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"Dialogo sensibile"

Il Blog per il centenario della nascita di Sviatoslav Richter



D i a l o g o sensibile
riflessioni


Quando nasce il tutto dal profondo dell'animo: il "volo" osservatore...

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di C.Grandis







In questo Centenario Richteriano azzarderei, con grande parzialità ed incompetenza, ad esprimere delle mie riflessioni sul fenomeno Richter, sulla sua MUSICA.

  • Richter, era davvero lo SPECCHIO fedele delle intenzioni (trascritte "nelle e tra le note") d'un compositore?
  •  Si. Le opere che mise in repertorio sono poderose, in tutta la storia del concertismo non ci sono molti che possono starci accanto (...peccato che non gli riuscì come voleva il Secondo Concerto di Prokof'ev: studiò moltissimi pezzi per poi rinunciarne la definitiva "messa in atto"). L'onestà nei confronti dell'opera ESEGUITA era impareggiabile, attraverso quello"stile applicato"che appartiene solo a chi possiede la piena maestria dello strumento, ma ancor più a chi coltiva una cultura che sia 'trasversale', nel suo caso io la definii olistica (non fui il solo, non avrebbe alcun valore la mia opinione, naturalmente). Ecco dunque un Richter che legge OLTRE e DENTRO l'opera, nell'ampiezza metastorico-stilistica, un Richter ancestrale nella sua anima slava, nella ECO irrinunciabile della sala, laddove si svolge quasi un rito messianico, un concerto che sarà non ripetibile. Capitava che per attimi fulminei, Richter cercava dei contatti visivi con qualche ascoltatore delle prime file, SGUARDI senza distrazione alcuna, egli percepiva con una sensibilità quasi d'un rettile la temperatura della sala, ma umilmente ricercava SOLO la musica. Molti mi hanno raccontato circa le sue generose "dediche specchiate", ragionevole il suo "suono per me stesso", incomprensibili quel solipsismo che certa critica ha attribuito a Richter, come da un altro lato le opinioni, che sono tali, di un Alfred Brendel che nel suo "Il velo dell'ordine" (Adelphi Ed. 2002, Conversazioni con Martin Meyer) scambia l'oggettività del geniale pianista ucraino per limitatezza di libertà, quasi che Richter fosse un lettore di pentagrammi, estremo nelle sue posizioni notarili, indietro agl'anni cinquanta etc. Io, purtroppo, non ho mai ascoltato Richter in sala, solo per un caso mancai ad un suo concerto a Padova nel 1991, il cui programma dedicato ad Oleg Kagan, interamente bachiano. Non sono affatto sordo, i dischi quasi tutti "live" mi danno un impressionante Richter che si addentra nell'opera e che svela scenari assolutamente inediti, sebbene quelle siano le stesse note di Brendel, appunto, del grande Arrau o quelle del grandissimo Radu Lupu. In certo momento in César Franck il color 'seppia' sembrava per Richter parte integrante, se non indispensabile, per la riuscita dell'esecuzione, importante quanto gli spazzi tra le note: quel miracolo così sconvolgente, quanto irriproducibile, diventava tono di un paesaggio, colore ma anche sogni d'infanzia, dame vestite di bianco! (leggete il libro di Jurij Borisov, le associazioni sono folgoranti!). Per chi era CON LUI, la geniale visione della sua MUSICA diventava (e diventa ancora!) TOTALIZZANTE: l'opera mediata dal suo genio avrebbe portato a delle "riflessioni speculari" sconvolgenti nell'ANIMA. L'onestà delle sue registrazioni dal vivo, ridanno miracolosamente senso a tutto quanto...C'è tutto. Basta saper ascoltare.

"Con pienezza di sensibilità": quella acuta osservazione di Maderna è applicabile a TUTTO RICHTER.



C.G.

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