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Egorov: "sono fuggito nel 1976"

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Jurij Aleksandrovič Egorov
"sono fuggito nel 1976"

Da un'intervista contenuta in "Great Contemporary Pianists Speak for Themselves" di Elyse Mach: pag.53

Sono fuggito nel '76 (dall'Unione Sovietica, durante "un'occasione" italiana, vedi nota) e non vi ho fatto più ritorno 1]. Mi piacerebbe tornarci per visitarla, ma la cosa si fermerebbe li. Me ne sono andato per le stesse ragioni di tutti gli altri artisti: non
si può suonare certa musica, non si possono leggere certi libri, non si può viaggiare liberamente; semplicemente, non si può rimanere un uomo, dire ciò che si vuole e ciò che si sente. Le restrizioni sono infinite, potremmo parlarne per ore. Credo che tutto sia iniziato immediatamente dopo la rivoluzione. Alcune persone cominciarono a riconsiderare la rivoluzione stravolgendola, a cambiare opinione. Cominciarono a temere il governo, il Partito Comunista, perché riprese il controllo su qualsiasi aspetto della vita di milioni di persone. Centinaia di migliaia di persone furono assassinate, nel 1937. Ora non si può fare satira politica, un esempio, né criticare in alcun modo il diktat del Partito. Questo interessa anche la musica che si può eseguire o meno. Non c'è nemmeno bisogno che ti dicano cosa puoi o non puoi suonare; lo sai da te. Per esempio, avevo imparato con (Jacov) Zak un pezzo della Gubajdulina, che non è membro dell'Unione dei Compositori russi. Per ciò subito, nessuno volle più ascoltare la sua musica, questo è il motivo. Lei stessa abbandonò la Russia per queste ragioni: la sua musica non veniva pubblicata, né suonata, riceveva molte critiche negative, e, ovviamente, lei non faceva parte del Partito Comunista.
E nonostante l'insistenza del Partito sulla presunta uguaglianza di trattamento per tutti, i fatti lo smentiscono. Richter, ad esempio, in Russia è considerato un Dio, ed è estremamente libero 2]. Può fare tutto ciò che vuole. Organizza un'esposizione d'arte contemporanea a casa sua, e tutti lo vengono a sapere. L'élite di Mosca va a visitarla. E nessuno osa alzare un dito per impedirglielo. E se volesse suonare della musica di Gubajdulina, non avrebbe nessun problema. Anche Gilels gode della stessa libertà. Può andare e venire dagli Stati Uniti o da qualunque altro posto voglia.
Ci sono moltissimi giovani artisti oggi, in Russia, bravi pianisti, bravi musicisti, ma è molto più difficile per loro guadagnarsi da vivere con i concerti. Gilels e Richter vivevano così bene in Russia che sono tornati. Poi, si ricordi di quello che dicevo sul repertorio. Se Richter vuole suonare Webern o Schönberg, la musica è sì decadente, ma è Richter che la suona. Ci sono sempre eccezioni alla regola.



1] Giorgio Ceccarelli Paxton: maggio 1976: in occasione di un concerto programmato a Brescia dove avrebbe dovuto sostituire Benedetti Michelangeli, chiese asilo politico in Italia e dopo un mese passato a Roma in condizioni disastrose, poté andare ad Amsterdam dove si stabilì definitivamente, incontrandovi in seguito quello che sarebbe diventato il suo compagno di vita. 2] Vera Gornostaeva: “With his back completely turned to politics, being always outside the regime, outside authority, he ingeniously shielded himself from it. When he decided something needed to be done, Slava did it. He had no fear before the regime. He simply stood with his back to it”


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