intelligente che io abbia mai conosciuto».

    da Storia naturale del pianoforte. Lo strumento, la musica, i musicisti daMozart al modern jazz, e oltre di Stuart Isacoff edito da EDT

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  • 05/02/13--15:00: Evgeny Svetlanov (citazione)
  • Scriabin, "Prometeo", Mosca Sala delle Colonne 1988
    Evgeni Svetlanov

    ..."Le più grandi tensioni accadono nelle due ore che precedono il concerto. Capisco molto bene Sviatoslav Richter, che suole presentarsi negli ultimi momenti e immediatamente si siede al pianoforte. La sua abitudine non è esattamente gradita agli organizzatori. Quante volte ha causato panico in sala! Nessuno sapeva se era arrivato o no il grande pianista ... Per dirla francamente, farei lo stesso, ma le circostanze me lo impediscono".


    Cit. da "Scherzo" Año V n.° 41 - ENERO-FEBRERO 1990 - Trad. CG. 
    ENTREVISTA "Svetlanov, recuperar la música olvidada" - Pável Lukiánchenko


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